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Il segreto di una donna felice, 18 volte mamma

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Pixabay.com/Public Domain/ © Pezibear

Silvia Lucchetti - Aleteia - pubblicato il 08/06/16

Il racconto della vita quotidiana di una famiglia cattolica extralarge

“Come essere felici con 1, 2, 3… figli?” (Itaca Edizioni) è il libro di Rosa Pich-Aguilera Roca, soprannumeraria dell’Opus Dei, che racconta la sua esperienza di sposa e madre di diciotto figli, tre dei quali in Cielo. Quando si incontra una “plurimamma” come Rosa le prime domande che vengono in mente riguardano l’organizzazione domestica, la vita familiare, i pasti da preparare, la biancheria da lavare e stirare, la condivisione degli spazi. Quindici figli e due genitori sotto un tetto, oggi pare un’impresa impossibile… folle, eppure… si può essere felici, anzi, Rosa è felice proprio grazie alla sua famiglia ingombrante, rumorosa, extralarge. Felice di essere madre non di 1, 2, 3 ma… di 18 figli.

Nel testo racconta le storie di vita quotidiana della sua big family, aneddoti divertenti, momenti tragici, cruciali, toccanti, come la morte dei tre figli. Pagine che narrano con naturalezza di educazione, fede, responsabilità, talenti di ciascuno e impegno familiare.

Al momento i Postigo Pich sono la famiglia catalana con figli scolarizzati più numerosa di Spagna, e probabilmente d’Europa. La BBC li ha intervistati per il documentario The biggest family in the world, e la loro storia è stata ripetutamente oggetto di interesse da parte dei media nazionali e internazionali.

Scrive Monica Mondo nella prefazione al libro:

«Diciotto nati. Quindici che vivono, mangiano, studiano, si arrabbiano, pretendono, scoccia­no, piangono, si innamorano, si ammalano, sporcano, costano, tanti pensieri, fatiche, soldi… più tre in cielo: la primogenita, volata via a 22 anni, nel fiore della giovi­nezza, e due bambini morti piccini piccini, per una grave malformazione cardiaca. Ecco, la follia aumenta. Chiunque, dopo un’esperien­za così, avrebbe suggerito ai coniugi, o comandato: “Non abbiate più figli!”. Ma i due fanno spallucce dei consi­gli non richiesti e vanno avanti. Perché? Per vincere un guinness? Per sfida, alla morte, al mondo che non capisce e irride, per presunzione? Per soldi, per fama in tv e su qualche settimanale pop? O per amor di Dio, convinti che sia Lui a dare grazia, compiti e responsabilità a ciascu­no, insieme a sapienza, intelletto, forza e coraggio».


Così Rosa racconta com’è nata la sua famiglia:

«Io e mio marito abbiamo sempre avuto il desiderio di for­mare una famiglia numerosa. Ci siamo sposati giovani: lui aveva ventotto anni e io ventitré. Entrambi provenia­mo da famiglie numerose: quattordici figli nella sua, se­dici nella mia. Dopo il primo anno di matrimonio arrivò la nostra primogenita, ma ci separarono da lei a poche ore dalla nascita perché era nata con una grave cardiopatia e doveva essere trasferita in un ospedale tecnologicamente più avanzato. In quei primi giorni, i medici ci avvisarono che nostra figlia non avrebbe vissuto più di tre anni; gra­zie a Dio, con operazioni e pacemaker, ha vissuto fino ai ventidue. Il nostro secondo figlio, Javi, è morto a un anno e mezzo, sempre a causa di una disfunzione cardiaca. La nostra terza figlia, Montsita, è morta dopo appena dieci giorni di vita, perché era nata senza aorta. In poco meno di quattro mesi seppellimmo due dei nostri figli, vivendo nell’incertezza che anche la primogenita non potesse so­pravvivere: furono tempi difficili. I medici ci consigliarono di non avere altri figli. Se tutti quelli che avevamo avuto erano nati malati, anche i successivi sarebbero nati con gli stessi problemi. «Non fate più figli» fu il messaggio chiaro e diretto. Ma talvolta la scienza non azzecca le sue previsioni, per cui noi deci­demmo di andare avanti con il nostro progetto di costruire una famiglia numerosa. Nel letto matrimoniale non ci deve entrare nessuno. La decisione di una madre e di un padre di generare una nuova vita è una decisione esclusi­va dei due coniugi, e spetta solo a noi genitori affrontare questo argomento. Né la suocera, né tua madre, né l’a­mica, né la nonna, né la sorella, né il vicino, né lo Stato, né il ministro di turno possono decidere sul futuro della tua famiglia. Anche persone buone e sagge, che ci vole­vano molto bene, ci consigliarono di non avere più figli. Nonostante tutto, per noi era chiaro che nessuno poteva dirci ciò che dovevamo fare. Eravamo giovani e con un futuro davanti. Attualmente abbiamo quindici figli che VIVONO».

Una famiglia di diciassette persone necessita di una buona organizzazione e in questo Rosa è leader, perché come dice lei stessa e sottolinea il marito, le piace comandare. Ogni membro svolge dei compiti ben precisi in casa, in base all’età e alle proprie capacità. Fin da piccini i figli di Rosa hanno imparato a rifare il proprio letto, a lavarsi e vestirsi.A tavola ognuno serve la persona che ha accanto, e nella vita di tutti i giorni ogni fratellino (agnello) ha un fratello maggiore (pastorello) a cui chiedere aiuto nei compiti e nelle difficoltà della vita quotidiana. In questa maniera, sottolinea la super mamma, ciascuno sviluppa il senso di condivisione e altruismo necessario alla vita in famiglia e in generale, perché da soli non si va da nessuna parte.

Ma al di là di questa organizzazione che può apparire nella sua ferrea impostazione quasi “militarizzata”, qual è il vero segreto di Rosa che tanto attrae l’interesse e la curiosità di chi le sta intorno?

«Le mie amiche spesso mi chiedono: «Rosa, qual è il tuo segreto? Non sei normale, sicuramente ti inietti qual­cosa in vena. Ti conosciamo, sappiamo quanto hai da fare e ciò che hai passato nella vita… non è normale che tu sia sempre così di buonumore». I miei amici sanno che ho diciotto figli (…) «Rosa, ci puoi dire come fai? Per qualsiasi persona, il giorno ha ventiquattro ore, mentre il tuo sembra durare di più, hai tempo di fare più cose (…)». Volete sapere qual è il mio segreto? Cosa mi inietto in vena? Beh, devo dirvi che il mio segreto non è affatto co­stoso. È accessibile a tutte le tasche del pianeta, a chiun­que in qualsiasi situazione economica, perché è gratis – per un catalano, che ha le braccine corte, è importante che sia gratis –. È semplice: mi alzo presto e vado a messa ogni mattina. Poi cerco di restare mezz’ora davanti al San­tissimo esposto, ed è lì che raccolgo le forze e rifletto sulle possibili soluzioni ai problemi che mi si presenteranno durante la giornata, penso ai miei figli chiamandoli uno a uno per nome, meditando su come poterli aiutare a mi­gliorare, e a mio marito. Penso anche al lavoro che devo portare avanti quel giorno, alle riunioni da fare, ai clien­ti da visitare, alle e-mail da spedire. (…)Lì il Signore, mio Padre, mi dà le forze: io gli spiego i miei problemi, Lui mi consola e mi illumina su come agire durante la giornata».

L’autrice sfata anche lo stereotipo che vede una mamma cattolica e con tanti figli come lei trascurare se stessa e non preoccuparsi minimamente del suo aspetto fisico e del look.In un capitolo del libro ricorda suo padre, genitore di sedici figli, che le raccomandava di volersi bene e di non dimenticare la sua femminilità.

«Mio padre mi diceva anche: «Rosa, devi prenderti cura di te». Ma non capivo cosa volesse dirmi; io cercavo di combattere questa società edonista che ci spinge a guar­dare solo il nostro ombelico. «Sì, devi prenderti cura di te, perché certe persone, quando sapranno che hai tanti figli, ti guarderanno con la lente d’ingrandimento e non vorranno averne se ti vedono grassa, in disordine e poco attraente». La gente non vuole diventare grassa, e se avere figli comporta essere grassa… (…)sono follemente innamorata della vita e mi piace sorprendere mio marito indossando una collana con un fiore talmente grande che si vede a un chilometro. Mi piacciono i disegni a fantasia, belli grandi, esagerati, e gli abiti con tanto colore; non amo i colori pallidi e scuri, preferisco quelli vivaci e al­legri, denotano ottimismo: in un certo senso, indossare vestiti colorati è un modo per rallegrare la vita di chi ci sta vicino».

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