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L’ospedale, un’altra invenzione del Medioevo cattolico

© Archidiocese of San Antonio

Francesco Agnoli - Unione Cristiani Cattolici Razionali - pubblicato il 13/04/16

da La grande storia della carità, Cantagalli 2013

Tutti i popoli hanno una medicina: c’è la medicina indiana, la medicina cinese, la medicina africana…Si tratta, per lo più, di mescolanze tra credenze superstizione e magiche, visioni cosmologiche di vario tipo e conoscenze empiriche, nate da una qualche osservazione della realtà. ScriveMichelangelo Peláez: «Le pratiche mediche più antiche erano una mescolanza di interventi empirici, di cui si ignorava la reale causa della efficacia o inefficacia, e di magia, che attribuiva il motivo del dolore e della malattia a forze esterne misteriose, dominabili con procedure enigmatiche riservate ad alcuni membri della tribù i quali, dovutamente iniziati, godevano di speciali poteri curativi».

La medicina come la conosce l’Occidente, nasce nel mondo greco, con Ippocrate e la sua scuola, in intima connessione con la filosofia greca: il«rifiuto ippocratico di un intervento divino nel processo della malattia, e di conseguenza il rifiuto di ogni terapeutica magica mirante a calmare la collera divina, coesiste con il dichiarato rispetto della divinità. Il medico ippocratico sostituisce ad una giustizia divina, più o meno oscura, un ordine dell’universo, divino e naturale, che rende conto di tutte le malattie, compreso il male detto “sacro” (l’epilessia), considerato dai contemporanei più divino degli altri. In Ippocrate si osserva un adeguamento del divino al naturale, nel senso che il divino si manifesta nella regolarità stessa delle leggi naturali» (Pelàez). Il cristianesimo erediterà e porterà a compimento questa visione del mondo, sia in nome del Dio Logos, che ha creato un corpo che obbedisce, come l’universo, a leggi ben precise, sia grazie alla sua valorizzazione del singolo individuo (indipendentemente dalla sua origine o ricchezza), dell’amore e del dolore (che sono cifre proprie della tradizione cristiana e non presenti nella cultura greca). Così a salvare e rilanciare in Italia ed Europa il patrimonio antico della medicina greca saranno il monaco Cassiodoro e la sua scuola: di qui una tradizione continua di studi che ha prodotto, per esempio, l’anatomia, a partire dal Medioevo (Mondino de Liuzzi), e poi via via una sempre maggior comprensione della “macchina” del corpo umano.

Una cosa è la medicina, però, un’altra è l’ospedale: se la proprietà della medicina moderna, figlia di quella greca e di quella cristiana, è l’essere fondata sulla ricerca razionale e sulla riduzione degli scopi (il medico deve cercare di curare il corpo, senza però dimenticare che oltre ad esso, ed insieme ad esso, c’è l’anima), la novità più grande dell’apporto cristiano sta nell’istituzione di un luogo in cui poveri, malati, emarginati, pellegrini, orfani ecc. trovino assistenza e aiuto. In nome di Cristo, che era stato, secondo un modo di dire comune nel medioevo, infirmus et patiens (infermo e sofferente).

C’erano strutture ospedaliere in cui praticare la medicina nel mondo antico, pre-cristiano? No. In buona parte del mondo animista, ancora oggi, la cura è affidata allo stregone, che spesso, dietro un pagamento, offre pratiche magiche di allontanamento del malocchio o simili… Il malato, però, è di norma un maledetto: accade non di rado che molte patologie, come la lebbra, portino non alla cura, ma all’emarginazione, e alla cacciata dalla comunità. Nel mondo induista, l’idea stessa di ospedale non può affermarsi per una serie di credenze ostative: gli uomini non sono tutti “uguali” (esistenza delle caste); il corpo e la materia non sono realtà positive; il malato altro non fa che scontare, giustamente, le colpe delle vite precedenti (concetto di reincarnazione)… Così né l’Africa, né l’America, né l’Asia… hanno prodotto l’ospedale.

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chiesa cattolicamedioevoospedale
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