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Se la cupezza porta all’Inferno, l’umorismo ci porta in Paradiso?

Dean Drobot/Shutterstock

Lucandrea Massaro - Aleteia - pubblicato il 14/03/16

“Le Nuove Lettere di Berliche” rischia non solo di educare ma anche di far riflettere sorridendo

È da poco nelle librerie un libricino spassoso che ci sentiamo di consigliare: “Le Nuove Lettere di Berliche” di Emiliano Fumaneri (Berica Editrice), non solo perché il sorriso è un’arma contro la malinconia, ma perché il giovamento spirituale che ne potrete trarre sarà pari alla quantità di umorismo che riuscirete a introiettare nelle vostre vite. Sì perché l’umorismo, che è cosa diversa dal sarcasmo, è una potente medicina contro la superbia. Saper ridere di se stessi ci mette nella giusta disposizione d’animo per comprendere errori e mancanze, in pratica l’umorismo è l’anticamera della conversione…

Un passo indietro prima di parlarvi del libro, è necessario prima di tutto spiegare perché le “nuove” lettere di Berlicche. Quali sono le vecchie? E chi, anzi che, diavolo è Berlicche?

Le lettere di Berlicche (titolo originale The Screwtape Letters), pubblicato a Londra nel 1942 dallo scrittore Clive Staples Lewis, ma originariamente apparso sulle pagine del quotidiano The Guardian, è un racconto satirico in forma epistolare in cui un diavolo anziano, “sua potente Abissale Sublimità il Sottosegretario Berlicche”, istruisce suo nipote Malacoda, un giovane diavolo apprendista tentatore. Noi non vediamo le lettere di Malacoda a Berlicche, ma il loro contenuto può essere dedotto dalle risposte di Berlicche, il quale consiglia Malacoda su come assicurare la dannazione dell’anima di un giovane essere umano a lui assegnato, indicato come il “paziente”, di fronte al Nemico (Dio) (Wikipedia).

Tuttavia come spiega l’epigono di Lewis nell’introduzione al volume:

Il romanzo di Lewis è un’allegoria apologetica che nulla concede all’estetismo torbido di certa letteratura moderna le nuove lettere di berlicche sul demoniaco. Il racconto, volutamente ironico, va chiaramente letto in chiave antifrastica, ribaltando cioè il punto di vista del narratore (Berlicche). Gli insegnamenti del vecchio diavolo sono presentati ai lettori non perché li assimilino o li facciano propri, ma affinché li rigettino.Il lettore è sollecitato piuttosto ad appassionarsi alle ragioni del bene, ricavabili in via indiretta dalla finzione narrativa (Introduzione, pagine 5-6) [grassetto nostro, ndr].

Nato sulle colonne del blog di Costanza Miriano con lo pseudonimo di Andreas Hofer, Fumaneri ha poi raccolto e collazionato le sue “lettere” traendo così il libro di cui parliamo. Lo stesso Fumaneri rispondendo alle domande del sito “Campari e de Maistre” spiega il senso di questo libro:

Leggendolo, mi è parso soprattutto un libro utile per la battaglia spirituale…
Sì, il libro è il frutto di letture (cito solo “L’Oscuro Signore” di don Pietro Cantoni, “La fede dei demoni” di Fabrice Hadjadj, le “35 prove che il Diavolo esiste” di André Frossard, il penetrante opuscolo dell’allora cardinale Bergoglio su “Guarire dalla corruzione”, e altri ancora) ma si avvale anche, forse soprattutto, di una esperienza interiore che non esiterei a definire una vera e propria battaglia spirituale. Nel mio caso la tentazione più viva è forse quella sottilissima seduzione che Hadjadj chiama la fede dei demoni, una
fede sconnessa dalla carità che si riduce a dottrina, a sapere, a possesso intellettuale. Una simile fede però ha un inconveniente: è una fede centrata sul proprio “io”, che non fa credito a Dio, una fede senza comunione. Di fatto è indistinguibile dalla fede dei demoni che, come dice san Giacomo nella sua lettera, “credono e tremano”. In queste Nuove lettere di Berlicche ho cercato di mettere su carta le tentazioni che a parer mio più affliggono il nostro mondo.Chi sono i Berlicche, oggi?
Il vangelo di Giovanni (8, 44) bolla il demonio come «menzognero e padre della menzogna». Aleksandr Solženicyn, il grande dissidente russo, usava descrivere l’apparato di potere sovietico come un sistema della «menzogna organizzata», una tirannide di tipo nuovo che non si contenta più di controllare i corpi ma esige «una completa resa dell’anima, una partecipazione attiva e assidua alla generale MENZOGNA ormai evidente agli occhi di ognuno». Il totalitarismo, che si alimenta prima di tutto della corruzione dell’anima, porta all’asservimento spirituale.

Oggi, è sotto gli occhi di tutti, si sta costituendo un nuovo sistema della menzogna organizzata. È un sistema di corruzione più raffinato dei totalitarismi novecenteschi: un totalitarismo 2.0, una tirannia confidenziale, dal volto umano, che si fascia con vesti ludiche e amabili (si pensi solo alla retorica dei “nuovi diritti”). Nuovi “Berlicche”, cioè i cattivi maestri di oggi, possono essere considerati tutti coloro che prestano la propria opera per consolidare e perpetuare questo nuovo sistema della menzogna organizzata. Si potrebbe dire che siamo di fronte a un Berlicche Collettivo impegnato a trasformare la società in una gigantesca “struttura di peccato”.

Qui un assaggio delle lettere:

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Tags:
berliccheclive staples lewisrecensioni di libritentazioneumorismo
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