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Il Cardinal Pell ammette: “La Chiesa ha commesso errori tremendi”

© OSSERVATORE ROMANO / AFP PHOTO
CITE DU VATICAN, Vatican City : This handout picture released by the Vatican Press Office taken on February 28, 2013 shows Australian cardinal George Pell. AFP PHOTO/OSSERVATORE ROMANO RESTRICTED TO EDITORIAL USE - MANDATORY CREDIT “AFP PHOTO/OSSERVATORE ROMANO"
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Raggiunto dalla commissione d'inchiesta australiana sugli abusi del clero il superministro dell'economia vaticana fa alcune dichiarazioni

Il caso o la Provvidenza divina ha voluto che più o meno nello stesso orario in cui il Cardinal George Pell deponeva – in videoconferenza da Roma – di fronte alla Commissione reale sulle Risposte istituzionali agli Abusi sessuali sui Minori in Australia, a Los Angeles venisse premiato il film che ha scoperchiato questo vaso di Pandora: “Spotlight”. In un certo senso il cerchio si è chiuso, il film non va annoverato nel genere “fiction”, ma quasi in quello della docu-fiction, perché l’inchiesta del Boston Globe che travolse l’arcivescovo di Boston, il Cardinale Bernard Law, è vera. Ma torniamo all’attualità.

LEGGI ANCHE: Le 5 mosse di Papa Francesco contro la pedofilia

 

ABUSI NASCOSTI IN AUSTRALIA?

Secondo il Cardinal Pell, la Chiesa in Australia:

«ha commesso enormi errori, ma sta lavorando per rimediare. Ha causato gravi danni in molti luoghi, ha deluso i fedeli». Lo ha ammesso il cardinale George Pell, già arcivescovo di Melbourne e poi di Sydney e ora prefetto degli Affari economici del Vaticano, testimoniando in videoconferenza dall’Hotel Quirinale a Roma davanti alla Commissione d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali a minori negli anni 1970 e 1980. «Non sono qui a difendere l’indifendibile», ha aggiunto. In quei giorni la Chiesa era «fortemente propensa» ad accettare smentite degli abusi da parte di chi ne era accusato. L’istinto allora era più di «proteggere dalla vergogna l’istituzione, la comunità della Chiesa», ha detto fra l’altro il prelato, che ha tuttavia negato di aver avuto alcuna conoscenza delle malefatte dei preti pedofili che operavano nella diocesi di Ballarat in cui era viceparroco e assistente al vescovo Ronald Mulkearns. La prima di tre o quattro udienze, in collegamento con la Commissione in seduta a Ballarat presso Melbourne, si è conclusa oggi alle 12 ora australiana (le 2 in Italia). La testimonianza del prelato, interrogato puntigliosamente dal legale della commissione Gail Furness, riprenderà domattina in Australia (alle 22 ora italiana) (Corriere della Sera, 28 febbraio).

Fino a questo momento, dalla vicenda australiana è emersa una situazione molto simile a quelle di altri paesi, in primis gli Stati Uniti dove preti molestatori invece di essere fermati e processati venivano trasferiti periodicamente di parrocchia in parrocchia e le vittime venivano invitate o a non accusare pubblicamente o semplicemente non credute per evitare che il buon nome della Chiesa venisse minacciato.

L’AUDIZIONE DEL CARDINALE

Durante questa prima audizione le domande dell’avvocato della commissione, Gail Furness, si sono concentrate principalmente sulla rete di conoscenze del cardinale: quali persone erano vicine a lui nelle diocesi di Ballarat e Melbourne, in che misura era a conoscenza degli abusi avvenuti e da quanto tempo. La commissione ha chiesto conto in particolare di alcuni casi specifici: di monsignor John Day e poi del caso più famoso di padre Gerald Ridsdale, oggi rinchiuso in prigione.

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