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I 5 “difetti” di Gesù che rendono il suo amore assolutamente perfetto

James Butler
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di Luisa Restrepo

San Giovanni Paolo II ci diceva: “È lungo i sentieri dell’esistenza quotidiana che potete incontrare il Signore! (…) Questa è la fondamentale dimensione dell’incontro: non si ha a che fare con qualcosa, ma con Qualcuno, con «il Vivente»”.

Alcuni incontrano Gesù nella croce di ogni giorno, o tra le gioie, le amicizie… Altri, come il cardinale François-Xavier Nguyen Van Thuan (un vescovo vietnamita che è stato incarcerato sotto il regime comunista del suo Paese per 13 anni), incontrano Gesù nella prigionia, in mezzo all’oscurità. In prigione quest’uomo sperimentò un’esistenza quotidiana piena di solitudine, ma è lì che trattò quel “Qualcuno” con più forza e realismo. Mi piace e mi accompagna quotidianamente uno dei suoi pensieri più belli: “Tutti i prigionieri, incluso io stesso, aspettano ogni minuto la liberazione. Ma poi ho deciso: ‘Io non aspetterò. Vivo il momento presente, colmandolo di amore’”. È quello che ha fatto questo grande vescovo, e per questo ha ricevuto la visita del Signore.

Come frutto di questo profondo incontro, il cardinale Van Thuan ha scritto molti libri, uno dei quali intitolato “Testimoni della speranza”, in cui ha raccolto in forma geniale quelli che ha definito i “5 difetti di Gesù”. Ve li lasciamo come materiale straordinario per il vostro apostolato.

Primo difetto: Gesù non ha una buona memoria

© Stock snap.io

Sulla croce, durante la sua agonia, Gesù ha sentito la voce del ladrone che era crocifisso alla sua destra: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno” (Lc 23, 42). Se fossi stata io, gli avrei risposto: “Non ti dimenticherò, ma i tuoi crimini devono essere espiati con almeno 20 anni di Purgatorio”. Gesù però gli ha risposto: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso” (Lc 23, 43). Dimentica tutti i peccati di quell’uomo. Qualcosa di analogo accade con la peccatrice che ha versato il profumo sui suoi piedi: Gesù non le chiede nulla sul suo passato scandaloso, ma dice semplicemente: “Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato” (Lc 7, 47).

La parabola del figliol prodigo ci racconta che questi, tornando alla casa paterna, prepara nel suo cuore quello che dirà: “Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni” (Lc 15, 18-19). Quando però il padre lo vede arrivare da lontano, ha già dimenticato tutto; gli corre incontro, lo abbraccia, non gli lascia il tempo di pronunciare il suo discorso e dice ai servi sconcertati: “Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato” (Lc 15, 22-24).

Gesù non ha una memoria come la mia; non solo perdona, e perdona tutti, ma dimentica anche di aver perdonato.

Secondo difetto: Gesù non conosce la matematica

© Pixabay.com

Se Gesù avesse sostenuto un esame di matematica, forse sarebbe stato bocciato. Lo dimostra la parabola della pecora smarrita. Un pastore aveva cento pecore. Una di queste si perde, e lui va immediatamente a cercarla lasciando le altre novantanove nell’ovile. Quando la trova, se la prende sulle spalle (cfr. Lc 15, 47). Per Gesù, uno equivale a novantanove, e forse anche di più! Chi lo accetterebbe? Ma la sua misericordia si estende di generazione in generazione…

Quando si tratta di salvare una pecorella smarrita, Gesù non si lascia scoraggiare da alcun rischio, da alcuno sforzo. Contempliamo le sue azioni piene di compassione quando si siede vicino al pozzo di Giacobbe e parla con la samaritana, o quando vuole fermarsi a casa di Zaccheo. Che semplicità senza calcoli, che amore per i peccatori!

Terzo difetto: Gesù non conosce la logica

© Patrick Dockens/Flickr

Una donna che ha dieci dracme ne perde una, e allora accende la lampada per cercarla. Quando la trova, chiama le vicine e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta” (Lc 15, 9). È davvero illogico scomodare le sue amiche solo per una dracma, e poi fare una festa per il suo ritrovamento! Invitando le sue amiche spende ben più di una dracma! Neanche dieci dracme sarebbero sufficienti a coprire le spese…

Qui possiamo dire davvero, con le parole di Pascal, che “il cuore ha ragioni che la ragione non conosce”. Come conclusione di quella parabola, Gesù svela la strana logica del suo cuore: “Così, vi dico, c’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte” (Lc 15, 10).

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