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Confessioni di una spia dell’ISIS

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Roberta Sciamplicotti - Aleteia - pubblicato il 17/11/15

Un ex membro dello Stato Islamico rivela ciò che sa del gruppo terroristico che sta mettendo a ferro e fuoco il mondo

Si parla tanto dell’ISIS, ma si sa relativamente poco dei suoi membri. Un uomo che afferma di essere stato un membro dei servizi di sicurezza del cosiddetto Stato Islamico è però uscito allo scoperto per rivelarne alcuni aspetti.

Quello che chiameremo Abu Khaled, siriano, si è unito all’autoproclamato Stato Islamico, ha servito nel suo dipartimento di sicurezza, l’Amn al-Dawla – l’equivalente dell’FBI statunitense – ed ha addestrato jihadisti e combattenti stranieri, tra cui un paio di francesi. Dopo settimane di discussione su Skype e Whatsapp, si è detto disposto a parlare.

Dice di aver lasciato l’ISIS come disertore, il che lo rende un morto che cammina, ma non ha voluto abbandonare la Siria. Un giornalista del The Daily Beast lo ha incontrato varie volte nelle zone di guerra della Siria prima della nascita dell’ISIS. Lo ha conosciuto nei primi tempi della rivoluzione siriana, prima che Abu Khaled si unisse al gruppo terroristico che dopo aver messo a ferro e fuoco il Medio Oriente ora minaccia l’Occidente.

Abu Khaled e il giornalista si sono incontrati alla fine di ottobre a Istanbul, e per tre lunghi giorni il siriano ha parlato di tutto quello che sa, fumando una sigaretta dopo l’altra.

“Sono musulmano, ma non aderisco alla Sharia e non sono molto religioso”, ha detto all’inizio della conversazione. “Un giorno mi sono guardato allo specchio. Avevo la barba lunga. Non mi sono riconosciuto” (The Daily Beast, 16 novembre).

Abu Khaled non è un giovane fanatico che aspira al martirio, ma un uomo di mezza età ben istruito e che parla diverse lingue lingue, cosa che l’ha reso molto utile all’ISIS, come l’aver ricevuto in passato un addestramento militare.

Si è unito all’ISIS il 19 ottobre 2014, circa un mese dopo che la coalizione guidata dagli Stati Uniti aveva esteso la sua campagna di bombardamenti aerei a Raqqa, nella provincia orientale in cui il gruppo islamista ha la sua “capitale”. Si è sentito costretto ad aderire perché credeva che l’America fosse complice in una cospirazione globale guidata da Iran e Russia per mantenere Bashar al-Assad al potere.

Come spiegarsi altrimenti che gli Stati Uniti avessero ingaggiato una guerra solo contro i sunniti, senza toccare il regime guidato dagli alawiti e colpevole di massacri di massa con quasi ogni mezzo e le sue milizie sciite iraniane?

Abu Khaled era anche curioso. “Ci sono andato praticamente come in un’avventura”, ha detto. “Volevo vedere che persone c’erano. Non me ne pento. Volevo conoscerli. Ora sono i miei nemici – e li conosco molto bene”.

L’ingresso nel tunnel

La sua adesione all’ISIS è stata organizzata minuziosamente. Si è avvicinato a un checkpoint nella città al confine turco-siriano di Tal Abyad quando era nelle mani dell’ISIS. “Mi hanno chiesto: ‘Dove vai?’ Io ho risposto: ‘Raqqa’. Mi hanno chiesto perché. Ho detto loro che volevo unirmi all’ISIS. Hanno controllato i miei bagagli”.

Una volta a Raqqa è andato all’“ambasciata di Homs”, il nome per l’edificio amministrativo dell’ISIS dove tutti i siriani dovevano iscriversi. Ci ha trascorso due giorni, venendo poi trasferito al “Dipartimento per l’Amministrazione di Confine”. Il tutto nella sua città, che l’ISIS gli ha detto che non esisteva più.

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Tags:
isisterrorismo
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