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Expo un successo pieno di contraddizioni

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Milioni di visitatori ma per la Chiesa l'opzione preferenziale va ai poveri...

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Sembra che sabato 10 ottobre ci sia stato il più elevato numero di accessi all’Expo di Milano, oltre 272 mila visitatori. Onestamente ci sembra una cosa credibile, dato che eravamo lì e che le code per i padiglioni più gettonati erano anche di quattro ore.

Ingresso EXPO 1
Lucandrea Massaro / Aleteia
Ingresso Expo 2
Lucandrea Massaro / Aleteia

E un po’ di fila l’ho fatta anche andando a visitare il padiglione della Santa Sede dal titolo che è profezia “Non di solo pane”, che è una scelta azzeccatissima che ci ricorda come la Chiesa sia contemporaneamente quella “madre” che si prodiga per darci il pane e insieme ci spieghi perché questo non sia la cosa più importante di tutte e che la nostra dignità venga dal nostro essere “figli” di Dio-Padre. Poche immagini e un tavolo animato per sperimentare la convivialità che solo a tavola si sperimenta davvero, quando spegne la tv, si parla, ci si confronta, si spezza il pane insieme, in un continuo rimando. Un Dio che durante i quaranta giorni del deserto ammonisce Satana tentatore “Non di solo pane vive l’uomo…ma di ogni parola che viene da Dio!” che letteralmente lo voleva prendere per la gola, ma che non resiste e con compassione (soffrendo con…) non esita a moltiplicare pane, pesci, vino perché la fame venga scacciata, e con essa la tristezza. E’ pieno di riferimenti al mangiare la Bibbia, libro che di umanità ne sa parecchio, ma il cibarsi è sempre rimando ad altro, anzi ad Altro.

 

Visto insieme al piccolo padiglione della Caritas, quello della Santa Sede assume il suo significato pienamente: non di solo pane, ma di amore, condivisione eppure con tutti i progetti di assistenza ai più poveri che la Caritas compie giornalmente in Italia e nel mondo. Una stima? 90 milioni di persone sfamate nel mondo da Caritas dal 1 maggio (apertura dell’Expo) al 31 ottobre (data di chiusura).

 

L’evento dell’Expo è quindi un successo per il Paese, ed è un bene, ma è anche un coacervo di grandi contraddizioni, e in questo senso è assolutamente fedele nel suo “racconto” del mondo alimentare. Tra un padiglione e l’altro si possono vedere paesi “grandi” e “piccoli” rappresentati o nello sfarzo di strutture architettoniche e offerte sceniche spettacolari oppure nella loro modestia di mezzi e di installazioni. Ma oltre ai paesi – principali attori di questo Expo – ci sono importanti multinazionali del cibo come McDonalds e Coca Cola, accanto a padiglioni sulla biodiversità o a quello di Slow Food. Questa presenza “alla pari” è da un lato molto realistica, esistono entrambi, dall’altra molto incoerente. “Nutrire il pianeta. Energia per la vita” è uno slogan molto impegnativo, ma nutrire non è solo “mangiare”, ma è anche mangiare in modo sano, è anche ricostruire un rapporto sano col Creato, è anche un insieme di saperi. Cultura e coltivare hanno etimi simili e mai come in questo caso sarebbe stato opportuno fare una scelta di campo perché sapendo come si produce, come si consuma e soprattutto quanto si spreca ci fa dire che o il mercato è orientato al benessere di tutti oppure è una trappola che affama tutti…

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