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Due cuori, due anelli e poi una compagnia

Il blog di Costanza Miriano - pubblicato il 02/10/15

Del Matrimonio, come sai, ministri sono moglie e marito. Questo significa che non sono i protagonisti: Cristo compie l’azione e sostiene la parte principale. Ministri, ma non solo: essi conferiscono anche la materia al Sacramento; infatti, il vincolo che li unisce, prende forma dalle parole che esprimono il consenso, quelle che essi pronunciano difronte ai testimoni; ed è evidente che, pur essendo opera di Cristo, ciò mette in gioco tutta la persona degli sposi. Ministri, dunque, che, però, danno anche materia e forma al Sacramento. Come vedi è roba che si vede e che si sente, si tocca: nulla di astratto, tutto molto concreto. E, per quanto qui c’interessa, considera che la concretezza vera non riduce la realtà alla sua fetta meno rappresentativa, ciò che è materiale, ma tiene conto in modo eminente della sua porzione più rilevante: lo spirito. Arrestarsi a quello che è materiale, questa sarebbe una vera astrazione: ricorda quando ti ho esortato a riconoscere come la realtà non sia solo quello che si vede. Poca teoria, quindi, e molta pratica. E cosa c’è di più pratico, di più generatore di fatti, dell’amore che unisce Cristo e la Sua Chiesa? Ne parliamo tra poco.

Intanto, metti una sera in birreria con due tuoi amici, fidanzata e fidanzato, che si amano per davvero, di un amore completo, cioè umano: non solo corpo e sentimento, ma volontà e ragione, anima e cuore. E qui non importa che siano o no credenti. Davanti a un boccale di rossa, tra un sorso e l’altro, provocatoriamente, domandi se uno dei due si augura che il loro amore finisca; e poi chi dei due non vede l’ora che l’altro lo tradisca o di tradire l’altro; e, dopo un’ultima boccata di birra: se desiderano essere sterili. Come credi ti rispondano? Prima penserebbero che tu stia scherzando; poi che non regga più quel poco di alcol. Ma, davanti a una tua convinta insistenza nel chiedere, finirebbero per prenderti per matto; o per menagramo. Avviando la serata a una precoce conclusione.

Perché il desiderio di un amore indissolubile, fedele e fecondo è inscritto nella carne e nella mente di ogni donna e uomo, che non siano stati feriti o alienati dalla natura o dal vizio, dal potere o dalla vita. Indissolubilità, fedeltà e fecondità corrispondono a quanto il cuore desidera e, se fossimo davvero liberi, non avremmo difficoltà a vivere fino in fondo questa aspirazione. Siccome, invece, la libertà è quotidiana conquista, tale diventa anche quanto di buono, di bello, di vero e di giusto il cuore brama. Per fortuna la Trinità, che ha pietà di tutte le umane fatiche, anche di quelle necessarie a vivere un amore sponsale che sia all’altezza di ciò che la natura dell’uomo esige, ha redento questo amore, riconducendolo al Suo originario disegno; un progetto che, riguardando Cristo prima di Adamo, addirittura supera ciò che l’uomo, di per sé, potrebbe conseguire.

Già: la Chiesa e i Sacramenti, frutto del sacrificio del Redentore, permanenza di Cristo nell’umana compagnia, danno all’uomo la possibilità di partecipare alla vita della Trinità. Figli nel Figlio. Vita divina. Amore divino: nel Matrimonio, Cristo si coinvolge per sostenere l’impegno degli sposi, avverando per loro la possibilità di trascorrere la vita intera dentro un amore molto più grande di quanto il loro cuore sia naturalmente capace: un amore soprannaturale. Rendendo il Matrimonio un Sacramento, Cristo ha realizzato una cosa inaudita, come più avanti ti dirò.

Anzi, te lo dico adesso.

Nel Sacramento, l’amore che lega gli sposi, atto loro ma esercitato da Cristo, diviene creativo di una nuova unità tra i due; sicché, misteriosamente ma realmente, non sono più due, ma una carne sola; cosa che, come il Creatore spiega nel libro della Genesi, corrisponde a ciò che Egli aveva inteso creando l’uomo maschio e femmina. E questo è vero anche a dispetto di quanto i sensi percepiscono. Un po’ come nell’Eucaristia un’ostia consacrata non appare diversa da quello che era prima, così anche nel Matrimonio: in due sono saliti all’altare e in due sembra che ne scendano; invece non sono più due ma una carne sola. Com’è possibile?

È un mistero grande, esclama san Paolo, riferendolo a Cristo e alla Chiesa.

Apro una parentesi, per anticipare una domanda che, altrimenti, ti verrebbe in mente fra poco. Ti sto per parlare dell’amore che lega Cristo alla Chiesa. Bene. Tu potresti chiedermi in che cosa consiste questo amore. La risposta è sorprendente e semplice. Ora l’accenno; se ti stupisce, non preoccuparti: procedendo nella lettura, ne afferrerai meglio il senso. L’amore che unisce la Chiesa e Cristo, è la perfezione dell’amore che unisce moglie e marito. Questo devi guardare, per intendere quello. È un amore che consiste nel dare la vita l’uno per l’altra, dentro il lavoro e le cose di ogni giorno; è perdono e tenerezza; abbracci e silenzi; attenzione, cura e discorsi; gioie e anche fatica; gesti semplici e sacrifici grandi. In virtù del Sacramento, quando guardi i tratti, i beni e i fini che costituiscono la trama dell’amore coniugale, stai guardando quelli dell’amore di Cristo e della Chiesa. Quando sei davanti a una moglie e un marito che, per grazia ricevuta, s’impegnano a vivere quello che celebrano, sei davanti all’amore che unisce la Chiesa a Cristo. E tutto quanto scorgi, negli sposi, di peccato e di perfettibile, pensalo in relazione all’amore della Chiesa pellegrinante sulla terra e di quella porzione di essa interinale in Purgatorio; e tutto quanto, tra i coniugi, ti pare perfetto, assimilalo all’amore della Chiesa trionfante in Paradiso. E quando diventa evidente il soccorso portato da Cristo alla vita dei due, sappi che stai guardando come Cristo soccorre la Chiesa in cammino.

«Ti benedico Padre, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agl’intelligenti e le hai rivelate ai piccoli»: nota che non serve studiare teologia, per comprendere l’amore tra Cristo e la Chiesa. È una vita, come quella di qualunque donna e uomo che si sposano e vivono nel Signore, capaci di scorgere, dentro gli occhi l’uno dell’altra, lo Spirito Santo che li abita e regolarsi di conseguenza: ciascuno tempio dello Spirito Santo; la Chiesa, tempio dello Spirito Santo; la famiglia, tempio dello Spirito Santo: terminali dell’incarnazione, come lo fu il primo, il ventre di Maria e subito dopo la casa di Nazareth. Vuoi sapere cos’è questo amore che unisce Cristo e la Chiesa? Guarda l’amore di due sposi che vivono il Sacramento del Matrimonio. Vuoi sapere cos’è la Chiesa? Comincia a osservare una famiglia cristiana che è, appunto, Chiesa domestica. Chiusa la parentesi.

L’anulare, adesso. Che, per via della fede nuziale, è il dito appropriato per questi due passi dentro il mistero.

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