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Il piccolo non mangia? Niente panico!

© Oksana Kuzmina / Shutterstock

Chiara Santomiero - Aleteia - pubblicato il 17/09/15

I comportamenti alimentari dei bambini sono influenzati dalle dinamiche familiari. I consigli degli specialisti dell’Ospedale Bambino Gesù

Alzi la mano il genitore che non ha dovuto affrontare l’ostinato rifiuto dei propri figli davanti ad alcuni alimenti: frutta e verdure, per prime. La selettività alimentare è un disturbo che riguarda circa il 30% dei bambini, soprattutto nella fascia tra i 2 e i 4 anni. La metà di questi bambini tende a proseguire tali comportamenti oltre questa età, con il rischio di cronicizzazione e la possibilità di innescare disturbi più gravi come l’anoressia. Su tali comportamenti incidono le abitudini familiari e il modo in cui i genitori affrontano il problema, come conferma ad Aleteia Giuseppe Morino, responsabile dell’educazione alimentare dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

Di quali disturbi parliamo?

Morino: L’alimentazione è fondamentale nel processo di crescita del bambino, che va intesa non solo in senso fisico ma anche sotto il profilo psicologico. Ci sono alcuni momenti critici nel rapporto con il cibo che sono normali, ma se non affrontati correttamente possono sfociare in delle patologie. Uno riguarda i primi anni di vita e l’altro il periodo dell’adolescenza che rappresenta un capitolo a sé, coinvolgendo l’identità dei ragazzi e il rapporto con il proprio corpo.

Anche i più piccoli possono avere problemi di alimentazione: perché?

Morino: Nel momento del passaggio dall’allattamento alla pappa, il divezzamento, che avviene a 5-6 mesi, o, ancora di più, nel periodo da 1 a 3 anni, quando il bambino si avvicina alla tavola dei genitori. In questa fase il bambino può aver paura di assaggiare cibi nuovi – la cosiddetta neofobia -, magari perché li associa a una precedente esperienza negativa. Tra i 2 e i 4 anni, inoltre, c’è la fase dei “no”: i bambini rifiutano di lavarsi, vestirsi, uscire e il rifiuto può coinvolgere anche il cibo e alimenti cui si era già abituati. Si tratta di momenti che occorre saper gestire. Il rischio è che si stabiliscano delle selettività alimentari importanti, per cui i bambini vorranno cibarsi solo di alcuni alimenti. Di un certo colore o di una certa consistenza, stabilendo anche precisi rituali. Con il corso del tempo ciò comporta in genere sovrappeso perché il bambino tende ad alimentarsi di farinacei – pane, pasta –, oppure la mamma è indotta ad alimentarlo con ciò che predilige, senza variare i cibi, con la possibilità di produrre questo effetto.

Come reagiscono di solito i genitori?

Morino: Il rifiuto del cibo genera una grande ansia nei genitori e innesta delle tensioni anche all’interno della coppia. Il vissuto paterno è spesso diverso da quello della madre che è normalmente più vicina al bambino e vive con più drammaticità questo rapporto con il cibo. La differenza di sensibilità verso il problema può portare a reazioni contrastanti, a difficoltà di coppia e addirittura alla rottura tra i genitori. La situazione si complica con la presenza dei nonni che in qualità di genitori di seconda istanza possono avere maggiori difficoltà a gestire il rifiuto del cibo e, quindi, ad essere troppo accondiscendenti.

Qual è la risposta migliore?

Morino: Occorre non forzare ma nemmeno adottare l’atteggiamento “prima o poi mangerà”. Bisogna proporre il cibo in modo stimolante per la curiosità del bambino, rendendolo piacevole al tatto, alla vista, all’olfatto, così che il piccolo goda di un’esperienza multisensoriale che lo pone in un rapporto positivo con il cibo stesso. Occorre la maggiore creatività possibile: a volte suggerisco ai genitori di fare quasi delle sculture di frutta o di verdura. E’ importante che il cibo venga proposto nel corso di un pasto in cui è riunita tutta la famiglia. Per familiarizzare il bambino con gli alimenti è utile anche andare insieme a fare la spesa.

Altri consigli?

Morino: Il cibo deve essere proposto senza forzare, ma senza alternative. Il bambino deve sapere che ha davanti ciò che si mangia oggi. Non ci sono biberon di latte dopo, o altri cibi successivi al pasto. Non si accende la tv o si porta il piccolo a mangiare sul divano per convincerlo. Altrimenti l’atto di mangiare non è più la risposta a un bisogno, ma un momento da sfruttare per ottenere altro. E i bambini sono abilissimi nel capirlo.

Vita dura per i genitori…

Morino: Essere genitori è un mestiere che s’impara ogni giorno. L’aiuto di professionisti può rassicurarli riguardo a delle tappe fisiologiche nello sviluppo dei loro figli spiegando il modo migliore per gestirle. Il loro aiuto sarà inoltre fondamentale per individuare i casi di disturbi alimentari seri e i metodi di cura specifici cui ricorrere.

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