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Record di conversioni al cristianesimo tra i musulmani che arrivano in Europa

Hani-Amir-CC
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Ma ci sono polemiche: sono conversioni sincere o solo un modo per ottenere più rapidamente asilo?

Oltre alle storiche ondate di rifugiati provenienti dal Medio Oriente e dall’Africa che arrivano in Europa, il Vecchio Continente sembra vivere un’altra ondata, meno mediatica ma anch’essa di rilievo: quella delle conversioni dei musulmani al cristianesimo.

L’agenzia di notizie Associated Press (AP) ha visitato a Berlino una chiesa evangelica alla quale partecipano “centinaia di richiedenti asilo, per la maggior parte iraniani e afghani”.

Non si può ignorare il fatto che questa decisione aumenti le loro possibilità di ottenere l’asilo: possono dichiarare di aver subito una persecuzione religiosa nei propri Paesi d’origine”, scrive l’agenzia, sottolineando che la Germania tratta i rifugiati in base alla gravità della situazione che li ha costretti ad abbandonare la propria patria: quelli che fuggono dalla guerra civile in Siria, ad esempio, hanno più possibilità di ottenere l’asilo.

Per i richiedenti che provengono da Iran e Afghanistan la situazione è più complicata, perché le condizioni di vita in quei Paesi è più stabile che in Siria”, ha riferito l’AP. Negli ultimi anni, tra il 40% e il 50% degli emigranti da quei due Paesi è stato autorizzato a rimanere in Germania, molti dei quali con permesso solo temporaneo.

Le possibilità degli afghani e degli iraniani aumentano quando convincono le autorità tedesche che sarebbero perseguitati nella loro terra natale, dove la conversione dall’islam al cristianesimo può essere punita con la prigione o perfino con la morte.

Per Gottfried Martens, pastore della chiesa della Trinità, la motivazione non è la più importante: “Molti di loro sono attirati dal messaggio cristiano, che cambia loro la vita”, ha detto, stimando che solo il 10% dei convertiti non torna più in chiesa dopo essere stato battezzato. “So che ci sono persone che vengono qui solo per riuscire a ottenere asilo”, ha detto Martens, “ma le invito a unirsi a noi perché so che quelli che vengono qui non saranno più gli stessi”.

La chiesa del pastore Martens è diventata famosa: battezza i musulmani dopo tre mesi di catechesi e li aiuta con le richieste di asilo. La sua congregazione è aumentata dai 150 membri di due anni fa agli oltre 600 di oggi, con un flusso apparentemente interminabile di nuovi rifugiati. Martens riferisce che ci sono almeno altre 80 persone, la maggior parte delle quali provenienti dall’Iran, e alcune dall’Afghanistan, che aspettano di essere battezzate.

Una giovane iraniana intervistata dall’agenzia si è detta convinta che la maggior parte dei suoi connazionali sia entrata in quella chiesa solo per aumentare le proprie possibilità di ottenere l’asilo. Un altro iraniano, Vesam Heydari, ha affermato che “queste persone stanno rendendo molto più difficile l’asilo per i veri cristiani, che sono davvero perseguitati”. Vesam è arrivato in Germania dopo non aver ottenuto lo status di rifugiato in Norvegia, dove si era convertito nel 2009. “La maggior parte degli iraniani qui non si sta convertendo. Vuole solo rimanere in Germania”, ha commentato.

Anche altre comunità cristiane del Paese, tra le quali alcune chiese luterane ad Hannover e in Renania, hanno riferito un aumento degli iraniani che si stanno “convertendo” al cristianesimo, secondo l’AP.

L’agenzia federale tedesca per i rifugiati ha detto di non voler commentare i motivi presentati dai candidati quando chiedono asilo, né la quantità di rifugiati accettati in Germania per via della persecuzione religiosa.

Qualunque sia la religione dei migranti e dei rifugiati, devono essere accolti come fratelli e sorelle, anziché essere visti come un peso”, ha affermato a sua volta padre Matthew Gardzinski, del Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti e degli Itineranti. In base alla prospettiva cattolica, devono essere riconosciuti come persone “create a immagine e somiglianza di Dio. Questa è la base della dignità umana”, ha indicato il sacerdote.

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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