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Si può suonare della musica durante la Consacrazione del pane e del vino?

© Public Domain
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Il liturgista Finotti: pratica sbagliata, ecco cosa dice il Canone

Ci scrive un lettore: “la Consacrazione del pane e del vino è il momento supremo della santa messa. Durante questo momento "non ci deve essere musica di sottofondo"; è esatta questa affermazione? Allora è sbagliato, come avviene ad esempio nella mia parrocchia, se suonata una leggera musica in sottofondo?”.

ORAZIONI, PREGHIERE E TONO DELLA VOCE
«La risposta è data con chiarezza dal vigente Ordinamento Generale al Messale Romano», risponde il liturgista curatore della rivista Liturgia Culmen et Fons. Ecco i numeri al riguardo:

30. Tra le parti proprie del sacerdote, occupa il primo posto la Preghiera eucaristica, culmine di tutta la celebrazione. Seguono poi le orazioni, cioè: l’orazione di inizio (o colletta), l’orazione sulle offerte e l’orazione dopo la Comunione. Queste preghiere, dette dal sacerdote nella sua qualità di presidente dell’assemblea nella persona di Cristo, sono rivolte a Dio a nome dell’intero popolo santo e di tutti i presenti. Perciò giustamente si chiamano «orazioni presidenziali».
32. La natura delle parti «presidenziali» esige che esse siano proferite a voce alta e chiara e che siano ascoltate da tutti con attenzione. Perciò, mentre il sacerdote le dice, non si devono sovrapporre altre orazioni o canti, e l’organo e altri strumenti musicali devono tacere.

ESPRESSIVITA' E CHIAREZZA
Il liturgista aggiunge che c'è anche un altro punto dell'Ordinamento Generale al Messale Roma di cui bisogna tener conto: 

38. Nei testi che devono essere pronunziati a voce alta e chiara dal sacerdote, dal diacono, dal lettore o da tutti, la voce deve corrispondere al genere del testo, secondo che si tratti di una lettura, di un’orazione, di una monizione, di un’acclamazione, di un canto; deve anche corrispondere alla forma di celebrazione e alla solennità della riunione liturgica. Inoltre si tenga conto delle caratteristiche delle diverse lingue e della cultura specifica di ogni popolo. Nelle rubriche e nelle norme che seguono, aggiunge Finotti, le parole «dire» oppure «proclamare» devono essere intese in riferimento sia al canto che alla recita, tenuto conto dei principi sopra esposti.

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