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Si può suonare la musica durante la Consacrazione del pane e del vino?

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Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 01/06/15

Il liturgista Finotti: pratica sbagliata. "La risposta è data con chiarezza dal vigente Ordinamento Generale al Messale Romano"

Ci scrive un lettore: “la Consacrazione del pane e del vino è il momento supremo della santa messa. Durante questo momento “non ci deve essere musica di sottofondo“. E’ esatta questa affermazione? Allora è sbagliato, come avviene ad esempio nella mia parrocchia, se suonata una leggera musica in sottofondo?”.

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Orazioni e tono della voce

«La risposta è data con chiarezza dal vigente Ordinamento Generale al Messale Romano», risponde il liturgista Finotti, curatore della rivista Liturgia Culmen et Fons. Ecco i numeri al riguardo.

30. Tra le parti proprie del sacerdote, occupa il primo posto la Preghiera eucaristica, culmine di tutta la celebrazione. Seguono poi le orazioni, cioè: l’orazione di inizio (o colletta), l’orazione sulle offerte e l’orazione dopo la Comunione. Queste preghiere, dette dal sacerdote nella sua qualità di presidente dell’assemblea nella persona di Cristo, sono rivolte a Dio a nome dell’intero popolo santo e di tutti i presenti. Perciò giustamente si chiamano «orazioni presidenziali».
32. La natura delle parti «presidenziali» esige che esse siano proferite a voce alta e chiara e che siano ascoltate da tutti con attenzione. Perciò, mentre il sacerdote le dice, non si devono sovrapporre altre orazioni o canti, e l’organo e altri strumenti musicali devono tacere.

Espressività e chiarezza

Il liturgista aggiunge che c’è anche un altro punto dell’Ordinamento Generale al Messale Roma di cui bisogna tener conto, quando parliamo di musica durante la consacrazione del pane e del vino.

38. Nei testi che devono essere pronunziati a voce alta e chiara dal sacerdote, dal diacono, dal lettore o da tutti, la voce deve corrispondere al genere del testo, secondo che si tratti di una lettura, di un’orazione, di una monizione, di un’acclamazione, di un canto; deve anche corrispondere alla forma di celebrazione e alla solennità della riunione liturgica. Inoltre si tenga conto delle caratteristiche delle diverse lingue e della cultura specifica di ogni popolo. Nelle rubriche e nelle norme che seguono, aggiunge Finotti, le parole «dire» oppure «proclamare» devono essere intese in riferimento sia al canto che alla recita, tenuto conto dei principi sopra esposti.

Le 3 regole della “Sacrosantum Concilium”

Per completezza, precisa il liturgista, è bene ricordare il monito del Concilio Vaticano II nella Costituzione liturgica Sacrosanctum Concilium al n. 22.

1. Regolare la sacra liturgia compete unicamente all’autorità della Chiesa, la quale risiede nella Sede apostolica e, a norma del diritto, nel vescovo.
2. In base ai poteri concessi dal diritto, regolare la liturgia spetta, entro limiti determinati, anche alle competenti assemblee episcopali territoriali di vario genere legittimamente costituite.
3. Di conseguenza assolutamente nessun altro, anche se sacerdote, osi, di sua iniziativa, aggiungere, togliere o mutare alcunché in materia liturgica.

La musica va evitata

«Se in passato la Chiesa – chiosa Finotti – ha permesso modalità liturgiche differenti – come la possibilità di accompagnare col suono dell’organo la recita silenziosa del Canone – si deve tuttavia ricordare che la liturgia va celebrata in conformità alle leggi stabilite nei libri liturgici vigenti». La musica durante la consacrazione del pane e del vino è, dunque, una pratica scorretta. 

Tags:
liturgiamusica sacra
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