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La purezza per Giovanni Paolo II

© kris krüg

Roberta Sciamplicotti - Aleteia - pubblicato il 20/10/14

“Una delle forme fondamentali per stringere un contatto personale con Dio”

La purezza è la protagonista di due degli undici saggi che compongono il libro pubblicato di recente da Cantagalli, “Educare ad amare. Scritti su matrimonio e famiglia”, che raccoglie articoli redatti da Karol Wojtyła tra il 1952 e il 1962, vari anni prima di diventare papa Giovanni Paolo II.

“Istinto, amore, matrimonio” ed “Esperienza religiosa della purezza” vogliono infatti spiegare la virtù della purezza per “individuarne lo specifico contenuto 'positivo' sotteso allo spesso strato di tutti quegli elementi negativi che, in linea di massima, si ricollegano ad essa”.

Nel primo articolo, Wojtyła sottolineava infatti come in generale la purezza venga collegata sempre a “un certo 'no', specialmente quando si tratta dell’impiego di questo vocabolo nell’etica del sesso”, perché “normalmente si associa per l’uomo con la 'purificazione'”, che “consiste nella rimozione di ciò che sporca ed inquina, e questa rimozione in diversi campi analoghi, e, specialmente, nel campo etico-personale, si collega con la fatica e lo sforzo”.

Per il futuro papa, è la riflessione sull’impulso sessuale che deve diventare “il primo e fondamentale coefficiente nella formazione 'positiva' della purezza”. In questo contesto, per giudicare il valore dell'impulso bisogna partire dallo scopo al quale serve: “questo impulso, per sua natura, tende alla trasmissione della vita, e quindi da esso dipende il bene fondamentale della specie umana”.

La fonte sostanziale della difficoltà, osservava Wojtyła, è che nell’esperienza immediata l’impulso “non si rivela in primo luogo nella sua obiettiva finalità, ma sotto l’aspetto del desiderio, che nella situazione attuale dell’uomo si dirige spontaneamente al piacere”.

Allo stesso tempo, non si può parlare solo dell'impulso tralasciando l'amore, perché “solo ed esclusivamente l’amore rende l’impulso un’esperienza tipicamente umana, non nel senso che lo liberi dal fattore di sensualità-desiderio, ma che radichi l’intera esperienza nella profondità spirituale dell’uomo”. “Solo allora esso diventa un’esperienza, altrimenti sarebbe solamente una semplice agitazione”.

Parlando dell'amore, particolarmente importante per la questione della purezza è il momento dell’“appartenenza”, perché “l’amore quale esperienza della reciproca appartenenza delle persone è un atto di grande tensione spirituale”.

In “Esperienza religiosa della purezza”, il futuro pontefice approfondiva la questione sottolineando “il senso umano della purezza”, umano “perché risultante dalla riflessione stessa sulla finalizzazione dell’impulso sessuale e sulla correttezza interiore dell’esperienza di un uomo e di una donna di appartenere l’uno all’altro, nonché sull’istituzione del matrimonio”.

Il principio etico della purezza, ricordava, è contenuto in modo “molto evidente” nella rivelazione cristiana, e il credente “impara a conoscere questo principio proprio da essa, lo impara in un certo senso dalle labbra di Gesù Cristo stesso, e dalle parole che dietro a Lui immutabilmente ripete la Chiesa. Impara a conoscere la purezza come un comandamento divino, impara a conoscerla inoltre come un consiglio evangelico. La comprende e la fa propria come principio di condotta con quello stesso moto del cuore, con quello stesso atto di intelletto e di volontà con cui accetta tante altre verità e tanti altri principi rivelati”.

In questo modo, la purezza “giunge a possedere per l’uomo un senso legato alla religione di solito assai prima che maturi una piena consapevolezza del suo valore 'umano'”.

Il credente considera quindi le trasgressioni contro la purezza come “un peccato, e quindi come un’offesa a Dio, e non solo delle violazioni di certe fondamentali leggi di natura”.

Per questo, “ogni tentativo di staccare la purezza del rapporto religiosocon Dio deve significare per il credente un certo appiattimento di questo rapporto, e un qualche cosa che scuote la sua interna autenticità. La questione della purezza per l’uomo religioso sta e deve stare fra lui e Dio, e non può essere distaccata da questa posizione senza distruggere l’essenza stessa del rapporto Dio-uomo”.

Ricevendo dalla Rivelazione il principio etico della purezza, il credente si rende conto delle difficoltà che incontrerà nel realizzare questo principio, “ma insieme ha la profonda coscienza che il contatto personale con Dio, al quale giunge per mezzo della fede, lo innalza in un certo senso 'al di sopra di se stesso', e che è suo compito, a costo di un grande sforzo interiore, di mantenersi a quel livello”, perché “ha la precisa sensazione di doversi spingere in continuazione verso Dio”.

“La purezza a questo punto – concludeva Karol Wojtyła – si caratterizza per lui come una delle forme fondamentali per stringere un contatto personale con Dio”.

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