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La cultura alla mercè dello Stato Islamico

James Gordon

John Burger - Aleteia - pubblicato il 09/09/14

Antiche tavolette di pietra, monasteri, canti: tracce della civiltà potrebbero scomparire

I costi umani, è ovvio, sono la preoccupazione principale in questo tremendo periodo di terrore che sconvolge l’Iraq e la Siria: l’assassinio di persone innocenti, lo stupro e la schiavizzazione delle donne, lo sradicamento forzato e brutale di una popolazione i cui antenati hanno vissuto in quei luoghi per innumerevoli generazioni…

Ma la storia della civiltà, in tracce che vanno da tavolette di pietra e sculture di leoni alati ad antichissimi monasteri, cantici e perfino lingue, corre il rischio di estinguersi sotto il califfato che gli estremisti dello Stato Islamico stanno cercando di istituire in Siria e in Iraq.

Il mondo ha già testimoniato l’esplosione della tomba di Giona, moschea in cui, secondo la tradizione, era sepolto il profeta che predicò agli abitanti di Ninive. Ora si crede che reperti archeologici di valore inestimabile possano essere soggetti a traffici per finanziare ancor di più una jihad che conta già su abbondanti finanziamenti.

Un rapporto diffuso questa settimana da Amnesty International spiega il fenomeno che la stessa organizzazione ha definito “pulizia etnica in Iraq”. Oltre a uccidere cristiani, yazidi e altre minoranze religiose, lo Stato Islamico sta costringendo queste minoranze ad abbandonare la propria terra natale in modo così completo da non lasciare neanche un segno del proprio passaggio.

“Lo Stato Islamico ha rafforzato il messaggio per cui non c’è posto per le minoranze etniche e religiose in Iraq mediante la distruzione sistematica dei loro luoghi di culto e del loro patrimonio culturale”, dichiara il rapporto. “Da quando ha conquistato la città di Mosul il 10 giugno, lo Stato Islamico distrugge anche luoghi di culto delle comunità musulmane non sunnite. Tra i primi obiettivi ci sono state le moschee sciite esplose a Mosul e Tal ‘Afar a giugno. Nello stesso mese, una statua di Maria è stata tirata giù dalla sommità della chiesa cristiana di Tahira (dell’Immacolata), sempre a Mosul. A luglio è stata distrutta la tomba del profeta Giona, ancora una volta a Mosul. Ad agosto sono stati assaltati il santuario sciita Imam Rida Maqam, vicino Bartalla, i tre templi fratelli degli yazidi a Bashiqa e il tempio Sheikh Mand a Sinjar, oltre ai templi Kakai Mazar Yad Gar e Sayed Hayyas, a Al-Hamdaniya”.

“In Siria, migliaia di cristiani sono stati espulsi dalle proprie case in questi tre anni di conflitto”, ricorda un reportage della Associated Press (AP). “Città e villaggi cristiani sono stati attaccati dai jihadisti. Il caso più recente è quello della storica Mahradeh. All’inizio di quest’anno, i miliziani islamici in Siria hanno invaso l’antica città cristiana di Maaloula, vicino Damasco, distruggendo chiese e icone storiche”.

Giovedì scorso, il patriarca caldeo Louis Raphael I Sako ha scritto che il silenzio del mondo di fronte a questa situazione “spinge lo Stato Islamico ad andare avanti in questa guerra feroce contro la cultura e la diversità e a minacciare la sicurezza intellettuale e sociale”.

Il patriarca ha fatto risuonare l’allarme almeno da giugno, quando le forze dello Stato Islamico hanno devastato la frontiera con la Siria e hanno preso Mosul, la seconda città dell’Iraq, dando inizio all’imposizione della conversione all’islam o dell’esodo forzato dei cristiani. La fuga continua di cristiani dal Medio Oriente, che era già in atto anche prima dell’azione dello Stato Islamico, “può porre fine alla sua ricca eredità culturale, sopravvissuta per secoli in questa terra”, ha osservato il patriarca. “Cosa accadrà alle antichissime chiese e ai monasteri, come la chiesa di Koche, nei pressi di Baghdad, o a Tahira, Sant’Isaia, Miskenta, San Tommaso, Marhudeini, il monastero di San Michele a Mosul e la Chiesa Rossa di Kirkuk, tutti risalenti al periodo tra il V e il VII secolo dell’era cristiana? Cosa succederà agli antichi manoscritti e a una lingua, l’aramaico, sconosciuta nel resto del mondo, se coloro che ne hanno sempre garantito la vita e la conservazione scompariranno?”

Monsignor Sako teme anche una “potenziale distruzione se l’integrità di questi luoghi fosse compromessa dalle operazioni militari”.

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