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Eutanasia? Nè Küng, né business di assicuratori, una “terza via” per i malati terminali

© Public Domain

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 08/09/14


L’intervento dei giganti assicurativi, che hanno un ovvio interesse a minimizzare le spese mediche da coprire, suscita qualche perplessità. Davanti al rischio che anche i consigli sulla «buona morte» divengano un business, gli americani ora si chiedono se un criterio passato attraverso il filtro della politica non sia, dopo tutto, meglio di una scelta basata su logiche di mercato.

UNA TERZA VIA E’ POSSIBILE
Di fronte a queste contraddizioni, la psicoterapeuta francese Marie de Hennezel, in un’intervista ad Avvenire (4 settembre) prova ad incentivare una "terza via". Nè Küng, né business di consulenti e  assicuratori, ma un percorso che parte da un presupposto: «Si confonde la dignità con l’integrità del corpo oppure con l’autonomia e si dà per scontato che, con il venir meno di questi requisiti, non resti altra strada che quella di procurare o procurarsi la morte. Ma non è così». 

ACCOMPAGNARE IL MALATO TERMINALE
Secondo la psicoterapeuta «molte volte i pazienti terminali si convincono di essere inutili, mentre invece possono ancora svolgere un compito prezioso». E cioè «permettere di prenderci cura della loro infermità, accompagnandoli in un percorso che non è mai prevedibile, intessuto com’è con la parte più profonda dell’uomo». Nella sua esperienza terapeutica, de Hennezel dice di aver spesso notato «come le persone che hanno il coraggio di compiere un cammino di consapevolezza, pensando ogni giorno alla morte che le attende, sono anche in grado di vivere gli ultimi giorni in serenità, con una leggerezza che rivela molto della nostra umanità». 

IL CASO MITTERAND
L’esempio emblematico è quello di François Mitterrand, amico della psicoterapeuta. Nel 1994 i medici lo avevano dato per spacciato, ma lui visse ancora due anni. «C’erano troppi progetti, troppe energie nella sua vita perché tutto si interrompesse bruscamente – conclude – una sua affermazione è rimasta celebre: ‘Non ho abolito la pena di morte per reintrodurla sotto altra forma’».

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bioeticacure palliativeeutanasia
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