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La sostituzione di Giuda

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Dimensione Speranza - pubblicato il 07/04/14


Secondo questo testo, dunque, in cui Gesù associa gli apostoli al suo ruolo di giudice escatologico, la funzione dei Dodici non si esaurisce accanto al Gesù storico e tantomeno è già compiuta quando Giuda abbandona i compagni tradendo il Maestro. Se valgono le parole di Gesù, il gruppo deve essere ripristinato quanto prima, affinché gli apostoli possano portare a termine il loro ministero, sedendosi su dodici troni per giudicare le tribù di Israele.

Indirettamente Matteo conferma la testimonianza di Luca su una chiesa apostolica convinta di dover ricostituire il gruppo dei Dodici, per essere fedele alla volontà di Dio rivelata in Cristo.

5. Mattia e poi nessun altro

Se l’elezione di Mattia è comprensibile nell’ottica divina a partire dal simbolismo numerico del gruppo apostolico voluto da Gesù, viene spontanea la domanda sul perché in seguito, venendo meno qualcuno del gruppo, questi non sia più stato sostituito.

Al cap. 12, per esempio, gli Atti testimoniano, all’interno delle violente persecuzioni subite dalla Chiesa di Gerusalemme, il martirio dell’apostolo Giacomo, fratello di Giovanni (12,2), ma non accennano ad un’altra elezione per ricostruire il gruppo dei Dodici. Perché se è stato così importante e indispensabile la ricomposizione del numero all’inizio, non lo è più stata in seguito?

La risposta è da ricercare ancora nel valore simbolico del gruppo dei Dodici. Nella volontà di Gesù essi dovevano sostituire le dodici tribù di Israele raccogliendo quella eredità di popolo eletto di Dio, lasciata vacante per la continua infedeltà all’alleanza. La sostituzione nasce dal tradimento. Allo stesso modo, cioè per colmare un tradimento, la comunità ritiene di dover sostituire Giuda ricostituendo il nucleo originario del nuovo popolo di Dio.

Con la morte di Giacomo, sebbene ancora una volta il gruppo si riduca a Undici perdendo un’unità, il problema non si pone, perché questo apostolo, a differenza di Giuda, non ha tradito, ma ha dato testimonianza, col suo martirio, di grande fedeltà a Dio e al suo mistero di salvezza.

In questa circostanza, quindi, la missione dei Dodici non viene meno, ma entra nella sua fase conclusiva: Giacomo è il primo ad associarsi alla gloria di Gesù e a sedersi accanto a Lui sul trono del giudizio. E dopo di lui tutti gli altri lo raggiungeranno, chi morendo martire, chi rimanendo fedele a Cristo in una sequela attiva e feconda fino alla morte naturale.

Dopo Mattia non ci saranno altri apostoli associati al gruppo, perché quei Dodici, con la loro fedele testimonianza di gruppo hanno compiuto la missione per cui erano stati istituiti e cioè quella di gettare le fondamenta della Chiesa.[iv]

(da Parole di vita, n.1, 1998)


[i] La frase del Sal 69, tra l’altro, è stata modificata dal plurale («la loro dimora diventi deserta … ») al singolare («la sua dimora … »), per adattarla sia a Giuda che all’altro versetto salmico.

[ii] A prova di ciò si potrebbe portare il fatto che i Sinottici ricordano, dei Dodici, appena il nome e non si sentono in dovere di approfondire la loro identità. Dal momento della loro istituzione, poi, essi diventano protagonisti accanto a Gesù solo come gruppo (salvo qualche rara eccezione) e spesso sono significativamente denominati con l’appellativo: «I Dodici».

[iii] Sulla corrispondenza letteraria di Lc 6,13 con At 1,23-24, vedi B. PAPA, Atti degli apostoli, I, Bologna 1981, p. 62.

[iv] Ben diverso è il caso dell’ «apostolo» Paolo, che non è mai stato associato al gruppo dei Dodici. Il suo titolo di apostolo, infatti, è da ricondurre al senso primitivo e tradizionale del termine («missionario itinerante») e non all’accettazione data da Luca di appartenere al collegio dei Dodici.

qui l’articolo originale

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apostoliascensioneatti degli apostolichiesa cattolicagiudapentecoste
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