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Cuba si apre al mondo... degli investimenti stranieri

AFP

Jaime Septién - Aleteia - pubblicato il 28/03/14

Una risposta, 15 anni dopo, all'appello di Giovanni Paolo II “Cuba si apra al mondo e il mondo si apra a Cuba”?

I passi che sta compiendo Raúl Castro nell'apertura dell'economia cubana potrebbero rappresentare una risposta, con 15 anni di ritardo, all'appello di papa Giovanni Paolo II nella sua storica visita a L'Avana affinché “Cuba si apra al mondo e il mondo si apra a Cuba”.

Ciò che è certo è che questa settimana è stato annunciato che le imprese straniere che desiderano investire nell'isola caraibica godranno di un'esenzione nel pagamento della tassa sulle entrate personali per un periodo di otto anni e di un tasso speciale del 15% anziché del 30% attuale.

Il portavoce: Juventud Rebelde

Le nuove disposizioni della Legge sugli Investimenti Stranieri sono state anticipate dal quotidiano ufficiale Juventud Rebelde.

Per molti cubani, formati nella vecchia guardia delle condanne castriste al denaro estero ed educati nel nazionalismo rivoluzionario comunista e anti-imperialista, il disegno di legge formulato dal Governo di Raúl Castro – che verrà sottoposto al dibattito e all'approvazione del Parlamento cubano il 29 marzo – deve suonare quantomeno strano.

Abituati a ritenere gli investimenti stranieri esempi dell'imperialismo, soprattutto dell'“imperialismo yankee”, non vedono forse di buon occhio un'iniziativa che prevede per gli investitori stranieri “un regime tributario speciale che è realmente vantaggioso”, sottolinea il quotidiano dei giovani rivoluzionari cubani.

Il fatto di dare “vantaggi” al capitale estero non mostra altro che la necessità di Cuba di risollevare la sua economia depressa.

Il dibattito sulla legge sugli investimenti stranieri contempla anche “l'esenzione dal pagamento delle imposte sugli utili per le imprese miste e parti nei contratti di associazione economica per un periodo di otto anni dalla loro costituzione”, ha spiegato Juventud Rebelde.

Circa questo ultimo punto, il Governo potrà decidere di estendere il termine, perché una volta concluso verrebbe applicata “una tipologia impositiva del 15% sull'utile netto imponibile”. Quando “concorre lo sfruttamento di risorse naturali, rinnovabili o meno”, però, “la tipologia impositiva sugli utili può essere aumentata per decisione del Consiglio dei Ministri” fino al 50%, ha precisato il quotidiano ufficiale.

Su un tema insolito – almeno per i parametri della Cuba di Fidel Castro –, il disegno di legge contempla “detrazioni fino al 50% su varie imposte, a seconda dei casi”. I dettagli dell'iniziativa sono stati anticipati dal presidente della commissione per gli Affari Costituzionali e Giuridici dell'Assemblea Nazionale, José Luis Toledo Santander.

Addio alle espropriazioni

In base alle informazioni di Juventud Rebelde, l'obiettivo della legge è “offrire maggiori incentivi agli investimenti stranieri e assicurare che l'attrazione del capitale estero contribuisca efficacemente allo sviluppo economico del Paese”, ma partendo “dalla protezione e dall'uso razionale delle nostre risorse umane e naturali, e dal rigido rispetto della sovranità e dell'indipendenza della Repubblica”.

Come dimostrazione del fatto che l'economia cubana si trova con l'acqua alla gola, la direttrice generale per gli Investimenti del Ministero del Commercio Estero e degli Investimenti Stranieri, Deborah Rivas, ha sottolineato nel corso di una conferenza stampa che la legge risponde “ai cambiamenti che hanno luogo nell'economia nazionale come conseguenza dell'aggiornamento del modello economico” avviato da Raúl Castro.

In un linguaggio tipico della nuova ondata cubana, il disegno di legge sugli investimenti stranieri si smarca dal fantasma dell'espropriazione, che usa ancora il Venezuela di Chávez e Maduro, per offrire agli stranieri che vogliono investire nell'isola piena protezione e sicurezza giuridica, per cui i loro investimenti “non potranno essere espropriati, salvo per motivi di utilità pubblica o interesse sociale previamente dichiarati dal Consiglio dei Ministri”.

Questa ultima situazione si verificherebbe, spiega Juventud Rebelde, in base alla Costituzione e ai trattati internazionali sottoscritti da Cuba e con “il dovuto indennizzo, stabilito per mutuo accordo, da pagare in moneta liberamente convertibile, e con un arbitro che soddisfi entrambe le parti”.

Una nuova rivoluzione cubana si avvicina, almeno in questo campo in cui che 15 anni fa, quando Fidel Castro ha ricevuto Giovanni Paolo II, era qualcosa di impensabile.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
cubaeconomiaraul castrosan giovanni paolo ii
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