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Corea del Nord. Un nuovo terzo reich?

© KNS / KCNA / AFP
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Testimonianze dirette e giudizi politici sulla nazione più controversa al mondo

Certamente un aumento della pressione nei confronti di Pyongyang. Come abbiamo visto, gli Stati Uniti, dopo la pubblicazione del rapporto hanno sostenuto la posizione delle Nazioni Unite ed hanno chiesto alla Corea del Nord di prendere provvedimenti. Ciò ha innescato la risposta immediata della Cina che ha preso le difese del proprio alleato storico. Se le pressioni nei confronti di Pyongyang continuassero, questo potrebbe diventare un altro motivo di tensione nella regione.

Come sono le relazioni tra Stati Uniti – Cina? Come queste possono aiutare la comunità internazionale ad avere un contatto più diretto con il regime e migliorarne la situazione interna?

Usa e Cina sono la prima e seconda potenza al mondo. Gli Stati Uniti in questo momento attuano nella regione Asia Pacifico una politica di contenimento, detta “Pivot to Asia” che consiste nel limitare la formidabile ascesa economica e militare della Rpc.
Tuttavia Pechino è il primo creditore straniero degli Usa. Pertanto il rapporto di interdipendenza economica li porta a dialogare. Credo sia nell’interesse anche della Cina, nell’ambito di questo complicato rapporto con gli Stati Uniti, spingere la Corea del Nord a migliorare la situazione dei diritti umani nel proprio paese. In questo modo sarebbe più facile per la Cina preservare lo status quo nella regione.

Come potrebbe nascere la democrazia in Nord Corea? E’ lecito aspettarsi dalle giovani generazioni e dagli attivitisti una rivoluzione culturale e politica per cambiare le condizioni del paese?

Questa è un'ipotesi piuttosto improbabile al momento. Il regime reprime ogni protesta e non credo che nel medio periodo potremmo assistere ad uno scenario simile.

Quale iniziativa potrebbero portare avanti la comunità internazionale per migliorare la dignità umana in Corea del Nord?

L'istituzione di un tribunale internazionale sarebbe un grande passo avanti. Ma finché Pechino sostiene Pyongyang, ciò è improbabile. In tal senso il ruolo della Cina è determinante.

 

 

Il missionario in Corea: “stare con la gente che soffre è stare con Cristo”

Padre Gerald Hammond, 80 anni, è l'unico sacerdote cattolico ad avere accesso al Paese di Kim Jong Un.
Nato negli Stati Uniti è arrivato come missionario nella penisola coreana appena dopo la fine della guerra fratricida che divise il Paese tra Nord e Sud. Oggi vive a Seul da 54 anni ed è superiore regionale dell’Istituto dei missionari di Maryknoll.
Dal 1998 riesce ad entrare in Corea del Nord al seguito di alcune organizzazioni umanitarie che visitano soprattutto i centri che curano la tubercolosi e da allora ci è entrato più di 50 volte.

In un’intervista rilasciata alla rivista “Tracce” nell’aprile 2013, Padre Hammond racconta le sue visite nel regime: “Dal momento del nostro arrivo a Pyongyang siamo incessantemente accompagnati da personale del Governo. Ci assistono in tutto e per tutto il tempo. Sono molto gentili e disponibili”.

Il sacerdote spiega che nel Paese non si possono introdurre telefoni cellulari né computer e che lui va solo nei luoghi dove viene accompagnato. Quando è lì collabora con i funzionari del Dipartimento della salute della Corea del Nord, perché la sua missione è legata essenzialmente al problema della tubercolosi. “È una malattia che si trasmette per via aerea e si contrae in luoghi di lavoro malsani o per malnutrizione. Il Paese, come si sa, è molto povero: spesso manca l’acqua corrente e l’energia elettrica è scarsa.”

Padre Hammond non nasconde la sua identità perché le autorità sanno che è un sacerdote. Non nasconde neanche i dialoghi che ha con i pazienti, perché parla il coreano molto bene e non ha problemi ad entrare in rapporto con la gente.

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