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Cosa ha fatto la Chiesa cattolica per i poveri?

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Azioni incalcolabili, dalle collette delle prime comunità cristiane alle grandi organizzazioni caritative attuali come Caritas o Cor Unum

Il dibattito sulla carità e l'assistenza ai poveri

Nel XVI secolo, che vide grandi trasformazioni sociali, culturali e religiose, si mise in discussione la forma tradizionale di carità, considerando che favoriva il fatto di mendicare e vagabondare, comportamenti percepiti come portatori di pericoli sociali e disordine pubblico.

Grandi personalità della Chiesa contribuirono al dibattito, come il domenicano spagnolo Domingo Soto, difensore della dottrina tradizionale dell'elemosina e del dovere cristiano di soccorrere i poveri, e il benedettino Juan de Robles, che difendeva la riforma dell'assistenza sociale e proponeva la secolarizzazione del patrimonio ospedaliero e della distribuzione delle elemosine, lasciando nelle mani del clero solo il controllo del funzionamento delle istituzioni benefiche.

Anni dopo il teologo Miquel Giginta cercò di conciliare le due posizioni e propose il necessario intervento delle autorità pubbliche di fronte al progressivo deterioramento delle città. In concreto, propose la creazione delle Case di Misericordia, per accogliere i veri poveri e mettere in evidenza quelli falsi (vagabondi e sfaccendati) senza necessità di mettere in atto azioni coercitive. Queste Case dovevano offrire accoglienza, formazione, lavoro e preghiera. Sarebbero state finanziate con la carità dei potenti e il lavoro degli ospiti. La proposta di Giginta trovò una buona accoglienza sociale ed ecclesiale, e venne messa in pratica in varie città.

Tra gli eroi della carità di quest'epoca ci sono San Giovanni di Dio – il primo che agì con categorie moderne nel campo dell'assistenza ai malati, essendo considerato per questo il creatore dell'ospedale moderno –, San Camillo de Lellis – iniziatore di un'opera che può essere considerata precursore della Croce Rossa Internazionale – e San Vincenzo de' Paoli, che esercitò la carità in tutti gli ambiti pastorali e fondò le Figlie della Carità al servizio dei poveri.

Una carità razionale

All'epoca dell'Illuminismo, l'epoca della ragione e della centralizzazione amministrativa in cui si insisteva sul fatto che la carità non doveva favorire la mendicità, la Chiesa moltiplicò le opere di assistenza ai poveri – sia in ambito diocesano e parrocchiale che in quello delle congregazioni religiose – e di educazione dei bambini.

San Giuseppe Calasanzio aprì a Roma nel 1597 una scuola totalmente gratuita per bambini poveri, e avviarono vaste opere educative che perdurano ancora oggi anche Nicolas Barré, San Giovanni Battista de La Salle, la beata Rosa Venerini e Santa Lucia Filippini, tra gli altri.

Le nuove forme di povertà legate all'espansione industriale trovarono risposta in un sorprendente fiorire di nuove congregazioni religiose nel corso del XIX secolo. Si calcola che in Europa siano apparse circa mille congregazioni femminili, molte delle quali dedite ai poveri in dispensari, ospedali, asili, carceri…

Di fronte al socialismo e al carattere pagano del liberalismo economico, i cristiani più impegnati nella questione sociale videro che la riforma interiore non era sufficiente e che era necessario aggiungere quella delle istituzioni. Il gesuita Vicente, ad esempio, fondò a Manresa nel 1864 il Circolo degli Operai, e diffuse in tutta la Penisola iberica istituzioni e movimenti di carattere sociale, come Casse di Risparmio, società cattoliche di soccorso reciproco e abitazioni per operai.

Enorme fu lo sforzo compiuto dalle associazioni cristiane per alleviare la miseria e le sofferenze di tutti coloro che formavano le zone operaie delle grandi città industriali. Giovanni Bosco, Giuseppe Cottolengo, il vescovo Ketteler, i religiosi Gafo, Gerard e Nevares, i sacerdoti Lamennais, Pícaro e Arboleya e innumerevoli laici come Ozanam o Hermel si dedicarono a bambini abbandonati, donne dedite alla prostituzione, anziani, malati senza assistenza, operai…

Dal punto di vista magisteriale, papa Leone XIII pubblicò nel 1891 l'enciclica Rerum novarum, il primo documento pontificio che cercava di studiare in modo approfondito il problema sociale provocato dall'industrializzazione e che attribuisce allo Stato il ruolo di promotore del bene comune e promuove la classe operaia. Nel XX secolo apparsero le grandi encicliche sociali dei papi e venne elaborata la Dottrina Sociale della Chiesa.

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