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In arrivo il primo codice contro il cyberbullismo

© auremar/SHUTTERSTOCK

Chiara Santomiero - Aleteia Team - pubblicato il 09/01/14

Le aziende saranno tenute a rimuovere entro 2 ore i contenuti a danno di adolescenti

Agcom, polizia postale e delle comunicazioni, Autorità per la privacy e Garante per l’ infanzia, oltre a rappresentanti di associazioni come Confindustria digitale e Assoprovider insieme a operatori del settore del calibro di Google e Microsoft: tutti insieme al tavolo convocato dal viceministro dello Sviluppo economico, Antonio Catricalà, hanno licenziato la prima bozza di autoregolamentazione per contrastare il cyberbullismo.

L’idea di un codice contro il bullismo attraverso il web nasce, come informa una nota ufficiale “anche a seguito dei gravi fatti di cronaca che hanno visto alcuni giovanissimi arrivare a gesti estremi dopo essere stati oggetto di insulti e diffamazioni su Internet”. Il Codice prevede che gli operatori della Rete, e in particolare coloro che operano nei servizi di social networking, si impegnino ad attivare appositi meccanismi di segnalazione di episodi di cyberbullismo per prevenire e contrastare il proliferare del fenomeno. “I meccanismi e sistemi di segnalazione dovranno essere adeguatamente visibili e cliccabili all’interno della pagina visualizzata -si legge ancora nella nota-; semplici e diretti, in modo da consentire anche a bambini e adolescenti l’ immediata segnalazione di situazioni a rischio e di pericolo” (Corriere.it 8 gennaio).

Le stesse aziende assumono il dovere, dopo le opportune verifiche, di dare risposta entro due ore, rimuovendo (quando tecnicamente possibile) i contenuti che esprimono queste forme di discriminazione e di persecuzione fra e contro gli adolescenti. E’ previsto anche un comitato, senza oneri per lo Stato, che possa monitorare l’attuazione di questo codice.

Tra i passaggi più significativi del Codice c’è la definizione di “cyberbullo” per chi utilizza il servizio per porre in essere comportamenti discriminatori e denigratori con l’intento di colpire o danneggiare l’immagine o la reputazione di un coetaneo (Corriere.it 9 gennaio).

Si tratta del primo caso di autoregolamentazione da parte degli operatori e delle istituzioni. E’ previsto che il codice rimanga a disposizione sul sito del Ministero dello Sviluppo economico (www.sviluppoeconomico.gov.it) a consultazione pubblica per 45 giorni al fine di ottenere ulteriori suggerimenti dagli utenti del web.

Il provvedimento ha suscitato grande interesse ma non mancano alcune perplessità, tra le quali la l’iter con il quale si può definire cyberbullo un accusato, quando il linguaggio risulta dai contorni più sfumati. “Perché se non c’è dubbio per tutti i casi ‘estremi, in cui una persona viene luridamente offesa e messa alla gogna – scrive Vittorio Zambardino su wired.it (9 gennaio) – , cosa accade per le zone di confine del linguaggio? Basta una denuncia o segnalazione e io sono sospeso? O posso in qualche modo appellarmi a un organismo? E quale?”.

Secondo l’autore dell’articolo, inoltre, oltre alla regolamentazione contro le violazioni occorre guardare al fenomeno nel suo complesso. Il bullismo, infatti, ha dietro di sé contesti sociali, famiglie e scuole dove in genere la prima reazione di fronte ad alcuni fatti sconcertanti che hanno come protagonisti ragazzi contro altri ragazzi, è la negazione. Bisogna invece "creare una cinghia di trasmissione dalla società, dalla scuola alla piattaforma tecnologica (cioè Facebook, Google-Youtube) perché il bullo sia smascherato. Ma questo non è possibile se la regola locale del contesto è la deresponsabilizzazione” (wired.it 9 gennaio).

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bullismocyberbullismosocial networktecnologia
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