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Il Vangelo della vita secondo papa Francesco

© FILIPPO MONTEFORTE/AFP

Credere - pubblicato il 27/09/13

Dalla telefonata a sorpresa alla donna che aveva deciso di non abortire ai discorsi ufficiali: lo stile originale del “magistero sulla vita” di Bergoglio

di Vittoria Prescindaro

L’ha chiamata per nome. «Ciao Anna, sono papa Francesco». E lei si è sentita confermata in quella scelta fatta con sofferenza, tra mille dubbi e calcoli sul futuro. La signora Romano, che ha deciso di portare avanti la gravidanza da sola, il 5 settembre ha ricevutola telefonata del Papa. Era stata a Roma, in piazza san Pietro, qualche mese prima e poi aveva scritto la sua lettera indirizzata a papa Francesco. «Non avrei mai immaginato che un giorno il Pontefice potesse azzerare ogni distanza tra noi chiamandomi al cellulare come fosse un caro e saggio amico», ha raccontato.

Ormai le telefonate di Francesco quasi non fanno più notizia. Il Papa che cerca il contatto diretto con le persone sembra aver inaugurato uno stile di relazione che – dalla finestra e dal sagrato di piazza san Pietro, nei viaggi apostolici, durante le celebrazioni a Santa Marta o nei colloqui personali – punta al “tu” della persona. Parla a milioni, ma ciascuno si sente interpellato nella sua storia, chiamato per nome. Bergoglio non cita la “legge”, non parla di norme e dottrina in generale, ma racconta la sostanza di una fede che passa attraverso una storia fatta di persone e una relazione con un «Padre che sempre attende e perdona», come non si stanca mai di ricordare.

Anche il tema della vita Francesco l’ha inquadrato in questa chiave, come ha analizzato in un commento sul Corriere della Sera il vaticanista Luigi Accattoli, il 13 agosto scorso, all’indomani del messaggio inviato ai vescovi del Brasile per la Settimana nazionale della famiglia. «Sbagliano quanti sostengono che Bergoglio disattende la battaglia per la vita nella quale tanto si erano spesi i predecessori Ratzinger e Wojtyla», scrive Accattoli. «Non la disattende ma la svolge con tre novità di rilievo: non entra in diretta polemica con le leggi dei singoli Paesi, non scinde mai la difesa della vita prenatale dalla difesa di ogni vita, non pone l’etica della vita al centro della sua predicazione». Se l’occasione l’ha richiesto, non si è tirato indietro: il 12 maggio, durante il Regina Coeli, ha salutato i partecipanti alla Marcia nazionale per la vita: «Invito a mantenere viva l’attenzione di tutti sul tema così importante del rispetto per la vita umana sin dal momento del suo concepimento. A questo proposito – ha aggiunto – mi piace ricordare anche la raccolta di firme che oggi si tiene in molte parrocchie italiane, al fine di sostenere l’iniziativa europea “Uno di noi”, per garantire protezione giuridica all’embrione, tutelando ogni essere umano sin dal primo istante della sua esistenza».

In tutti gli altri interventi il tema, però, è stato sempre analizzato in un’ottica più generale: la “vita”, per Francesco, va considerata non soltanto al momento del concepimento, ma in tutte le sue fasi. Lo ha detto con chiarezza nel citato messaggio ai vescovi del Brasile: «Di fronte alla cultura dello scarto, che relativizza il valore della vita umana, i genitori sono chiamati a trasmettere ai loro figli la consapevolezza che essa deve essere sempre difesa, sin dal grembo materno, riconoscendovi un dono di Dio e garanzia del futuro dell’umanità, ma anche nella cura degli anziani, specialmente dei nonni, che sono la memoria viva di un popolo e trasmettono la saggezza della vita».

Anche nel messaggio indirizzato il 17 luglio ai cattolici di Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda, in occasione dell’annuale Giornata per la Vita, Francesco è ritornato a inquadrare il discorso in una cornice più ampia: «Anche i più deboli e i più vulnerabili, i malati, gli anziani, i non nati e i poveri, sono capolavori della creazione di Dio, fatti a sua immagine, destinati a vivere per sempre, e meritevoli della massima riverenza e rispetto». Il Papa, citando il Salmo 150, ha detto di pregare «affinché la Giornata della Vita contribuisca a garantire che la vita umana riceva sempre la protezione che le è dovuta, in modo che “tutto ciò che respira possa lodare il Signore”» L’illustrazione più articolata del pensiero di Francesco sul tema si è avuta nella Giornata dell’Evangelium Vitae, nel contesto dell’Anno della fede, il 15 e 16 giugno scorsi.

In un discorso strutturato nei consueti tre punti («la Bibbia ci rivela il Dio Vivente, il Dio che è Vita e fonte della vita; in secondo luogo, Gesù Cristo dona la vita, e lo Spirito Santo ci mantiene nella vita; terzo, seguire la via di Dio conduce alla vita, mentre seguire gli idoli conduce alla morte»), il Papa ha ricordato: «Il cristiano è una persona che pensa e agisce nella vita quotidiana secondo Dio, una persona che lascia che la sua vita sia animata, nutrita dallo Spirito Santo perché sia piena, da veri figli. E questo significa realismo e fecondità. Chi si lascia condurre dallo Spirito Santo è realista, sa misurare e valutare la realtà, ed è anche fecondo: la sua vita genera vita attorno a sé».

Tags:
bioeticapapa francescovita
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