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Madre Teresa di Calcutta: mistica e manager

Ciric International
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Il ricordo di Franca Zambonini della piccola "matita di Dio"

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha voluto fissare la Giornata internazionale della carità, che si celebra quest’anno per la prima volta, nella data della sua morte avvenuta nel 1997, il 5 settembre: d’altra parte chi più di madre Teresa di Calcutta è diventata paradigma per il mondo dell’amore senza preclusioni verso il prossimo? Il 2013 segna anche il decennale della beatificazione della religiosa fondatrice delle Missionarie della carità, proclamata beata da Giovanni Paolo II il 19 ottobre del 2003. Dello straordinario carisma di questa piccola suora Aleteia ha parlato con Franca Zambonini, che è stata vice direttore del settimanale Famiglia cristiana e ha conosciuto da vicino madre Teresa descrivendola nel libro "La matita di Dio", l’espressione con cui amava definirsi.

Come è avvenuto il suo primo incontro con madre Teresa?

Zambonini: La incontrai a Roma quando venne all’Accademia dei Lincei a ritirare il premio Balzan per l’umanità, la pace e la fratellanza tra i popoli che le era stato assegnato per l’abnegazione con la quale si era dedicata sempre ai poveri. Come gli altri giornalisti presenti le feci qualche domanda ma lei mi disse: "Sono fuori posto qui. Vieni a Calcutta". Mi sembrò un’idea bizzarra lì per lì ma poi  ci andai e trascorsi un mese seguendo lei e intervistando le persone che la conoscevano e l’aiutavano. Un’esperienza faticosa e affascinante: da lì nacque il libro "La matita di Dio".

Cosa l’ha colpita di più di madre Teresa?

Zambonini: Ciò che colpiva chiunque la incontrasse: avere di fronte una persona estremamente determinata, fermissima nelle sue convinzioni, ma allo stesso tempo disponibile, "buona" se si può usare questo aggettivo senza scadere nel "santino". Era piccola, piccolissima, bisognava chinarsi per parlare con lei, ma aveva una personalità fortissima e dava risposte pronte e pungenti. Nessuno riusciva a dirle di no, non perchè fosse già considerata santa, ma per la sua grande capacità di attrarre le persone.

Capitò anche a lei?

Zambonini: Sì! Dopo la caduta di Enver Hoxha, il dittatore albanese, madre Teresa riuscì a tornare nel paese di origine dei suoi genitori dove aprì una casa per donne anziane povere. Io mi ero recata in Albania per seguire le prime elezioni libere del 1991 e la incontrai in questa casa: "Invece di stare sempre lì a scrivere – mi disse – perchè non dai una mano?". E così lasciai il mio taccuino e mi misi a scaricare sacchi di riso. Il suo modo di fare brusco ma affettuoso convinceva chiunque: una sua preghiera diventava un ordine! A Calcutta c’erano tantissimi volontari europei ma soprattutto americani disponibili ad andare a cercare i poveri per portare aiuti. Madre Teresa aveva un grande fascino nel conquistare le persone. In Libano con la sua capacità organizzativa e l’aiuto dei volontari riuscì a portare aiuto a migliaia di ragazzini.

Se ci fosse stata oggi, con la crisi siriana?

Zambonini: Sarebbe corsa subito, con un pò di suore e di volontari. Ad aiutare, ma anche a condannare l’uso delle armi chimiche che fanno strage di innocenti.

Però a madre Teresa è stato rimproverato di non incidere con il suo operato sulle cause profonde della povertà…

Zambonini: Madre Teresa non lottava contro la povertà, che è un’idea generica, ma aiutava "il" povero. In questo senso non si occupava di politica, solo di aiuto immediato. Ma d’altra parte non era il suo mestiere quello di rimuovere le cause della povertà e del disagio sociale. Ricordava che Gesù aveva detto "i poveri saranno sempre con voi".

Da dove nasceva la sua forza?

Zambonini: La fede era la sua fonte, era profondamente religiosa. Riusciva ad essere insieme una mistica e una manager, due cose apparentemente inconciliabili. Una grande organizzatrice, un genio del realizzare le cose, ma che quando pregava si immergeva profondamente nel colloquio con Dio. Come tutti i grandi mistici – S. Giovanni della Croce, Santa Teresa d’Avila – passò attraverso periodi di buio, ma la sua fede non venne mai meno.

Cosa resta del suo insegnamento oggi?

Zambonini: Il suo esempio, ciò che ha fatto, ciò che ha sacrificato di sè per amore del prossimo. E’ un esempio difficile da seguire nella sua radicalità, ma non è una questione di tempi di crisi o meno: se si è generosi di cuore, il modo di aiutare si trova sempre.

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