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Bambini disabili: “Per contare devono essere contati”

KATE HOLT / AFP
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Presentato il Rapporto Unicef 2013 sulla condizione dell’infanzia nel mondo. Pochi dati ufficiali e progressi limitati nelle politiche di inclusione

Nel mondo un bambino su 20 ha una disabilità, che spesso si traduce in una discriminazione che lo penalizza per una vita intera. Si stima che “circa 93 milioni di bambini al di sotto dei 14 anni, convivono con una disabilità moderata o grave e, nei Paesi in via di sviluppo, i bambini con disabilità sono gli ultimi tra gli ultimi”. Giacomo Guerrera, presidente Unicef Italia, ha introdotto così a Roma la presentazione dell’annuale Rapporto dell’Unicef sulla condizione dell’infanzia nel mondo, quest’anno dedicato a “Bambini e disabilità”. “Si stima che circa 165 milioni di bambini sotto i 5 anni abbiano un ritardo nella crescita o siano cronicamente malnutriti – ha sottolineato Guerrera – vale a dire circa il 28% dei bambini sotto i cinque anni nei Paesi a basso e medio reddito, mettendoli a serio rischio di disabilità”.

Proprio quello dei dati è uno dei nodi cruciali. Secondo Unicef infatti esistono pochi dati affidabili a livello mondiale sul numero dei bambini con disabilità e sulla qualità della loro vita. In ogni caso, sarebbero davvero pochi i governi che hanno piani di intervento adeguati. “Affinché i bambini con disabilità contino, devono essere contati: alla nascita, a scuola e nella vita” ha detto il direttore dell’Unicef Anthony Lake in Vietnam, in occasione del contemporaneo lancio internazionale del Rapporto. Lake ha anche indicato una proposta di metodo per i governi che intendano seriamente affrontare la questione: “I bambini con disabilità e le loro comunità avranno benefici se la società si concentra su ciò che essi possono realizzare, anziché su ciò che non possono fare”.

Torna alla mente una delle prime immagini simbolo del Pontificato di papa Francesco. Alla fine della messa di Pasqua, il papa, passando tra la gente, ha cercato e abbracciato un bambino affetto da paralisi cerebrale visto nella folla, Dominic Gondreau. Suo padre Paul, il giorno dopo, spiegò: “La nostra cultura tende a guardare i disabili come persone che dipendono così tanto dagli altri e possono contribuire poco – se non niente – alla vita delle persone intorno a loro”; e invece “l'abbraccio di papa Francesco a mio figlio ha ribaltato completamente questa logica”. Dominic “ha mostrato alla gente come si ama” (Vinonuovo.it, 3 aprile).

Tornando al Rapporto Unicef, qual è la situazione in Italia? Anche qui i dati dettagliati sulla disabilità infantile, secondo Unicef, sono pochi e non sempre aggiornati. Secondo i numeri più recenti forniti dal ministero dell’Istruzione, il numero degli studenti con disabilità nell’anno scolastico 2011/2012 è stato complessivamente di 215.590 unità contro le 208.521 dell’anno scolastico precedente.

Alla presentazione del Rapporto c’era tra gli altri Maria Cecilia Guerra, viceministro del Welfare, che ha manifestato la sua “vergogna” per la condizione di quei “genitori che chiedono agli insegnanti di bocciare i figli disabili per poterli mantenere più al lungo all’interno di una struttura protetta”.

L’investimento per il welfare in Italia negli ultimi 20 anni è andato sempre calando. Cristiano Gori, esperto di Politiche sociali, definisce il “welfare sociale” addirittura la “cenerentola del welfare italiano” e spiega che solo Italia e Grecia nell’Europa a 15 non hanno “realizzato alcune delle riforme nazionali sul welfare sociale” in specie “non autosufficienza, povertà e piano nidi”. Questa implica che in un Paese che spende solo lo 0,1% del Pil contro la povertà, sono zero “i diritti ai servizi di welfare sociale”. Infatti “le persone malate hanno diritto all’assistenza sanitaria e quelle in età scolare all’istruzione” ma “anziani non autosufficienti, individui con disabilità, famiglie povere non hanno diritto a una risposta da parte dei servizi pubblici” (Il Sole 24 Ore, 27 maggio).

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