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E se Etty Hillesum potesse insegnarvi a pregare?

ETTY HILLESUM

Public domain

Edifa - pubblicato il 06/05/21

Grande figura della spiritualità contemporanea, Etty Hillesum ha scoperto Dio durante l'occupazione nazista. Morì nel 1943 ad Auschwitz all'età di 29 anni. Durante gli ultimi tre anni della sua vita, ha fatto un cammino sorprendente che può aiutare tutti noi a coltivare la nostra vita di preghiera.

diLuc Adrian

Dalla pubblicazione negli anni Ottanta del suo diario e di alcune lettere, Etty Hillesum non ha mai smesso di suscitare interesse e curiosità, al punto da diventare un esempio per i nostri tempi. Il domenicano Yves Bériault ci spiega perché e come questa giovane ebrea olandese può insegnarci a pregare.

Etty Hillesum, giovane ebrea agnostica, come ha fatto a scoprire Dio e questa comunicazione-comunione con Dio che è la preghiera?

Etty è una ragazza intelligente, colta e “moderna”. Sente un vuoto esistenziale così profondo dentro di sé che è tentata di porvi fine, di fuggire da questa realtà interiore divenuta insopportabile, tanto più che gli eventi esterni sono diventati opprimenti. È consapevole di non saper amare come vorrebbe, di vivere dei conflitti con i suoi genitori e soprattutto con sua madre. Desidera uscire dal suo egocentrismo e da questa mancanza di direzione che la angoscia e la deprime, ma non sa come. Così decide di farsi aiutare e su richiesta del suo terapeuta, inizia a meditare per mezz’ora al giorno, ogni mattina. Julius Spier la invita ad aprirsi a questa vita interiore che la abita, anche se, per il momento, è un luogo di tensioni e di paure.

La meditazione darà frutti?

Sì, la meditazione la porta ad assaporare le cose, a sperimentarle, ad accogliere la vita che la circonda, piuttosto che cercare di analizzare e giudicare tutto. Questi momenti di raccoglimento diventano una ginnastica quotidiana in cui può ricaricare le batterie e che lei chiama la sua “ora di pace”.

È già preghiera?

Non ancora, ma questa accoglienza della vita diventerà gradualmente accoglienza di Dio che è la Vita. Lo scopo dell’esercizio sarà quello di “far entrare un po’ di Dio dentro di sé”, secondo le sue parole. Etty dubitava della sua capacità di amare, ed ecco che inizia ad assaporare un amore che gradualmente la fa uscire da sé stessa, la porta ad aprire gli occhi sull’afflizione del mondo. Questa metamorfosi è una vera e propria conversione: Etty si abbandona a poco a poco all’azione di Dio in lei, a questa nuova intimità che la salva in qualche modo da sé stessa e da una spirale mortifera.

La preghiera le diventa necessaria?

Indispensabile. Questo rigenerazione con cui rinnova le sue forze non conosce più tregua dentro di lei: “È come se qualcosa in me si fosse concentrato in una preghiera continua, non cessa di pregare dentro di me, anche quando rido o scherzo”. Una preghiera del cuore, intensa, incessante, alla ricerca di Dio nelle più piccole pieghe del dramma che si svolge intorno a lei. Etty vi trova il coraggio e la pace profonda che le permettono di affrontare le turbolenze di un’epoca che non aveva avuto precedenti in Europa.

Perché i cristiani si interessano alla sua preghiera?

Etty è ebrea, anche se non pratica. Non menzionerà mai il nome di Cristo, anche se si potrebbe pensare che sia abitata da Lui. Tuttavia, ritroviamo nella sua preghiera tutti gli accenti e i diversi “modi” della preghiera cristiana. Ciò che mi commuove è vedere che la preghiera nasce in lei perché si riconosce povera: è consapevole della sua fragilità e della debolezza dei suoi mezzi. Per questo si abbandona completamente nelle mani di Dio.

Prega sempre e ovunque?

In ogni luogo. Ne parla quando sente parlare del gruppo di carmelitani appena arrivati a Westerbork, tra cui Edith Stein, un’ebrea tedesca convertita al cattolicesimo. Venendo a sapere che i religiosi si aggiravano tra le baracche recitando il rosario, scrive: “E non è forse vero che si può pregare ovunque, sia in una baracca di legno che in un monastero di pietra, e più in generale in qualsiasi luogo della terra che piace a Dio, in questi tempi turbolenti?”

In fondo, Etty non dice delle preghiere: diventa una preghiera…

Esattamente. Potremmo affermare che pregava come respirava! E la gioia diventa una componente fondamentale di questa preghiera nonostante le tempeste: “Trovo bella la vita e mi sento libera. In me i Cieli si dispiegano, vasti come il firmamento sopra di me”. Quando Etty lascia il campo di Westerbork per andare ad Auschwitz, è diventata una mistica, ubriaca di Dio. Un “Alleluja” sale continuamente alle sue labbra, come un canto dal cuore. La sua preghiera diventa incessante, con questa consapevolezza viva che Dio è con lei e che lei è con Lui, non importa quanto profonda sia l’oscurità in cui sprofonda, fino alla sua offerta finale.

Tags:
etty hillesumpreghiera
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