Aleteia logoAleteia logoAleteia
lunedì 26 Febbraio |
Aleteia logo
Spiritualità
separateurCreated with Sketch.

7 elementi per capire cos’è e cosa non è un ritiro spirituale

pokusa nawiedza kobietę podczas modlitwy

fizkes | Shutterstock

Catholic Link - pubblicato il 27/02/23

di María Belén Andrada

Un ritiro spirituale è qualcosa che Gesù raccomandava anche ai Suoi apostoli. Se mi dite “Non ricordo in quale Vangelo lo ha detto”, vi darò una mano.

Ricordate quando si allontanava andando in un luogo appartato per pregare e come prendeva alcuni apostoli perché Lo accompagnassero? Prima di prendere una grande decisione, prima di una prova, prima di una missione… lo raccomandava con il Suo esempio.

Ma cos’è e cosa non è un ritiro spirituale? Vi dirò “cosa non è”, solo per poter spiegare “cos’è”.

1. Non è un’occasione per fare tanti propositi

Se uscite dal ritiro con una lista di propositi più lunga di quella del supermercato, qualcosa non è andato come doveva.

Un ritiro, più che un lunghiessimo elenco di quello che si vuole fare o smettere di fare, dev’essere un’opportunità per trarre (pochi) punti su cui migliorare. Uno, tre… non di più, anche se la cosa può essere flessibile e il direttore spirituale vi orienterà meglio di quanto possa fare io.

È vero, però, che se si hanno vari punti di “lotta”, forse si può finire per disperdere o per dimenticarne la metà. Stabilite pochi punti e lavorateci su con costanza. Vedrete che risulterà più proficuo.

2. Un ritiro spirituale non definirà la vostra santità

È capitato a tutti di terminare un ritiro con un’aureola che fluttua sopra la testa e immaginando di iniziare una vita nuova, solo per arrivare a casa e gridare con impazienza a un fratello.

No, un ritiro spirituale non definirà la vostra santità, né cambierà quello che siete – i vostri difetti, i gusti, le debolezze… -, ma aiuterà a lottare meglio contro quello che a volte ci butta giù.

Ci saranno spazi per vedere come si procede nella santità. Forse non si vedranno grandi cose, ma piccoli cambiamenti che aiuteranno a definire i nuovi punti di “lotta” su cui concentrarsi.

3. Non è una maratona spirituale

Immaginate di arrivare a un ritiro, di inginocchiarvi davanti al Santissimo – ottimo! – e di rimanere tutta la notte a vegliare in adorazione. È splendido! Dubito, però, che il giorno dopo sarete sufficientemente svegli per continuare a pregare. La cosa più probabile è che vi addormentiate durante la meditazione o nelle conferenze, senza capire niente di quello che vi viene detto.

O immaginate di leggere un libro di spiritualità dopo l’altro, come a competere con voi stessi su quanti libri potete leggere. E il silenzio per dialogare con Lui?

Capite? Leggere libri di spiritualità è ottimo, adorare il Santissimo è ottimo, recitare Rosari è ottimo… ma bisogna procedere con calma. Non trasformate queste buone norme di pietà in un delirio mistico che non vi lascia pregare con tranquillità.

Un ritiro spirituale è proprio questo: un momento per pregare con più calma. Farete adorazione del Santissimo, leggerete libri e le Sacre Scritture, pregherete la Madonna… ma questi non sono fini. Sono mezzi per ascoltare meglio Dio, per fare silenzio interiore.

Diceva San Josemaría:

“’Cosa faremo tu ed io in questi giorni di ritiro?’, si chiedeva San Josemaría in un’occasione, e rispondeva: ‘Trattare molto il Signore, cercarlo, come Pietro, per avere una conversazione intima con Lui. Badate bene che dico conversazione: un dialogo di due persone, faccia a faccia, senza nascondersi nell’anonimato. Abbiamo bisogno di questa preghiera personale, di quell’intimità, di quel modo di trattare direttamente con Dio Nostro Signore”.

4. Un ritiro spirituale non è un’opportunità per mettersi al corrente delle ultime novità con gli amici

Fa molto piacere incontrare persone che non si vedono da tanto tempo, e si può quindi avere la tentazione di trascorrere il tempo mettendosi al corrente delle novità. Non dimenticate, però, che è il momento più riservato che potete avere nell’anno per ricollegarvi all’Amico che vi ha invitati a trascorrere qualche giorno con Lui.

Scollegatevi dal resto e collegatevi a Lui. Aggiornatevi su di Lui. Dopo il ritiro ci sarà tempo per parlare con gli altri. Approfittate del tempo con Gesù!

Madre Teresa diceva che “il silenzio ci offre una visione nuova di tutte le cose”. Per quanto possa essere difficile riuscirvi, non perdete l’opportunità di riservare un tempo di silenzio solo a Lui.

5. Non è uno spazio per informarsi

Se siete una persona che ricorre spesso a mezzi di formazione o avete una vita interiore molto profonda, questo punto fa per voi. Vi parlerò di una grande tentazione che possono affrontare soprattutto coloro che hanno già certe conoscenze dottrinali, filosofiche, teologiche, ecc.: “Questo lo so già”. È questa la grande tentazione. Ascoltare con scetticismo – o non ascoltare nemmeno – una conferenza o una meditazione, perché si capisce già quello che si sta dicendo o lo si è letto in precedenza.

Pensate che un ritiro non è un luogo per informarvi. In effetti, magari sapete già quello che state ascoltando, ma pensate ai santi, e ai Papi che fino a età avanzata, fino alla fine della loro vita, facevano ritiri spirituali. Credete che li facessero perché volevano imparare qualche verità dottrinale nuova?

Gli interventi che ascolterete non vi serviranno tanto per informarvi, ma vi aiuteranno a pensare, anziché a “Questo già lo conosco”, a “Questo come lo vivo?”

6. Non è “il” luogo per ricevere i sacramenti (tranquilli, ora lo spiego meglio!)

Permettetemi di spiegare. Ovviamente riceverete i sacramenti, l’Eucaristia, la Confessione. È ovvio che avrete l’opportunità di ricevere direzione spirituale. Non discuto nulla di tutto questo, è ottimo. È eccezionale. Ed è quello che accadrà.

Mi riferisco al fatto che potremmo andare al ritiro spirituale con l’intenzione di confessarci, di comunicarci… e poi non portare avanti queste intenzioni nelle altre settimane dell’anno. Come se quei 3, 5 o 7 giorni di ritiro spirituale fossero il momento di farlo, ma poi quegli spazi di intimità con il Signore rimanessero una cosa isolata.

Un ritiro spirituale è un momento propizio per elaborare nuove mete per la propria vita interiore, pensando magari alla cadenza che vi sembra adeguata per confessarvi. Chiedetevi se andate a Messa tutte le domeniche, e se lo fate, se avete la possibilità di andarci qualche altra volta durante la settimana.

I sacramenti sono un grande dono. Enorme. Più lo capiamo e ne approfittiamo, meglio sarà per noi e per il nostro rapporto con Dio.

7. Un ritiro spirituale non è “una cosa da fare una volta all’anno”

Fare un ritiro una volta all’anno aiuta molto, lo raccomando davvero. Lo raccomandano anche molti santi, nonché gli autori di testi di spiritualità. Ma non è un obbligo: se lo scegliete, fatelo liberamente!

Non consideratelo “una cosa da fare una volta all’anno”. In generale, tutto ciò che compone un progetto di vita spirituale è, più che un’imposizione, un invito che il Signore invia in una busta profumata e sigillata con amore. Qualcosa che aspetta la nostra risposta.

Si raccomanda di farlo una volta all’anno perché ci permetterà di vedere cosa ci siamo proposti nell’anno passato. Ci aiuterà a stabilire nuovi propositi. Vedremo cos’è cambiato nella nostra vita. Avremo l’opportunità di riprogettare le cose in base alle nuove esperienze e alla nostra realtà presente. Scopriremo nuovi orizzonti che Dio vuole proporci, nuovi progetti da elaborare insieme.

Pensateci: è fin troppo facile dimenticare le nostre ispirazioni e mete da un mese all’altro, e dodici mesi sono tanti. Conviene fare una piccola analisi almeno una volta all’anno, perché le buone intenzioni non cadano nel dimenticatoio.

Per questo, non è una cosa che “si deve fare”, come qualcosa che si fa per impegno, per non fare brutta figura con la comunità o il movimento, o con Dio stesso. È un privilegio, e quando se ne coglie la ricchezza, non lo si vorrà perdere l’anno successivo.

Un’osservazione extra per concludere

Vi ho detto le tante cose che un ritiro spirituale può essere o non essere. Vi aiuteranno a capire meglio a cosa vi accostate quando decidete di farne uno, o magari a decidere di farlo.

C’è però un ultimo “Un ritiro spirituale è…”: un sacrificio, ovvero implica un piccolo sforzo lasciare le tante cose che dobbiamo fare (o che vorremmo fare).

Nel mio caso, una volta ho dovuto rinunciare al concerto di un gruppo che veniva nel mio Paese e che morivo dalla voglia di vedere. Ve loi dico solo perché potrebbe acccadervi qualcosa del genere.

E tuttavia vale la pena! Dio vi ricompenserà di tutto quello che avete messo tra parentesi per prendervi una pausa per stare al Suo fianco.

Concludo con una frase di Papa Francesco:

“In mezzo a tutte le nostre attività spesso trascuriamo l’essenziale: la vita spirituale, la nostra relazione con Dio. Fermiamoci a pregare!”

Qui l’articolo originale pubblicato su Catholic Link.

Tags:
ritiro spirituale
Top 10
See More