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Dall’islam al cattolicesimo, la forte conversione di Inès

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Domitille Robert - pubblicato il 21/02/23

Inès, 20 anni, fino a un anno fa era musulmana. Poi ha scoperto Cristo, e ora è catecumena a Parigi. “Cristo è il dono che mi è stato fatto”, dice ad Aleteia. “Trasforma la vita”

Nella cappellania della Sorbona a Parigi, Inès, 20 anni, offre la sua testimonianza con un sorriso sul volto e un tocco di umorismo. Oggi la ragazza è catecumena, e riceverà il Battesimo. Radiosa, Inès

sembra essere realizzata nella sua nuova vita da cattolica. Certa di essersi imbarcata in una grande avvventura, confessa: “Le conversazioni con me dopo cinque minuti iniziano a riguardare questioni di fede… in un modo direi inspiegabile!”

Dall’estate scorsa ha scoperto l’evangelizzazione nelle strade: “Si tratta di andare incontro a qualcuno quando lo fa Cristo”. Opponendosi al discorso “Vivi bene la tua vita finché sei felice”, la ragazza è convinta che ciò che rende davvero felici le persone sia Cristo, ed è coinvolta nelle attività della cappellania della sua università.

Per Inès, la fede è un dono prezioso che vuole condividere, e incarna questa grazia nella sua vita quotidiana attraverso la gioia che trasmette.

La ragazza non è sempre stata cattolica. Allevata nella religione islamica, fino al 2021 non ha avuto dubbi sul fatto che la fede musulmana fosse quella giusta e definitiva. “Se dovevi credere in Dio doveva avvenire attraverso l’islam, non altro”, ricorda. La fede di questa brillante studentessa di Filosofia era principalmente intellettuale. Analizzando la sua vita, oggi percepisce che le esperienze di fede che ha avuto da bambina sono state un segno del fatto che Dio la preparava alla conversione già da molto tempo. Ricorda che quando aveva 7 anni era in macchina con lo zio e improvvisamente è stata “come colpita da un fulmine”, avendo la sensazione di essere “legata al potere di Dio”. Momenti come questo si sono verificati varie volte durante l’adolescenza, un periodo caratterizzato dai dubbi.

“Nella mia vita interiore ho avuto momenti di vera aridità spirituale”. “Sono andata in tutte le direzioni pensando che stavo cercando me stessa, senza vedere che c’era un altro problema”: “quello di sapere cos’era Dio per me, il ruolo che svolgeva nella mia vita e chi ero io in relazione a Lui, una domanda alla quale l’islam non dà una risposta”.

Oggi tutto è più chiaro per Inès, che nel cattolicesimo ha trovato risorse inestimabili. Anche se prima aveva “un po’ di fede intellettuale”, la sua conversione è stata soprattutto spirituale, e percepisce che il suo “modo di vivere l’interiorità non è la stessa cosa” da quando è diventata cristiana. La sua fede è molto più incarnata, e anche il suo rapporto con Dio è cambiato molto. Particolarmente sensibile al mistero della croce, si sente costantemente accompagnata da Dio, soprattutto nella sofferenza. Chiamata e toccata da Cristo, spiega: “Gesù è la persona della Trinità che mi ha riconciliato con Dio”.

È stato durante il suo primo anno di studi preparatori in Letteratura, quando stava attraversando un periodo particolarmente difficile, che la vita di Inès ha preso una direzione diversa. In quel momento la ragazza ha rifiutato Dio, incolpandolo per il suo dolore. “Se Gesù non fosse venuto a salvarmi, penso che avrei perso la mia fede”, conclude oggi.

Un giorno, profondamente disperata, è entrata in una chiesa. Guardando una croce, non ha “visto” niente, ma ha udito. Come se qualcuno stesse parlando con lei, ha sentito la forza di Gesù. Nel momento in cui ha lasciato la Chiesa, Inès ha capito che “qualcosa era cambiato all’improvviso”.

Qualche tempo dopo la sua prima conversione, Inès ha affrontato nuovamente prove e incertezze. Ancora una volta, Cristo è venuto a lei “in un modo un po’ diverso rispetto alla prima volta, che era stata bella e molto libera”. È stato allora che si è detta che i suoi genitori avrebbero sofferto. “Non abbiamo tagliato i ponti, ma non è facile”. Il rapporto con la sua famiglia, ancora musulmana, praticante, è complicato. Inès prega tutti i giorni per la conversione dei suoi cari, come per quella di tutti i musulmani. Vive il senso di comunità tipico del cristianesimo con i suoi amici e la cappellania. “La gioia di condividere la fede con i fratelli e la comunione dei santi” erano qualcosa che le mancava nell’islam, “una religione piuttosto individualista”.

Leggere la vita dei santi

Oggi Inès legge regolarmente la vita e gli scritti dei santi, e confida di trovare “una ricchezza inestimabile” negli scritti di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori. “Penso che mi abbia colpita perché il mio rapporto con le prove è sempre molto complicato”. Questo santo l’ha aiutata ad accettare che “la croce non si sceglie”, e che “è attraverso le croci più dolorose che si viene santificati maggiormente”.

“È molto difficile dire con perfetta unità di cuore ‘Signore, grazie per questa sofferenza, perché se la uso bene mi avvicina a Te’”, ammette Inès.

Il suo Vangelo preferito è quello di San Giovanni, “di una bellezza che trovo straordinariamente toccante. Più lo leggo, più diventa profondo”. Inès sente anche di essere stata accompagnata per molto tempo da Santa Teresina del Bambin Gesù, e dalla sua vita ha tratto una grande lezione sulla santità: “Santa Teresina è così perfetta!”, dice, sottolineando che ha trovato nella santa una vita interiore enorme, “solo più nascosta perché è molto inserita nel mistero di Dio”.

Anche se in famiglia ha sentito dire che “i cattolici sono pagani che pregano i santi”, Inès trova in questi un grande sostegno spirituale nella sua giornata, notando una moltitudine di “piccoli segni estremamente significativi” e testi che si dimostrano “straordinariamente adatti” a quello che sta sperimentando.

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