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Maltrattati dalla vita, Yannick e Carine dicono “Sì”!

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Frank Toussaint / Lazare (https://franktoussaint.be/)

Raphaëlle Coquebert - pubblicato il 03/01/23

Dopo una vita caotica, Yannick e Carine, entrambe sessantenni, si sono conosciuto attraverso l'associazione Lazare (coabitazione tra giovani professionisti e persone con problemi), e hanno deciso di sposarsi

Le favole non riguardano esclusivamente l’infanzia. Yannick e Carine hanno percorso un lungo cammino. Lei, originaria di Mons (Belgio), ha visto la sua vita cambiare con il primo matrimonio, a 24 anni: vittima di un marito violento, ha piegato la testa per otto anni, fino al giorno in cui si è resa conto che i suoi due figli erano in pericolo.

Ha preso le sue cose e ha iniziato una vita di fuga da una città all’altra, attanagliata dalla paura. Dotata di una bella voce, è riuscita a sopravvivere facendo radio e diventando presentatrice di karaoke. Un giorno del 2001 le hanno trovato dei noduli nelle corde vocali: impossibilitata a lavorare, è passata di ostello in ostello fino a quando qualcuno le ha parlato dell’associazione Lazare di Bruxelles, l’unica esistente in Belgio.

Un sopravvissuto

Anche Yannick non ha avuto una vita facile. Bretone originario di Saint-Malo, ha lavorato, tra le altre cose, su un peschereccio prima di cadere in una grave dipendenza dall’alcool. Anche lui ha conosciuto i “pellegrinaggi” in residenze temporanee – Les Petits Riens, Esercito della Salvezza, Poverello…

Quando, nel 2018, ha deciso di ricorrere a Lazare, ha rotto con i suoi demoni: a base di pugni, per porre fine all’autodistruzione, è diventato sobrio dalla sera alla mattina, basandosi sul suo orgoglio.

Pratico e deciso, è diventato uno dei pilastri della residenza: “È un uomo sensibile e servizievole”, afferma Thomas, 29 anni, che ha lavorato per due anni con lui. “Si coinvolgeva molto nella vita comunitaria: ad esempio nel giardino, dove piantava fiori e verdura, e in cucina. Ci invitava a mangiare le cose che cucinava, come la cotognata o tortine bretoni di grano saraceno, il suo cibo preferito”. E aggiunge, non senza malizia: “Bisogna dire che ama la Bretagna! Il suo insulto peggiore è ‘marinaio di acqua dolce’ o ‘marinaio della domenica’!”

Generoso, Yannick era anche volontario in una fattoria didattica e allenatore di una squadra di calcio. Viveva lì da più di tre anni quando ha conosciuto Carine.

Un’“addomesticazione” dolce

A Bruxelles, la casa Lazare per donne e uomini è separata solo da un garage per le biciclette: si offrono attività come giochi da tavolo, pasti di festa e balli, e ci si ritrova nel giardino per prendere un caffè o un tè.

Carine ricorda: “Nonostante la mia paura per gli uomini, mi sentivo bene con Yannick. Ha un grande senso dell’umorismo e mi ha fatto ridere. Mi sono abituata a sedermi accanto a lui. Alla fine sono stata io ad adocchiarlo! Il giorno in cui abbiamo parlato del nostro rispettivo passato mi ha detto che non si era mai sposato, ma che se avessi voluto…”

Dalla convivenza al sacramento

I due non hanno perso tempo: hanno un’età per essere nonni! Si è fatta strada la decisione di sposarsi. Hanno finalmente formalizzato la loro unione con un pasto festoso, organizzato con l’aiuto dei loro amici del negozio sociale Les Capucines; alcuni vicini del quartiere si sono uniti per preparare loro una cena speciale col sapore della Bretagna: cozze, calamari, brodo di pesce, torta…

“È stato un giorno magico, magico”, si rallegra Carine. “Yannick è un uomo meraviglioso, e ci ha commosso molto la collaborazione di tutti”. Thomas, presente insieme ad altri compagni di stanza di Lazare, aggiunge: “L’ambiente era festoso e toccante. Eravamo felici di unirci per alzare i calici al loro amore e rendere grazie per quello che sono”.

Matrimonio religioso

Carine e Yannick hanno lasciato Lazare dopo 4 mesi per lei e 4 anni per lui per vivere insieme. Il passo successivo al matrimonio civile è quello religioso.

Thomas ha spiegato che Yannick andava a Messa “con molta volontà” nella cappella di Lazare ed era diligente con le Lodi, celebrate ogni mattina.

“Al di là di una pausa di cinque anni dopo la morte di mio padre, non ho mai lasciato la mano di Dio”, dice dal canto suo Carine.

In questo racconto non ci sono fate o palazzi principeschi, ma preferiamo inserire il giardino dell’Eden e una moltitudine di angeli!

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