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“Le nuotatrici”, un film da non perdere

RAGAZZE ABBRACCIATE IN MARE SCENA DI THE SWIMMERS DA NETFLIX

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Catholic Link - pubblicato il 08/12/22

Dalla guerra in Siria alle Olimpiadi di Rio del 2016, due sorelle intraprendono un viaggio straziante come rifugiate, utilizzando in maniera eroica le proprie emozioni e le proprie abilità di campionesse di nuoto. Da una storia vera.

di María Claudia Arboleda

Non mi è mai piaciuta la gente che fa spoiler dei film, ma oggi vi racconterò delle cose che non posso tacere su un film che vale davvero la pena di vedere: “

Le nuotatrici
”.

Questa pellicola di Sally El Hosaini, oggi tra le più viste su Netflix, è basata sulla storia vera di due sorelle, Yusra e Sara Mardini, entrambe nuotatrici e con un padre che le allenava a diventare rappresentanti del loro Paese, la Siria, in varie competizioni.

Yusra, la sorella minore, è più disciplinata e vuole partecipare ai Giochi Olimpici, Sara è un po’ pià rilassata, ma è una ragazza forte e molto determinata.

La guerra cambia i progetti

Quando scoppia la guerra civile in Siria, le ragazze si vedono immerse in grandi difficoltà, con dubbi e incertezze per il futuro. Ogni giorno la situazione è più complicata. È stato impressionante vedere come, anche nelle più grandi avversità, le persone cercassero di mantenere un po’ di normalità nella propria vita.

Mi ha fatto interrogare su molte cose, a cominciare dal mio atteggiamento di fronte alla guerra, e chiedermi come mi pongo di fronte a una che si sta vivendo non molto lontano dal Paese in cui abito (la Spagna). È vero che la Spagna non confina con Russia o Ucraina, ma penso alle persone che vedono cadere le bombe a qualche chilometro di distanza e magari cercano di scrivere qualche lavoro per la scuola o l’università.

Non ho potuto non pensare alle persone che stanno soffrendo per la crudeltà dell’incertezza o per la paura per la vita dei propri cari.

Due eroine

Queste due ragazze, dopo molte discussioni, vedono la situazione del loro Paese deteriorarsi inesorabilmente. Un Paese che amavano e del quale erano orgogliose. Un Paese che volevano rappresentare, dal quale non volevano andare via.

Conoscendo le grandi difficoltà che affronteranno, decidono però di lasciare tutto alla ricerca di un “futuro migliore”, o meglio un futuro in cui la morte e le notizie della morte di amici o conoscenti non siano all’ordine del giorno.

Immagino cosa significhi lasciarsi tutto alle spalle, abbandonare la propria famiglia e tutti i propri averi per andare a cercare qualcosa di meglio per le persone che si ama. Una situazione in cui bisogna davvero privarsi di tutto quello a cui si tiene e congedarsi dai propri familiari senza sapere se sarà l’ultima volta che li si vedrà nella vita.

Mi si lacera il cuore pensando al modo in cui tante famiglie si separano per la guerra. Io mi sono separata dalla mia famiglia e mi ha fatto male nel profondo del cuore, ma ero certa che i miei cari sarebbero venuti a trovarmi. Queste due ragazze non avevano certezze, ma sono state tanto coraggiose da lasciarli per aprire la porta alla vita, a una vita migliore in Europa.

Non voglio raccontarvi il motivo per cui le definisco eroine. Dovete vedere “Le nuotatrici”, e quando l’avrete visto capirete la forza che hanno dimostrato queste due ragazze, che dopo essere arrivate sulla terraferma si sono viste circondate da milioni di giubbotti di salvataggio, che rappresentano le persone che sono fuggite e continuano a fuggire dal proprio Paese, dalla loro terra, dalla loro cultura, per arrivare in Paesi e città in cui spesso non sono desiderate.

Coraggio e determinazione

Mi ha colpito moltissimo la forza di Yusra, la sua determinazione, l’esempio che mi ha dato per comprendere che non sono le circostanze avverse a determinare quello che facciamo, e che anche nelle situazioni peggiori siamo liberi di trarre il meglio da noi stessi.

Lei ha preso la decisione di andare avanti, di continuare ad allenarsi nelle situazioni in cui tutti avrebbero pensato che non lo facesse. Ha voltuo usare gli strumenti che aveva a disposizione per portare avanti il suo sogno ed essere resiliente. Per alzare la testa e rendere orgogliosi quanti la conoscevano.

I rifugiati, una situazione attuale per riflettere

Il film “Le nuotatrici” mi ha risvegliato di fronte a una realtà che mi circonda ogni giorno.

Noi che abbiamo lasciato il nostro Paese lo abbiamo fatto cercando un futuro migliore. È difficile lasciarsi alle spalle la famiglia e tutta la nostra vita.

È duro, e non riesco a immaginare la situazione di tanti che se ne vanno sapendo di non poter tornare. Che hanno davvero perso tutto. Non riesco a immaginare cosa stia passando una persona per decidere di salire su una barca insicura sapendo che non c’è possibilità di tornare indietro. E non riesco a immaginare la mia vita sentendo di non appartenere ad alcun luogo, pensando di non avere un Paese e che nel posto in cui mi trovo molti non mi vogliano.

Credo che questo film aiuti a riflettere sulla situazione di molte persone e sulla nostra risposta alla situazione di tanti che hanno perso tutto. Persone che hanno bisogno di noi e che possiamo decidere di aiutare, non solo donando denaro o tempo, ma cercando di vivere le opere di misericordia e amando come Gesù ha amato gli estranei.

Qui l’articolo originale pubblicato su Catholic Link.

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