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Ipersensibilità: i segni che la svelano senza margine di errore 

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Shutterstock I tommaso79

Marzena Wilkanowicz-Devoud - pubblicato il 03/10/22

Riuscite a cogliere alla perfezione gli umori degli altri? Fate attenzione a ogni dettaglio? Volete capire tutto? Pensate più agli altri che a voi stessi? Forse dietro questi sintomi si nasconde una ipersensibilità. Ecco come capirlo con certezza.

Complicato”, “timido”, “iperattivo”, “collerico”, “ansioso” o ancora “depresso”… È così che alcuni, tra amici e parenti, hanno l’abitudine di etichettarvi. E se invece si trattasse di ipersensibilità, questa “diversa sensibilità” che riguarda tra il 20 e il 30% della popolazione, e che non è una malattia? 

Può essere genetica, può apparire per qualche tempo dopo un trauma, come un burn-out

Negli ultimi anni sono state pubblicate sull’argomento numerose opere, ma il primo libro che parla di ipersensibilità è apparso negli anni 1990. Il tema è stato toccato da Elaine Aron, psicologa americana. Lavorando nel proprio studio, ha osservato che ci sono persone che percepiscono il mondo in maniera un po’ differente: sono persone particolarmente empatiche e meno resistenti degli altri agli stimoli esterni. La psicologa ha allora notato che queste persone sentono tutto in modo più forte, e che non sono in grado di distaccarsi da quanto esperiscono. 

Non si tratta di una malattia vera e propria, ma l’ipersensibilità può nascondere vere sofferenze. È stato questo il caso di Clara, 35 anni, che conosce fin troppo bene come funziona questa assenza di filtro, la sindrome dell’impostore o ancora il tornare e ritornare a rimuginare le cose… 

Quando ho scoperto che la mia ipersensibilità aveva un nome – ha dichiarato ad Aleteia – e che c’era un nome preciso per quello che vivevo, ho provato un forte sollievo. 

Ecco i segni più importanti e più comuni a tutti gli ipersensibili, secondo Elaine Aron, autrice del bestseller Persone altamente sensibili

1La iper-empatia

WEB3 FRIENDS FOREST BACK VIEW WOMEN TOGETHER SUPPORT FRIENDSHIP Shutterstock

Si tratta della capacità fuori dall’ordinario di mettersi al posto dell’altro, permettendo di darsi pensiero di quel che provano le persone attorno a sé. La persona ipersensibile fa sempre più attenzione all’altro che a sé stesso. Il risultato? Può trovarsi invasa da emozioni che vengono dal suo entourage, fino a provare un vero malessere, come se la situazione la riguardasse direttamente. Di conseguenza, non riesce a godere della propria vita. L’empatia impedisce spesso di accettare che qualcuno abbia cattive intenzioni. La persona ipersensibile cercherà allora delle scuse al comportamento altrui. 

2Un cervello che rimugina incessantemente

Grazie alle sue capacità di analisi, la persona ipersensibile pensa di continuo, sta sempre a mettersi in discussione. In qualche modo, essa “ci vede” di più, talvolta anche troppo. Nelle situazioni nuove, invece di lasciarsi portare dagli eventi, preferisce prendersi delle distanze e “trattare” tutti i dati disponibili: la sua anima è programmata per registrare e analizzare tutti i dettagli, fino alle più piccole sfumature. Tutto il suo corpo assomiglia a un ricettore estremamente sensibile. Come sommersa, talvolta fa fatica a prendere decisioni ed esita molto prima di pronunciarsi. Poiché la persona ipersensibile sente le cose in modo molto acuto, e poiché vede più in là o più a fondo, è capace di denunciare verità sgradevoli individuando facilmente errori e anche imperfezioni. 

3L’ipersensibilità al mondo esterno

WOMAN, EYES CLOSED,

Sommersa da tutto quello che la circonda, da quello che vede, che sente, che esperisce, la persona ipersensibile è molto ricettiva a ogni dettaglio proveniente dal mondo esterno. Alcuni suoni, per altri neutri, possono provocare in lei una forte irritazione. Ad esempio le luci abbaglianti o certi odori forti… e può essere anche la voce stridula di un amico o la musica in macchina. La persona ipersensibile avverte ogni tensione nel proprio ambiente, come l’aria appesantita da una litigata: anche se non la riguarda, ne resta tramortita. 

4Il perfezionismo

Sul posto di lavoro, l’ipersensibile è interessato soprattutto dal lavoro in sé, e dall’obiettivo di fare il lavoro il meglio possibile. Non è interessato dagli intrighi o dalle strategie miranti a screditare gli avversari. Molto esigente, ama darsi sfide pur senza avere il senso della competizione. È l’idea di superarsi che lo motiva e non la voglia di surclassare gli altri. Tuttavia, poiché è discreto, l’ipersensibile può facilmente passare inosservato. Anzi, siccome è spesso il primo ad attrarre l’attenzione su un’attenzione negativa sul lavoro, talvolta viene additato come la fonte del problema. 

5L’arte di tessere legami profondi

La persona ipersensibile pensa prima agli altri. Vuole vigilare sul loro benessere, evita i conflitti ad ogni costo. Tende ad assumersi le responsabilità di tutto il mondo. Risultato? Talvolta può scivolare nel laccio delle amicizie tossiche o lasciarsi manipolare da persone che vogliono servirsi di lei. Il suo grande talento, però, è certamente quello di saper coltivare relazioni profonde e intense con gli altri. Se deve scegliere tra la quantità e la qualità, opta sempre per la seconda. La capacità di ascoltare gli altri è la sua grande forza. 

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio] 

Tags:
comportamentolibropsicologiarelazionisensibilità
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