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Kit di sopravvivenza spirituale per studenti cattolici 

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Makistock - Shutterstock

Marzena Wilkanowicz-Devoud - pubblicato il 07/09/22

Non è sempre facile per gli studenti cattolici sentirsi sostenuti e preservare i loro valori cristiani in un contesto universitario. Come non cadere nella depressione spirituale e tenere serenamente la propria rotta? Ecco il nostro kit di sopravvivenza per questo rientro fra i banchi (e/o nelle aule).

Primo anno della facoltà di Medicina, Claudia non ha incrociato neanche uno studente cattolico. La sua amarezza è palpabile: 

Quest’anno spero di essere meno sola. Il trasloco a Parigi, io che vengo da una cittadina di provincia, non mi ha aiutata: è un po’ una giungla, dove talvolta ci si sente terribilmente soli. Bisogna dire che le serate studentesche poi non sono molto stimolanti sul piano spirituale… 

Per Mayeul, studentessa in Scienze Politiche, affermare la propria fede davanti ai compagni, che spesso si dicono atei, non è un problema: 

Mi piace dibattere, discutere, presentare i miei argomenti e magari provare anche a convincere qualcuno. Quello che però mi manca è avere degli amici che condividano la mia medesima fede e con cui poter condividere in profondità le nostre scelte di vita, le visioni del mondo, e magari pregare insieme. Quando si va a studiare in un’altra città, non è facile trovare un circolo di persone di fiducia. Il fatto di vivere in una società in cui la fede si vive nella sfera personale non aiuta. 

Nell’immaginario collettivo, il tempo degli studi è perlopiù sinonimo di libertà, di leggerezza, di amicizie e di storie d’amore… La realtà conosce poi le sue sfumature. Essere studenti significa spesso cambiare città, paese, ritrovarsi senza punti di riferimento in un universo nuovo, adattarsi a regole che sono spesso molto diverse da quelle vissute in seno alla famiglia. Spiega ad Aleteia padre Thibaut de Rinquesen, cappellano alla Sorbonne e in diverse grandi scuole parigine: 

L’età studentesca è bellissima ma anche pesante dal punto di vista esistenziale. Un’età paradossale in cui la libertà e la leggerezza si mescolano con la gravità. Perché si tratta di un’età di conversione, quello delle scelte di vita importanti. “Che farò della mia vita?” è una questione angosciante. Il giovane studente non troverà certo una risposta nelle serate alcooliche… al contrario, queste potrebbero distrarlo dalle sue sfide essenziali: meglio conoscersi, trovare la propria vocazione, trovare la propria via nella Chiesa. Se queste domande non vengono affrontare in quel momento, esse torneranno più tardi. Che si sia praticanti o lontani dalla fede, questa età è propizia per incontrare Cristo. 

Solo che… come si fa a non cadere nella spirale del dubbio, della depressione e anche dei combattimenti spirituali? Come progredire serenamente e tenere bene la rotta? Ecco il kit di sopravvivenza per lo studente cattolico. 

1Unirsi a gruppi di studenti cattolici

Rome, messe pour les victimes des attentats terrorsites de Paris à St Louis des Français

Non si può essere cristiani da soli – sottolinea padre Thibaut de Rinquesen –: nel deserto non c’è equipaggiamento di sopravvivenza. Siccome tutti cercano l’acqua, si ha bisogno di chi ha la borraccia, di chi ha la carta e di chi ha la bussola. Ed è insieme che si crea una comunità solida che potrà affrontare le intemperie. 

Poco importa quale sia il campus, una cappellania ci deve pur essere, o un gruppo di preghiera, di adorazione, di evangelizzazione, o perfino di formazione. E lì ci si può ristorare, si può incontrare un prete, si possono ricevere i sacramenti. Questi appuntamenti, perlopiù settimanali, possono rapidamente diventare un vero pilastro spirituale, un momento indispensabile nella settimana. 

Talvolta è difficile prendere da soli la decisione di unirsi a un gruppo di preghiera o a una cappellania di studenti. Per riuscirci, vale la pena cercare alleati. Il passaparola funziona benissimo in questi frangenti. 

2Creare amicizie (anche) spirituali

Non si tratta di fare comunelle, ma di sviluppare belle amicizie con chi possa orientarci verso l’alto: 

Esse permetteranno di non dimenticare tutto quanto si sia ricevuto. Dio ha necessariamente messo nell’entourage di ogni studente qualcuno solido sul piano della fede, perché possa aiutare chi si sente vulnerabile e isolato. Non dev’essere per forza un prete, magari sarà uno dei compagni di studio. Basta osservare per riconoscerlo: dalla sua attitudine gioiosa o dalla benevolenza? 

3Lasciarsi attrarre dagli “influencer” nel bene

Il primo passo da fare, una volta che si comincino a costituire i gruppi studenteschi, è trovare quelli dotati di particolare carisma: una gioia che manifestano, una fiducia che sprigionano, una serenità che pervade e appaga i suoi membri. 

Vale la pena porsi la questione dell’origine di questi carismi. Come spiegarli? Lasciarsi attrarre da questi “influencer” nel bene è essenziale per non cadere nel dubbio o nella depressione. «Chiedete e riceverete, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto» (Mt 7,7). 

4Declinare gli inviti ambigui

Una serata dal tema ambiguo? Se la vostra vocina interiore vi dice di non andarci, sarà meglio ascoltarla e saper evitare i pericoli. Si può benissimo avere una vita ricca e piena di esperienze rifiutando al contempo, per prudenza, alcuni inviti. 

Si può approfittare di quel tempo per lavorare alla tesi, cercare ritiri dove andare a ristorarsi spiritualmente nella chiesa più vicina, oppure decidersi a entrare in un gruppo di preghiera. 

5Fare un ritiro spirituale tra i due semestri

FOYERS CHARITE

Perché non approfittare delle vacanze per ristorare il corpo e l’anima? Una sosta in un monastero, una visita in qualche santuario, un pellegrinaggio a piedi sono tutte occasioni per far ripartire la fede e incontrare Cristo nelle persone che Dio ci mette sul cammino. Un’altra idea? Seguire un ritiro o delle catechesi online! Dal primo lockdown per Covid, ci sono moltissime proposte da parte di numerose comunità monastiche o altre istituzioni. Queste cose possono dissipare inquietudini e aiutare a discernere, a ritrovare la pace interiore, la gratitudine e la gioia. 

6Elevare l’anima nelle letture

È cosa buona leggere, tra un thriller e un trattato di fisica nucleare, un libro spirituale che si sia scelto da soli o su consiglio del padre spirituale. Un’agiografia, un trattato di teologia o un commento ai Vangeli… ognuno troverà ciò di cui ha bisogno per formare lo spirito, proprio come gli studi formano l’anima. La lettura della Bibbia è salutare in massimo grado, perché vi apre alla Parola di Dio. 

7Avere una routine spirituale prima delle lezioni

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I minuti che seguono il risveglio sono decisivi per influenzare il resto della giornata. A tal proposito, è cosa preziosa stabilire e conservare una routine. Per cominciare la giornata e prima di ogni altra cosa, niente di meglio che prendersi dieci minuti per pregare in silenzio. È un po’ come azzerare i contatori: è ritrovare sé stessi, il proprio soffio interiore. Bisogna anzitutto fare esperienza di una calma che apra il cuore e che favorisca la respirazione. Questa discesa in sé stessi permette di mettersi alla presenza di Dio. Quando si comprende che in questo silenzio risuona la voce stessa di Dio, allora la si gusta, la sia assapora e la si ama. È il più bel dono del mattino: se ne viene caricati e centrati sull’essenziale. 

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio] 

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