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Ucraina: “Siamo preparati a una morte improvvisa e inaspettata”

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Aid to the Church in Need

Aiuto alla Chiesa che Soffre - pubblicato il 01/08/22 - aggiornato il 01/08/22

Il vescovo Pavlo Honcharuk guida la diocesi di Kharkiv-Zaporizhzhia, che include quasi tutta la zona orientale in conflitto

Con l’escalation della guerra in Ucraina, l’organizzazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) ha parlato con il vescovo Pavlo Honcharuk, della diocesi latina di Kharkiv-Zaporizhzhia. Con oltre 200.000 chilometri quadrati, la diocesi del vescovo Honcharuk è una delle più grandi d’Europa, paragonabile al territorio totale della Siria o della Bielorussia, e copre quasi tutto il territorio ucraino a est del fiume Dniepr.

Attualmente quasi tutta la linea del fronte rientra nella sua diocesi, e le città sono sotto assedio costante. Nell’intervista che ha rilasciato ad ACS, realizzata da padre Jurij Blazejewski, il vescovo 44enne descrive la vita nella sua diocesi in questo momento.

Potrebbe descrivere la situazione nella sua diocesi, che è diventata il teatro principale di questa guerra terribile?

La nostra Chiesa è viva e vitale. Sacerdoti e fedeli sono al loro posto e le preghiere continuano, come anche la liturgia quotidiana nelle parrocchie. Dove più dove meno, in base al luogo. Dove imperversano le operazioni di guerra o i territori sono occupati non c’è questa possibilità, ma la nostra Chiesa serve la gente, gli anziani e i bambini, e aiuta i nostri soldati, che difendono la nostra patria.

Qualche mese fa, lei ha descritto la situazione ad ACS parlando di shock e dolore. Forse all’inizio della guerra si sperava che sarebbe finita prima, ma ora è chiaro che andrà avanti. Come si sente in questo quinto mese di guerra?

Il primo shock è stato superato, ora c’è una tensione costante. Siamo continuamente in attesa, soprattutto quando si verificano i bombardamenti e non si sa dove colpiranno. L’altroieri erano a uno o due chilometri da noi. La notte scorsa, le bombe sono cadute qui vicino. So che non sentirò il missile che mi colpirà, e quindi quando sento un’esplosione vuol dire che sono ancora vivo. Siamo preparati a una morte improvvisa e inaspettata. Ciò vuol dire che ci accostiamo spesso ai sacramenti, soprattutto alla Confessione. È un’esperienza completamente nuova, un modo diverso di vivere. La mattina mi alzo e mi rendo conto che sono vivo.

Oltre a questo dolore, la sofferenza aggiunge un senso di impotenza, perché ti schiaccia. Il male è così grande e cinico che rovescia i potenti di questo mondo dai loro troni. Le guerre sono sempre facili da scatenare, ma come fermarle? Dall’altro lato, ci sono anche grandi segni della presenza di Dio nel turbinio della guerra, nel cuore delle persone che servono in vari luoghi come soldati, medici, pompieri, poliziotti e altro. Guardando i loro volti, possiamo testimoniare il potere grande e divino dell’amore con cui Dio le ispira.

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Una casa distrutta a Zolochiv, Ucraina.

Com’è ora la situazione a Kharkiv? La gente sta tornando o ha cominciato a fuggire nuovamente?

La situazione cambia continuamente. Ad esempio, un uomo può venire a vedere il suo appartamento e poi andarsene di nuovo. In generale, la gente se ne va per via dei bombardamenti costanti a Kharkiv. Ce ne sono prima di pranzo, dopo pranzo, la sera. Siamo molto vicini alla linea del fronte, a venti chilometri. Prima della guerra, la città di Kharkiv aveva una popolazione di 1,7 milioni di abitanti. Attualmente ce ne sono 700.000, meno della metà. Altre città della diocesi, come Sloviansk, Kramatorsk o Bakhmut, sono luoghi molto pericolosi nella zona di guerra attuale. Praticamente tutti sono fuggiti, in quelle città sono rimaste pochissime persone.

Com’è la vita quotidiana in una città sotto bombardamenti costanti?

La situazione di ogni famiglia e di ogni persona è diversa. Se la casa di una persona non è stata danneggiata ha un posto in cui vivere, e se ha un lavoro ha delle entrate. Se la casa è stata distrutta la persona non sa dove vivere, e se non ha un lavoro, se il luogo di lavoro è stato distrutto, la persona non ha risorse. E quando la gente è poi stata ferita…

A volte la gente ha solo quello che indossa, perché è stato tutto distrutto insieme alla casa. Alcuni hanno quindi bisogno di abiti, alcuni di scarpe o medicine, cibo, e di un posto in cui stare. Altri hanno bisogno che qualcuno metta la loro famiglia in sicurezza. Ci sono molti problemi.

La gente ha accesso a quello di cui ha bisogno? C’è lavoro?

Si calcola che il 15% della città sia stato distrutto. È un danno irreparabile. Le infrastrutture sono però attive, possono resistere. Le compagnie che possono continuano a lavorare, i loro dipendenti hanno ancora un lavoro, mentre altre strutture sono state trasferite in altre città ucraine. Ospedali e servizi municipali, responsabili di elettricità, gas, acqua, raccolta dei rifiuti, pulizia delle strade e trasporti pubblici funzionano ancora. Funziona tutto. Se distruggono qualcosa, in 24 ore non si riesce neanche più a vedere che è accaduto qualcosa – i servizi municipali puliscono e portano via tutto. Pompieri, polizia e altri servizi sono a pieno regime. La gente cerca di vivere normalmente, anche se la guerra è tanto presente in città. Le scuole e le università funzionano online.

E per quanto riguarda la situazione finanziaria? Ci sono problemi con le banche? I negozi sono aperti?

Solo alcune banche hanno filiali aperte, e solo certi Bancomat funzionano. Nella maggior parte dei casi resta tutto chiuso per motivi di sicurezza, ma il settore finanziario lavora. I negozi sono parzialmente aperti. Sono andato ieri al mercato – è stato distrutto solo per metà. Dove sono rimasti banchi e chioschi la gente vende ancora, ma non si può comprare niente perché non c’è denaro. Le persone non sono ricche. La ricchezza se n’è andata molti anni fa, e chi riceveva una busta paga ora si trova in una situazione molto difficile. Già dai vestiti si può vedere che una persona del genere aveva sempre condotto una vita dignitosa, ma la guerra l’ha resa povera, o senzatetto. Molte persone hanno subìto anche conseguenze psicologiche, e alcune hanno iniziato ad abusare di alcool.

In certe città, lontane dal fronte, la gente ormai ignora le sirene dei raid aerei. A Kharkiv la gente va a rifugiarsi o ignora le sirene e porta avanti le proprie attività?

All’inizio della guerra la gente reagiva maggiormente quando si verificavano dei bombardamenti, e in genere non usciva dai rifugi. Molti non uscivano per niente e vivevano lì costantemente, e alcuni vivono ancora nel panico più totale. Ci sono strade in cui la gente sentiva a malapena che la guerra era in atto perché era tutto tranquillo, e ci sono anche quartieri in cui tutto è andato distrutto. Vedo che la maggior parte della gente è diventata più coraggiosa, la psiche stanca inizia a sopprimere il senso di pericolo.

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La residenza del vescovo Pavlo Honcharuk, danneggiata dagli attacchi russi.

Com’è la situazione a livello di sicurezza?

La gente chiacchiera quando i bombardamenti sono lontani e quando le bombe si avvicinano si disperde, ma quando non accade niente per due o tre minuti tutti escono di nuovo. L’altroieri un padre stava guidando ed era con il figlio. Erano venuti in città per riempire i moduli per l’università e stavano tornando a casa. All’improvviso una bomba ha colpito la macchina. I loro corpi sono stati lacerati.

La gente continua a guidare durante i bombardamenti, e alcuni ce la fanno, altri no. Ma non pensiamo che la gente sia irresponsabile. Il pericolo dura da così tanto tempo che in qualche modo si impara a ignorarlo, ma bisogna anche pensare e prendere decisioni. Prima la gente non si controllava: scappava e poi iniziava a pensare, ma quando devi scappare dieci volte al giorno è complicato.

La sua diocesi è probabilmente unica, nel senso che c’è gente che fugge ma anche chi vi cerca rifugio…

Alcune persone di Kharkiv, o di altre città sulla linea del fronte, si sono spostate nei villaggi vicini – dai parenti, o nelle abitazioni vuote che vi si trovano. Quando hanno visto che la guerra non terminava, però, alcuni hanno iniziato ad allontanarsi. All’interno del Paese bisogna cercare un luogo in cui vivere e lavorare, e ci sono molte difficoltà a farlo. Dall’altro lato, andare all’estero significa che solo donne e bambini possono partire, mentre i mariti devono rimanere nel territorio ucraino per via della legge marziale. È un grave colpo per le famiglie, per le coppie, e provoca grande sofferenza.

La gente si muove in continuazione. Alcuni si stabiliscono da qualche parte e trovano un lavoro, altri non ci riescono. A volte sembra che la gente si sia finalmente stabilita da una parte e poi le viene detto “Ci dispiace, dovete lasciare la vostra casa”. Il destino di ogni spostamento è diverso, ma è sempre tutto difficile. Alcuni tornano perché dicono che per loro è più facile vivere sotto il fuoco, nel pericolo, che vivere da rifugiati.

In questa situazione chi sei? Non hai diritti, non puoi pianificare niente, non hai niente di tuo. Senti sempre di stare in bilico e che gli altri ti guardano. A livello psicologico è molto complicato.

Come lavora la Chiesa nella sua diocesi con i rifugiati e gli sfollati interni?

Qui a Kharkiv abbiamo i Fratelli Maristi e la Caritas, che aiutano gli sfollati. Qui, non lontano dal confine, 20 case in un villaggio sono state rase al suolo ieri. Le truppe russe stanno semplicemente distruggendo i nostri villaggi ucraini, e i sopravvissuti fuggono in città, perché non è più possibile vivere lì. Anche gli sfollati dei villaggi vicini vengono a Kharkiv, anche se viene bombardata ogni giorno.

Lavoriamo anche in altri luoghi. Aiutiamo a distribuire aiuti umanitari, oggetti per bambini, cibo, pannolini, o siamo disponibili anche solo a parlare. Ci sono casi simili a Poltava, Sumy, Konotop, Dnipro, Zaporizhzhia e Pokrovsk.

Cosa vorrebbe dire ai benefattori che permettono ad ACS di inviare aiuti in Ucraina e alla sua diocesi?

Ringrazio per questa opportunità, e vorrei dire, a nome di tutti coloro che ricevono gli aiuti e mio personale, che ringraziamo sinceramente tutti per il loro cuore aperto e il loro aiuto. Non conta se sia tanto o poco, l’importante è che non si sia rimasti indifferenti alla nostra situazione. Un grazie sincero! Dio vi benedica!

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