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Isabel Roser: la donna che “sponsorizzò” Sant’Ignazio di Loyola

SAINT IGNATIUS

Public domain

Sandra Ferrer - pubblicato il 01/08/22

Questa donna devota contribuì con i suoi beni alla fondazione della Compagnia di Gesù

La fondazione delle varie compagnie e degli ordini religiosi ha avuto bisogno del carisma, della tempra e della determinazione di uomini e donne che si sono dedicati alla missione divina per la quale sono nati.

In questo mondo materiale, hanno anche avuto bisogno di aiuti economici per poter portare avanti il loro lavoro. In questo cammino, le donne hanno svolto un ruolo importante.

Nel XVI secolo, quando un giovane di nome Ignazio andava alla ricerca di un’illuminazione, si imbatté in un gruppo di donne che lo avrebbero aiutato a realizzare il suo sogno. A Manresa, verso il 1522 trascorse dei mesi in una grotta forgiando il suo spirito e trovando risposte alle proprie domande.

Fu lì che alcune donne agiate e dalla fede profonda rimasero colpite dalle parole di quell’uomo saggio e non esitarono a offrirgli i beni materiali di cui aveva bisogno per andare avanti.

Un anno dopo, in una piccola chiesa di Barcellona, conobbe un’altra donna devota. Si chiamava Isabel Roser. Quando lei vide quell’uomo vestito in modo umile e che pregava con tanta devozione, rimase così colpita che non esitò a invitarlo a mangiare a casa sua.

Insieme al marito ascoltò le sue parole toccanti. Ignazio spiegò loro che aveva trascorso un periodo a Manresa e ora era in viaggio verso la Terra Santa.

“Madre” Isabel

Da allora, Isabel Roser divenne una delle sue principali benefattrici. Pagò i suoi studi e sostenne tutte le sue decisioni, mantenendo con lui un’intensa corrispondenza, in cui Ignazio la chiamava rispettosamente “madre”.

Dopo anni di sforzo e di lavoro, nel 1540 nasceva la Compagnia di Gesù. Isabel Roser si sentiva parte importante di questo grande progetto, per cui, quando rimase vedova un anno dopo, sentì il desiderio di unirsi a Ignazio nel suo cammino creando un ramo femminile della Compagnia.

Fu allora che per il religioso e la sua benefattrice iniziò un periodo difficile. Ignazio, infatti, non aveva previsto un ramo femminile per il suo nuovo ordine religioso.

Una delle sue missioni principali riguardava la vita di pellegrinaggio, spostandosi da una parte all’altra, cosa che in pieno XVI secolo era inconcepibile per una donna, alla quale era riservata la vita domestica o conventuale.

Nonostante il rifiuto di Ignazio, Isabel Roser non desistette, e arrivò a Roma per raggiungere il suo obiettivo. Il giorno di Natale del 1545, ottenne insieme ad altre due donne il permesso di Papa Paolo III per professare i voti perpetui come membri femminili della Compagnia di Gesù.

Per un certo periodo, Isabel e le altre donne lavorarono intensamente nella casa di Santa Marta di Roma accogliendo le prostitute.

Il rifiuto del Papa

Nove mesi dopo, il Papa revocò il permesso perché esercitassero come parte della Compagnia di Gesù, e Isabel Roser dovette accettare che la congregazione di Ignazio non avrebbe mai accettato donne al suo interno.

Tornata a Barcellona, entrò in un convento di Clarisse, dal quale continuò a mantenere una corrispondenza con Ignazio e a provare per lui lo stesso affetto che l’aveva spinta a sostenerlo perché il suo sogno si realizzasse.

Nonostante le frizioni per il fatto di voler essere una parte attiva del progetto futuro santo, Isabel Roser e Ignazio di Loyola non spezzarono mai i legami affettivi che li univano, e mantennero sempre un grande rispetto reciproco.

Isabel Roser morì alla fine del 1554 nel convento di Santa Maria di Gerusalemme di Barcellona. Quale che mese dopo la sua scomparsa, un’altra donna, la sorella di Filippo II, Giovanna d’Austria, veniva nominata gesuita. Sarebbe stata l’unica donna a riuscire nell’intento.

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