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Come essere più gioiosi secondo Sant’Ignazio di Loyola

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Rido | Shutterstock

padre Michael Rennier - pubblicato il 14/12/21

La gioia non è forse esattamente quello che pensiamo, e l'Avvento è il periodo migliore per scoprirlo

Ogni anno, man mano che le giornate si accorciano con l’avvicinarsi dell’inverno, diveno ansioso. Il mio corpo non reagisce bene ai giorni brevi, e a volte mi prende un po’ di depressione. Sono sempre stato un amante della corsa e della bicicletta, e il freddo mi allontana dagli hobby che amo. Il fatto di avere sei figli che distruggono casa e di non poterli spedire in cortile a sfogare la loro energia complica la gestione dei mesi invernali in famiglia.

L’inverno ha certamente i suoi aspetti positivi. Il fuoco acceso, la cioccolata calda e andare in slittino sulla neve sono cose stupende, e penso che sia anche bello vivere il ciclo delle stagioni. Non vorrei che fosse sempre estate. Come direbbe il poeta del New England Robert Frost, l’inverno ha un suo aspetto di Eden. Abbiamo bisogno di un po’ di freddo nelle ossa, che ci aiuta quantomeno a salutare l’arrivo della primavera con un maggiore apprezzamento.

L’Avvento, come periodo ecclesiale, occupa nella nostra immaginazione un posto simile all’inverno. È come l’inverno rispetto al calore sfolgorante del Natale. Mi piace l’Avvento, ma molte persone lo vorrebbero saltare perché è oscuro e penitenziale. È strano, quindi, che la Domenica Gaudete – rappresentata dalla candela rosa nella corona – arrivi a metà di questo periodo. La gioia è una virtù che, anche se sboccia pienamente a Natale, nasce nel grembo silenzioso dell’Avvento.

La gioia, però, forse non è quello che pensiamo. Sorge da fonti misteriose.

Come esseri umani, cosa ci dà gioia? In passato mi sono ingannato spesso pensando che avrei raggiunto la gioia perfetta se solo avessi fatto un certo acquisto, raggiunto il livello desiderato di riconoscimento o potuto indulgere in piccoli piaceri come mangiare parecchio e vedere molta televisione. Questi piccoli momenti pieni di endorfina hanno vita breve. Si esauriscono rapidamente e ci lasciano insoddisfatti. Vogliamo sempre di più, e il desiderio dà linfa alla nostra gioia.

L’Avvento indica un cammino diverso, più difficile, ma è un cammino che genera una gioia autentica, duratura e sana. È impegnativo definire come o perché l’oscurità dell’Avvento provoca gioia, ma non molto tempo fa leggevo gli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio di Loyola e ho scoperto che alcune sue intuizioni sulla gioia sono applicabili al nostro discorso.

In primo luogo, Ignazio dice di coltivare la gioia per ottenere gioia.

“Bisogna domandare gioia con Cristo gioioso”, scrive Sant’Ignazio. In altri termini, bsiogna mantenere un intento gioioso quando si chiede più gioia a Dio. Insomma, non funziona implorare a Dio la gioia o biasimarlo perché non la provo, se trascorro tutta la giornata indulgendo in tristezza, autocommiserazione o gelosia. La gioia non nasce dal nulla. Non può dipendere da circostanze eteriori, deve nascere dentro di noi.

In secondo luogo, Ignazio indica che dobbiamo ricordare tutta la nostra vita – il bene, il male, il passato e il futuro.

“Immaginando e considerando come mi troverò nel giorno del giudizio, pensare a come allora vorrei aver deliberato in merito alla cosa presente… per potermi poi trovare nel piacere e nella gioia totale”.

Ignazio è lungimirante. Riesaminando la nostra vita, ci pentiremo delle nostre parole e azioni? Se è così, quelle stesse parole e azioni non ci daranno gioia qui e ora.

Tendiamo a cercare la gioia nei posti sbagliati. Siamo condizionati dalla pubblicità e dall’invidia a desiderare certe cose ed esperienze, ma ci lasciano con un senso di vuoto. Nella mia vita, ad esempio, ho scoperto la gioia quando ho impegnato tempo e sforzi per stare con la mia famiglia e trascorrere del tempo con i miei figli. Fate attenzione a quando provate davvero una gioia duratura. Potreste essere sorpresi.

Ignazio offre infine un suggerimento importante: godersi la vita e non sentirsi in colpa per questo.

Scrive: “Usate la luce o il conforto temporale – come il fresco in estate e il sole o il caldo in inverno – per quanto l’anima pensa che possa aiutare ad essere gioiosa nel suo Creatore e Redentore”.

Non c’è niente di sbagliato nel trarre piacere e provare gratitudini per le nostre benedizioni. Non sempre crediamo di meritare la gioia, e quindi quando arriva la rifiutiamo. Ignazio, però, è chiaro dicendo che Dio non ci vuole tristi. Ha creato il mondo perché ne godessimo, e quindi finché i nostri desideri sono sani e moderati dovremmo trarre grande gioia da quello che Dio ci ha donato.

Durante l’attesa paziente e frustrante dell’Avvento, possiamo coltivare intenzionalmente la gioia, considerare come si applica alla nostra vita, non solo ai momenti topici, e prepararci a celebrare il Natale senza sensi di colpa.

Sant’Ignazio ci insegna che viviamo una fede incarnata e che Dio ci dà gioia in qualsiasi circostanza. Questa è vera gioia, la capacità di essere felici nonostante tutto, nell’oscurità dell’inverno o nel relax sotto il sole su una spiaggia – Avvento e Natale.

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