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Carcerata e catechista delle sue compagne. Una proposta inedita in Cile

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Gentileza Francisco Mera

Ingrid T. Saavedra - pubblicato il 27/05/22

“Sono cattolica e ho fatto la Cresima qui, ma sentivo di volere di più. Quando uscirò vorrei preparare bambini, giovani e genitori, stare con la gente e rendere un servizio agli altri”, ha dichiarato ad Aleteia Monserrat Morales, una delle cinque recluse del Centro Penitenziario Femminile (CPF) di Santiago che verrà preparata come catechista

Per la prima volta nella storia del Cile, un gruppo di recluse realizzerà la preparazione per diventare catechista delle loro compagne, sperando di svolgere questo compito anche quando riacquisterà la libertà.

Avvicinarsi a Dio e ricevere i sacramenti ha restituito a molte recluse la fiducia nel fatto di poter sognare una vita nuova. Nel contesto della Giornata del Catechista celebrata il 22 maggio, abbiamo voluto raccogliere questa bella storia nel CPF.

Le dure restrizioni portate dalla pandemia hanno colpito maggiormente le recluse, che si sono viste impossibilitate a vedere famiglia e persone care per molti mesi. Per questo, è stata accolta con un sospiro di sollievo la ripresa della preparazione per ricevere i sacramenti.

“In carcere non si può mostrare debolezza, fragilità, si vive con maschere costanti, dimostrando forza, e allora la catechesi è lo spazio che hanno per collegarsi con quello che sentono davvero e possono manifestarlo, condividendo la loro storia di vita, piena di dolore”, commenta Francisco Mera, agente pastorale penitenziario che ha avviato un percorso di catechesi delle recluse durante la pandemia.

Delle 15 donne hanno ricevuto i sacramenti l’anno scorso, 5 hanno chiesto la preparazione per diventare catechiste delle loro compagne, sperando di continuare a svolgere questo compito quando riacquisteranno la libertà per poter così reinserirsi nella società e dare il proprio apporto alla comunità.

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“Sento che è una missione”

Monserrat Morales ha 30 anni, ha due figlie di 13 e 6 anni e deve ancora scontarne otto per completare la sua condanna. “Sono cattolica e ho fatto la Cresima qui. Per me ha significato molto, visto che sento che avvicinarmi a Dio dà più senso alla mia vita e mi tiene lontana dalle tentazioni”.

Circa la possibilità di diventare catechista afferma: “Sentivo di volere di più, che ho una missione, e penso che così potrò preparare bambini, giovani e genitori per la Prima Comunione o la Cresima, stare vicino alla gente e rendere un servizio agli altri. Immagino di andare in chiesa con le mie figlie quando uscirò, e loro saranno contente. Anche alcune compagne hanno espresso interesse per avvicinarsi a Dio e sapere quello che facciamo”.

Un primo incontro con Dio

Francisco Mera è anche diacono, e nel lungo cammino di accompagnamento ai reclusi ha visto come avviene il processo di conversione:

“In carcere, la richiesta della persona privata della libertà di ricevere i sacramenti del Battesimo, della Prima Comunione o della Cresima nasce dalla riflessione, dal dolore che vive. Nasce l’inquietudine di avvicinarsi a Dio. Per molte persone è il primo incontro con Lui. Iniziano a pregare la sera e scoprono questo nuovo cammino di pace e riconciliazione”.

“Mi ha toccato il cuore quando le ragazze mi hanno detto che vogliono diventare catechiste. Uno dei periodi più duri è quanto tornano il libertà con il desiderio autentico di cambiare vita e sopportare la pressione della realtà. Richiede una forza spirituale molto grande, per questo è tanto importante”, commenta Francisco.

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Padre Nostro: Sappiamo che possiamo contare su di te

La catechesi nel CPF è stato in pilastro importante, e da lì è nata una versione nuova e riparatrice del Padre Nostro, come anche il testo di una canzone in piena pandemia, che ha voluto rendere conto dei sogni di queste donne private della libertà.

Ce ne ha parlato Margarita Saavedra, che lavora alla Fundación Mujer Levántate, un’altra delle catechiste di questo gruppo di recluse, che commenta: “C’è qualcosa che si vive in carcere e che fa la differenza. È una fede molto chiara nelle recluse, che si sente, arde nel loro cuore. Pur essendo private della libertà e avendo alle spalle storie di grande dolore, vivono un processo di avvicinamento a Dio e sanno che Egli le accompagna”.

“Eravamo a una celebrazione dopo che un gruppo aveva ricevuto i sacramenti quando alcune hanno detto che sarebbe piaciuto loro diventare catechiste delle loro compagne, offrire quello che loro stesse hanno vissuto, come il passaggio di Dio ha segnato la loro vita e come possono donare questa testimonianza ad altre donne. Chi meglio di loro per svolgere questo compito?”

La preparazione di questo nuovo gruppo di catechiste inizierà la prossima settimana, in un nuovo e bel cammino di redenzione, che per queste cinque donne rappresenta una luce in mezzo a tanta oscurità.

Padre Nostro nel CPF

Padre Nostro, che sei nei cieli.

Siamo tue figlie, sei padre e madre di tutte noi.

Non vogliamo essere egoiste.

Sia santificato il tuo nome.

La luce della tua presenza non si spenga nella nostra vita.

Venga il tuo regno.

Perché siamo docili e rimaniamo vicino a te.

Si faccia la tua volontà, come in cielo così in terra.

Fa’ che possiamo avvicinarci ogni giorno di più a te per essere pienamente felici.

Dacci oggi il nostro pane quotiano.

Fa’ che possiamo scoprire e curare ciò che è importante ed essenziale nella nostra vita.

Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori.

Donaci la forza per vivere ogni giorno senza tristezza e arrabbiature che ci opprimono il cuore.

Non abbandonarci alla tentazione.

La tentazione non viene da Te. Siamo deboli, aiutaci a scoprirti quando pensiamo di ricadere.

Ma liberaci dal male.

Liberaci da tutto ciò che ci impedisce di essere felici: le cose passate, quelle presenti e quelle future.

Amen.

Sappiamo che possiamo contare su di Te.

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