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Il Papa: la gente ha sete di pace

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© Vatican Media

Vatican News - pubblicato il 02/04/22

Nel discorso alle autorità e al Corpo diplomatico le parole di Francesco, giunto a Malta per il 36.mo viaggio apostolico, seguono simbolicamente l’immagine della rosa dei venti - il nord che richiama l’Europa, l’ovest gli stili di vita occidentali, il sud la questione migratoria, l’est i venti di guerra: la notte della guerra non soffochi la compassione e la capacità di alleviare i bisogni dei poveri

di Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

A Malta si intrecciano pagine di storia delle origini del cristianesimo con quelle del Pontificato di Papa Francesco, accolto al suo arrivo dal presidente George William Vella. Incontrando le autorità e il corpo diplomatico nella “Grand Council Chamber” del Palazzo del Gran Maestro, a La Valletta, il Papa sottolinea che in Europa si è abbattuto il vento gelido della guerra che “porta solo morte, distruzione e odio”. E ricorda che proprio nell’arcipelago maltese fu data ospitalità a san Paolo mentre era diretto a Roma: l’Apostolo delle genti e i suoi compagni di viaggio furono trattati con rara umanità”. “Venendo da Roma – afferma Francesco – sperimento anch’io la calorosa accoglienza dei maltesi”. Malta, che non solo per la sua posizione può essere definita “il cuore del Mediterraneo”, è un crocevia che “ha saputo accogliere e armonizzare influssi provenienti da molte parti”. Una diversità di influssi, osserva Francesco, che “fa pensare alla varietà dei venti che caratterizzano il Paese”: “Non a caso nelle antiche rappresentazioni cartografiche del Mediterraneo la rosa dei venti era spesso collocata vicino all’isola di Malta”.

Salvaguardare il creato

Il Pontefice indica proprio “l’immagine della rosa dei venti, che posiziona le correnti d’aria in base ai quattro punti cardinali, per delineare quattro influssi essenziali per la vita sociale e politica di questo Paese”. È prevalentemente da nord-ovest “che i venti soffiano sulle isole maltesi”.

Il nord richiama l’Europa, in particolare la casa dell’Unione Europea, edificata perché vi abiti una grande famiglia unita nel custodire la pace. Unità e pace sono i doni che il popolo maltese chiede a Dio ogni volta che intona l’inno nazionale. La preghiera scritta da Dun Karm Psaila recita infatti: “Dona, Dio Onnipotente, saggezza e misericordia a chi governa, salute a chi lavora, e assicura al popolo maltese unità e pace”. La pace segue l’unità e sgorga da essa. Ciò richiama l’importanza di lavorare insieme, di anteporre la coesione a ogni divisione, di rinsaldare radici e valori condivisi che hanno forgiato l’unicità della società maltese.

Per garantire una buona convivenza sociale, “non basta consolidare il senso di appartenenza; occorre rafforzare le fondamenta del vivere comune, che poggia sul diritto e sulla legalità. L’onestà, la giustizia, il senso del dovere e la trasparenza sono pilastri essenziali di una società civilmente progredita”. “La casa europea, che s’impegna nel promuovere i valori della giustizia e dell’equità sociale – spiega il Papa – è anche in prima linea per la salvaguardia della più ampia casa del creato”.

L’ambiente in cui viviamo è un regalo del cielo, come ancora riconosce l’inno nazionale, chiedendo a Dio di guardare la bellezza di questa terra, madre adornata della più alta luce. È vero, a Malta, dove la luminosità del paesaggio allevia le difficoltà, il creato appare come il dono che, fra le prove della storia e della vita, ricorda la bellezza di abitare la terra. Va perciò custodito dall’avidità vorace, dall’ingordigia del denaro e dalla speculazione edilizia, che non compromette solo il paesaggio, ma il futuro. Invece, la tutela dell’ambiente e la giustizia sociale preparano l’avvenire, e sono ottime vie per far appassionare i giovani alla buona politica, sottraendoli alle tentazioni del disinteresse e del disimpegno.

Proteggere la vita

Il vento del nord, sottolinea poi il Papa, “si mescola spesso con quello che spira da ovest. Malta, in particolare nella sua gioventù, condivide “gli stili di vita e di pensiero occidentali”.

Da ciò derivano grandi beni – penso ai valori della libertà e della democrazia –, ma anche rischi su cui occorre vigilare, perché la brama del progresso non porti a staccarsi dalle radici. Malta è un meraviglioso “laboratorio di sviluppo organico”, dove progredire non significa tagliare le radici con il passato in nome di una falsa prosperità dettata dal profitto, dai bisogni indotti dal consumismo, oltre che dal diritto di avere qualsiasi diritto. Per uno sviluppo sano, è importante custodire la memoria e tessere con rispetto l’armonia tra le generazioni, senza lasciarsi assorbire da omologazioni artificiali e da colonizzazioni ideologiche.

Il rispetto della vita e della dignità di ogni uomo e di ogni donna, spiega inoltre il Pontefice, è alla “base di una crescita solida”. 

Conosco l’impegno dei maltesi nell’abbracciare e proteggere la vita. Già negli Atti degli Apostoli vi distinguevate per salvare tanta gente. Vi incoraggio a continuare a difendere la vita dall’inizio fino al suo termine naturale, ma anche a custodirla in ogni momento dallo scarto e dalla trascuratezza. Penso specialmente alla dignità dei lavoratori, degli anziani e dei malati. E ai giovani, che rischiano di buttare via il bene immenso che sono, inseguendo miraggi che lasciano dentro tanto vuoto. È quello che provocano il consumismo esasperato, la chiusura alle necessità degli altri e la piaga della droga, che soffoca la libertà creando dipendenza. Proteggiamo la bellezza della vita!

L’altro non è un virus da cui difendersi

Proseguendo nella rosa dei venti, Francesco esorta a guardare a sud, da dove “giungono tanti fratelli e sorelle in cerca di speranza”. E ringrazia le autorità e la popolazione “per l’accoglienza loro riservata in nome del Vangelo, dell’umanità e del senso di ospitalità tipico dei maltesi”. Secondo l’etimologia fenicia, Malta significa “porto sicuro”. Ma davanti al crescente afflusso degli ultimi anni, “timori e insicurezze hanno generato scoraggiamento e frustrazione”. Per affrontare bene “la complessa questione migratoria – afferma il Santo Padre – occorre situarla entro prospettive più ampie di tempo e di spazio”.

 Di tempo: il fenomeno migratorio non è una circostanza del momento, ma segna la nostra epoca. Porta con sé i debiti di ingiustizie passate, di tanto sfruttamento, di cambiamenti climatici, di sventurati conflitti di cui si pagano le conseguenze. Dal sud povero e popolato masse di persone si spostano verso il nord più ricco: è un dato di fatto, che non si può respingere con anacronistiche chiusure, perché non vi saranno prosperità e integrazione nell’isolamento. C’è poi da considerare lo spazio: l’allargamento dell’emergenza migratoria – pensiamo ai rifugiati dalla martoriata Ucraina – chiede risposte ampie e condivise. Non possono alcuni Paesi sobbarcarsi l’intero problema nell’indifferenza di altri! E non possono Paesi civili sancire per proprio interesse torbidi accordi con malviventi che schiavizzano le persone. Purtroppo questo succede. Il Mediterraneo ha bisogno di corresponsabilità europea, per diventare nuovamente teatro di solidarietà e non essere l’avamposto di un tragico naufragio di civiltà. Il Mare Nostrum non può diventare il cimitero più grande dell’Europa.LEGGI ANCHE01/04/2022

Il Papa affida a Maria il suo pellegrinaggio a Malta, sulle orme di San Paolo

Riferendosi proprio al concetto di naufragio, Francesco unisce  la testimonianza di san Paolo nel 60 d. C. a quella data oggi dal popolo maltese nel segno dell’accoglienza e della solidarietà.

L’umanità viene prima di tutto e premia in tutto: lo insegna questo Paese, la cui storia ha beneficiato del disperato arrivo dell’apostolo naufrago. In nome del Vangelo che egli visse e predicò, allarghiamo il cuore e riscopriamo la bellezza di servire i bisognosi. Continuiamo su questa strada. Mentre oggi, nei confronti di chi attraversa il Mediterraneo in cerca di salvezza, prevalgono il timore e “la narrazione dell’invasione”, e l’obiettivo primario sembra essere la tutela ad ogni costo della propria sicurezza, aiutiamoci a non vedere il migrante come una minaccia e a non cedere alla tentazione di innalzare ponti levatoi e di erigere muri. L’altro non è un virus da cui difendersi, ma una persona da accogliere, e «l’ideale cristiano inviterà sempre a superare il sospetto, la sfiducia permanente, la paura di essere invasi, gli atteggiamenti difensivi che il mondo attuale ci impone» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 88). Non lasciamo che l’indifferenza spenga il sogno di vivere insieme!

La guerra porta solo morte

C’è il vento proveniente da est che spesso soffia all’aurora. “Ma proprio dall’est dell’Europa – spiega Francesco – sono giunte le tenebre della guerra”.

Pensavamo che invasioni di altri Paesi, brutali combattimenti nelle strade e minacce atomiche fossero ricordi oscuri di un passato lontano. Ma il vento gelido della guerra, che porta solo morte, distruzione e odio, si è abbattuto con prepotenza sulla vita di tanti e sulle giornate di tutti. E mentre ancora una volta qualche potente, tristemente rinchiuso nelle anacronistiche pretese di interessi nazionalisti, provoca e fomenta conflitti, la gente comune avverte il bisogno di costruire un futuro che, o sarà insieme, o non sarà. Ora, nella notte della guerra che è calata sull’umanità, per favore non facciamo svanire il sogno della pace.

Il Papa spiega poi che Malta “brilla di luce nel cuore del Mediterraneo”: può ispirarci perché “è urgente ridare bellezza al volto dell’uomo, sfigurato dalla guerra”. Una bella statua mediterranea risalente a secoli prima di Cristo, ricorda Francesco, “raffigura la pace, Irene, come una donna che ha in braccio Pluto, la ricchezza”.

Ricorda che la pace genera benessere e la guerra solo povertà. E fa pensare il fatto che nella statua pace e ricchezza siano raffigurate come una mamma che tiene in braccio un bimbo. La tenerezza delle madri, che danno al mondo la vita, e la presenza delle donne sono l’alternativa vera alla logica scellerata del potere, che porta alla guerra. Di compassione e di cura abbiamo bisogno, non di visioni ideologiche e di populismi, che si nutrono di parole d’odio e non hanno a cuore la vita concreta del popolo, della gente comune.

Ascoltare la sete di pace

Papa Francesco ricorda infine che più di sessant’anni fa, “a un mondo minacciato dalla distruzione”, si levò una voce controcorrente: “Era quella di Giorgio La Pira, che disse: ‘La congiuntura storica che viviamo, lo scontro di interessi e di ideologie che scuotono l’umanità in preda a un incredibile infantilismo, restituiscono al Mediterraneo una responsabilità capitale: definire di nuovo le norme di una Misura dove l’uomo lasciato al delirio e alla smisuratezza possa riconoscersi”’.

Sono parole attuali: quanto ci serve una “misura umana” davanti all’aggressività infantile e distruttiva che ci minaccia, di fronte al rischio di una “guerra fredda allargata” che può soffocare la vita di interi popoli e generazioni! Quell’“infantilismo”, purtroppo, non è sparito. Riemerge prepotentemente nelle seduzioni dell’autocrazia, nei nuovi imperialismi, nell’aggressività diffusa, nell’incapacità di gettare ponti e di partire dai più poveri. Oggi è tanto difficile pensare con la logica della pace. Ci siamo abituati a pensare con la logica della guerra. Da qui comincia a soffiare il vento gelido della guerra, che anche stavolta è stato alimentato negli anni. Sì, la guerra si è preparata da tempo con grandi investimenti e commerci di armi. Ed è triste vedere come l’entusiasmo per la pace, sorto dopo la seconda guerra mondiale, si sia negli ultimi decenni affievolito, così come il cammino della comunità internazionale, con pochi potenti che vanno avanti per conto proprio, alla ricerca di spazi e zone d’influenza. E così non solo la pace, ma tante grandi questioni, come la lotta alla fame e alle disuguaglianze sono state di fatto derubricate dalle principali agende politiche.

La soluzione alle crisi di ciascuno è prendersi cura di quelle di tutti, “perché i problemi globali richiedono soluzioni globali”.

Aiutiamoci ad ascoltare la sete di pace della gente, lavoriamo per porre le basi di un dialogo sempre più allargato, ritorniamo a riunirci in conferenze internazionali per la pace, dove sia centrale il tema del disarmo, con lo sguardo rivolto alle generazioni che verranno! E gli ingenti fondi che continuano a essere destinati agli armamenti siano convertiti allo sviluppo, alla salute e alla nutrizione.

Far pulsare il battito della speranza

Guardando ancora ad est, il Santo Padre rivolge infine un pensiero al vicino Medio Oriente, che si riflette nella lingua di questo Paese, “la quale si armonizza con altre, quasi a ricordare la capacità dei maltesi di generare benefiche convivenze, in una sorta di convivialità delle differenze”.

Di questo ha bisogno il Medio Oriente: il Libano, la Siria, lo Yemen e altri contesti dilaniati da problemi e violenza. Malta, cuore del Mediterraneo, continui a far pulsare il battito della speranza, la cura per la vita, l’accoglienza dell’altro, l’anelito di pace, con l’aiuto di Dio, il cui nome è pace.

Qui l’articolo originale pubblicato da Vatican News

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