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Addio a David Sassoli, l’europeista gentile

DAVID SASSOLI

YVES HERMAN / POOL / AFP

Lucandrea Massaro - pubblicato il 11/01/22 - aggiornato il 18/01/22

Giornalista del Tg1, deputato europeo era nato e cresciuto nel mondo del cattolicesimo democratico, rispettato da tutti se n'è andato dopo una lunga malattia a 65 anni

David Maria Sassoli, classe 1956 era figlio d’arte, suo padre Domenico era redattore del Popolo, giornale della DC. Di origini fiorentine si trasferì bambino a Roma per seguire il papà, nel suo nome – David Maria – i suoi riferimenti culturali e spirituali, chiamato così in onore del teologo e frate dei Servi di Maria, David Maria Turoldo “coscienza inquieta della Chiesa”.

Il cattolicesimo democratico

Sassoli crebbe a Roma tra gli scout e la Rosa Bianca, un gruppo di giovani che si rifaceva all’omonima esperienza di resistenza al nazismo in Germania, animata dai valori cristiani e proveniente dall’associazionismo cattolico: Aci, Fuci, Acli, Agesci e poi la vicinanza con il cattolicesimo democratico di matrice dossettiana, fino all’approdo nella Lega Democratica di Pietro ScoppolaAchille ArdigòPaolo ProdiRoberto Ruffilli.

La carriera giornalistica

Ma David Sassoli era soprattutto un cronista che si avvia alla professione collaborando con piccoli giornali e poi con agenzie di stampa, come la cattolica Asca. Nel 1985 incomincia a collaborare con la redazione romana del quotidiano Il Giorno, dove per sette anni segue i principali avvenimenti politici e di cronaca. Durante questo periodo, è testimone di alcuni eventi storici, come la caduta del Muro di Berlino. Attivo fin da subito sul fronte dei diritti fondamentali, tanto da essere tra i fondatori di Articolo 21, movimento di difesa della libertà di stampa.

Infine lo sbarco in RAI, dopo qualche titubanza, nel 1992 dove diventa inviato di cronaca nel TG3 e poi nel 1996 dove conduce la trasmissione pomeridiana di Rai 2 Cronaca in diretta. Nel 1999 entra nella redazione del TG1 come inviato speciale e poi conduttore del TG1, fino a diventare, dal 2007 al 2009, vicedirettore del telegiornale, nonché dei settimanali di approfondimento Speciale TG1 e Tv7.

Il salto nelle istituzioni politiche

Nel 2009 lo sbarco nella politica dal lato delle istituzioni, lui che di politica si è sempre interessato e che per la politica ha vissuto. Sassoli viene candidato dal PD al Parlamento Europeo come capolista. I voti arrivano copiosi (405.967 preferenze), forte anche della riconoscibilità del personaggio e per lo stile mite. Anche lì David Sassoli si distingue e diviene prima capo delegazione del PD e poi nel 2019 Presidente del Parlamento Europeo e qui inizia la sua vera battaglia politica, quella che forse lo farà ricordare, cioè il dare un ruolo centrale ad un organismo, l’unico eletto direttamente dai cittadini europei, che di poteri non ne ha molti, o per meglio dire non ha quelli che dovrebbe avere un parlamento: iniziativa legislativa e capacità di tassazione, ma anche la difesa comune europea e infine lo slancio, azzerare i debiti da Covid degli stati membri.

Nel suo discorso inaugurale aveva esortato a “rilanciare il nostro processo di integrazione, cambiando la nostra Unione per renderla capace di rispondere in modo più forte alle esigenze dei nostri cittadini e per dare risposte vere alle loro preoccupazioni, al loro sempre più diffuso senso di smarrimento. La difesa e la promozione dei nostri valori fondanti di libertà, dignità e solidarietà deve essere perseguita ogni giorno dentro e fuori l’Ue”, per recuperare “lo spirito di Ventotene e lo slancio pionieristico dei Padri fondatori, che seppero mettere da parte le ostilità della guerra, porre fine ai guasti del nazionalismo dandoci un progetto capace di coniugare pace, democrazia, diritti, sviluppo e uguaglianza”. Il riferimento al nazionalismo, nel momento di massimo successo elettorale dei sovranisti, non era casuale. Amava citare Jean Monnet: “Niente è possibile senza gli uomini, niente dura senza le istituzioni”.

Formiche

A Bruxelles però inizia anche la sua battaglia con la salute, che ha avuto uno dei suoi apici lo scorso settembre quando una polmonite da legionella lo colpì costringendolo ad un lungo recupero in Italia, poi una ricaduta e infine Sassoli era stato ricoverato il 26 dicembre in una struttura ospedaliera italiana, a causa del sopraggiungere di una grave complicanza dovuta a una disfunzione del sistema immunitario.

L’amarezza e la speranza nel commiato

Nel suo messaggio di auguri a Natale aveva detto “Abbiamo lottato accanto a chi chiede più democrazia, accanto alle donne, accanto a coloro che chiedono un’informazione libera e indipendente. Abbiamo imparato che la disuguaglianza non è più tollerabile né accettabile” attaccando il rigorismo delle istituzioni europee e auspicando che l’Europa che tanto amava si trasformasse in un veicolo di progresso sociale e umano per tutti, di protezione degli ultimi e della natura, che in questi due anni aveva mostrato il suo volto più feroce. Nel video si sente la commozione e l’impeto che fanno quasi presagire un commiato verso i cittadini e le istituzioni tanto amate.

L’ultimo tweet dedicato a Silvia Tortora

Pur indebolito dalla malattia, nelle ultime ore di vita, dall’ospedale in cui era ricoverato, Sassoli ha trovato il tempo e la forza per scrivere un ultimo tweet ed esprimere il cordoglio per la morte della giornalista Silvia Tortora, figlia di Enzo.

Il cordoglio di Papa Francesco

Papa Francesco nel suo messaggio inviato ai familiari del Presidente David Sassoli, lo ricorda come “credente animato di speranza e di carità” ma anche come “competente giornalista” e “stimato uomo delle istituzioni che, in modo pacato e rispettoso, nelle pubbliche responsabilità ricoperte si è prodigato per il bene comune con rettitudine e generoso impegno”. Nei tratti disegnati dal Pontefice, ci sono anche la lucidità e la passione che Sassoli ha messo nel promuovere “una visione solidale della comunità europea”. Visione che si è espressa nella “particolare cura agli ultimi” (Vatican News). 

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