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La Corte Suprema americana ascolta il dibattito sulla richiesta di preghiere durante l’esecuzione

KARA ŚMIERCI

Nixx Photography | Shutterstock

John Burger - pubblicato il 12/11/21

Il Texas vuole giustiziare John Henry Ramírez senza la presenza del suo pastore

Quando era sulla croce, Gesù ha detto al “buon ladrone”, che condivideva la Sua condanna insieme a un altro, “Oggi sarai con me in Paradiso”.

Il “buon ladrone” ha ricevuto qualcosa che a John Henry Ramírez è stato finora negato: assistenza pastorale al momento della morte. Ramírez, che si trova nel braccio della morte in Texas (Stati Uniti) per omicidio, ha visto un ministro battista per più di dieci anni, ma il Dipartimento per la Giustizia Criminale del Texas (TDCJ), adducendo questioni di sicurezza, ha respinto la sua richiesta di avere il sacerdote presente al momento della sua esecuzione, perché imponga le mani su di lui e preghi ad alta voce al suo fianco.

Il suo ricorso legale è arrivato alla Corte Suprema statunitense, che ha ascoltato le dichiarazioni orali martedì nel caso “Ramírez contro Collier”.

Lo Stato dichiara anche che la richiesta di Ramírez apre la porta a richieste religiose sempre più onerose durante le esecuzioni, come ha spiegato The New York Times.

“Tutto quello che circonda il processo di esecuzione e il protocollo di esecuzione in Texas si basa sulla sicurezza e la protezione”, ha affermato Jeremy Desel, direttore delle comunicazioni del Dipartimento della Giustizia Criminale del Texas.

La Conferenza Episcopale Cattolica del Texas e la Conferenza Episcopale Cattolica degli Stati Uniti hanno presentato insieme un amicus curiae, una dichiarazione a sostegno di Ramírez. La Conferenza Episcopale texana ha difeso la legislazione a favore del fatto che i prigionieri ricevano assistenza pastorale, anche nella sala dell’esecuzione.

“Un prigioniero mantiene il diritto, sotto la Clausola della Pratica Libera [della Costituzione degli Stati Uniti] e della Legge per l’Uso del Suolo Religioso e delle Persone Istituzionalizzate (la ‘RLUIPA’), all’orientamento spirituale anche nella reclusione, e senz’altro anche nella morte. C’è di più: le entità religiose conservano il diritto indipendente del Primo Emendamento di esercitare il proprio ministero con i membri della loro congregazione. La politica del TDCJ infrange entrambi i diritti”.

In controargomentazione rispetto alle dichiarazioni del TDCJ sulla sicurezza, l’amicus brief segnala che i cappellani cattolici hanno esercitato il loro ministero abitualmente nel TDCJ e in altre realtà senza incidenti, anche nella sala delle esecuzioni e nel modo specifico che richiede Ramírez.

“L’orientamento spirituale che offre la Chiesa ha un’importanza particolarmente seria al momento della morte, e la formazione e la comunicazione di questo orientamento sono protette costituzionalmente dall’interferenza governativa”, esprime il rapporto delle Conferenze Episcopali. “I sacerdoti sono stati presenti al momento della morte per ascoltare Confessioni, offrire l’Eucaristia e amministrare gli ultimi riti”.

Nell’udienza di 93 minuti, i giudici hanno espresso la propria preoccupazione per altri casi che potrebbero giungere al tribunale superiore, in particolare quelli sorti all’ultimo minuto, e sembravano alla ricerca di un modo per stabilire limiti e standard.

Eric Feigin, vice-procuratore generale degli Stati Uniti, ha riferito al tribunale che la preghiera o il canto di un pastore potrebbero interferire con la necessità di supervisionare l’iniezione intravenosa e il tenore dei rantoli del prigioniero per assicurare che il pentobarbital mortale stia funzionando. Avere un cappellano esterno presente richiederebbe inoltre che una persona di sicurezza sia al suo fianco in ogni momento e blocchi la vista dei testimoni, inclusi i familiari della vittima, che, come ha detto, forse confidano nel fatto che assistere all’esecuzione metta fine al proprio dolore.

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pena di mortepreghiera
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