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Sacerdote indiano arrestato mentre cantava canti natalizi assolto dopo 4 anni

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Aiuto alla Chiesa che Soffre - pubblicato il 10/10/21

Accusato dai nazionalisti indù, don George Mangalapilly è stato assolto dopo 4 anni di battaglie legali

Don George Mangalapilly, sacerdote indiano, è stato assolto dall’accusa di aver commesso il presunto reato di “conversione religiosa forzata”. Il 14 dicembre 2017 insieme a 32 seminaristi fu aggredito da un gruppo di estremisti radicali indù mentre cantava canti natalizi nel villaggio di Bhumkahar, nello Stato del Madhya Pradesh. Dopo quattro anni di battaglie legali il sacerdote è stato finalmente assolto dalla Corte Suprema indiana. 

In un colloquio con la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) Don George ricorda i giorni dell’arresto. «Eravamo due sacerdoti e 32 seminaristi studenti di teologia, e avevamo viaggiato fino al villaggio di Bhumkahar, Jawahar Nagar, a circa 15 km dal seminario. Come abbiamo sempre fatto per anni avevamo organizzato un programma natalizio, con varie attività culturali e con l’aiuto dei paesani. L’evento era quasi finito quando un gruppo di persone è arrivato e ha interrotto il raduno. Hanno usato parole offensive e hanno cercato di picchiare alcuni dei nostri seminaristi. Ci hanno ordinato di fermarci e ci hanno detto che avevamo bisogno del permesso ufficiale per organizzare un tale evento. Pochi minuti dopo dalla città sono arrivati ​​diversi poliziotti, ci hanno ordinato di fermarci e ci hanno portato tutti alla stazione di polizia. Ci hanno accusato di tentare di convertire la gente del posto al cristianesimo, ma questo era un evento che organizzavamo da molti anni e faceva parte della formazione del seminario. Il tribunale ha concesso la cauzione molto tardi la sera, dopo di che tutti hanno avuto il permesso di tornare in seminario». 

Dopo l’arresto di Don George gli indù radicali lo hanno minacciato di morte e hanno bruciato un auto. «L’auto apparteneva ai sacerdoti della Società Clarettiana che sono venuti a informarsi su di noi e che gestiscono una scuola vicino al seminario del villaggio, ed è stata data alle fiamme mentre quattro loro sacerdoti erano con me all’interno della stazione di polizia. Non sappiamo chi sia stato, ma sappiamo che erano alcune delle persone del gruppo radicale. La polizia ha arrestato e accusato una persona a cui è stata poi concessa la libertà. Ai sacerdoti non è stato riconosciuto alcun risarcimento». 

Don Mangalapilly si è poi soffermato sul merito dell’accusa. «Ci hanno accusato di aver cercato di convertire le persone al cristianesimo», tuttavia si tratta di «un’accusa falsa e infondata. Il seminario è lì da più di venticinque anni e non abbiamo obbligato mai nessuno a convertirsi». 

Non si tratta purtroppo di un caso isolato, perché «ci sono stati molti altri attacchi ai cristiani. In questo caso abbiamo fatto ricorso alla Corte Suprema perché sapevamo di poter dimostrare di essere innocenti, ma ci sono molti altri casi che non sono ancora stati risolti. E anche in passato le persone hanno subito persecuzioni e prigionia», prosegue Don Mangalapilly, il quale descrive le motivazioni di tali persecuzioni: «Non è la prima volta nella storia dell’India che si verificano casi come questo, casi come il nostro, soprattutto negli Stati governati dai partiti radicali indù. Hanno paura dei cristiani perché educhiamo la gente, specialmente i poveri, gli emarginati e gli oppressi. Insegniamo a leggere e scrivere a persone che prima non erano in grado di farlo. In India ci sono tantissime persone povere e analfabete e la Chiesa le sta educando. E, naturalmente, alcune persone temono che se le persone ricevono un’istruzione inizieranno a insistere sui loro diritti», conclude il sacerdote.

Tags:
indiapersecuzione cristiani
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