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Potente preghiera di sant’Isidoro di Siviglia contro le insidie del Maligno

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Hector Gomez Herrero/CC

Sant'Isidoro è l'autore di questa potente orazione.

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 09/10/21

“O amante degli uomini, al maligno che esulta per il nostro danno, imponi la tristezza che prova per l’umana letizia”

C’è una potente preghiera di liberazione di un santo spagnolo, che viene recitata per allontanare il Maligno e i suoi assalti: la riporta don Marcello Stanzione in “Come liberarsi dagli spiriti maligni” (edizioni Segno), e si tratta della preghiera di sant’Isidoro, il santo contadino vissuto a Madrid tra il 1080 e il 1130.

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Il Maligno è detto “animale” 

Secondo sant’Isidoro esiste una certa gerarchia nel mondo demoniaco: vi è il principe o capo assoluto, chiamato Satana o diavolo e vi sono i suoi ministri chiamati demoni i quali cambiano di nome e di luogo secondo i loro meriti malvagi. Secondo l’azione che compiono i suoi sudditi il diavolo è detto animale perché suscita la lussuria della carne e detto serpente per la malizia della cupidigia e della colpevolezza. E’ chiamato uccello a causa della sua superbia. 

I demoni abitano nell’aria provvisoriamente in attesa del tempo del giudizio escatologico con la venuta del Signore. Allora saranno gettati nel fuoco, la loro pena irrimediabile preparata dal Padre. Oltre ad aver studiato e teorizzato il mondo del Maligno, sant’Isidoro ha anche scritto una preghiera di liberazione per allontanare gli assalti del demonio.

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La preghiera 

“O Signore,

tu sei il vero dottore e il vero apportatore di aiuto; tu sei il creatore e il redentore,

l’elargitore e il donatore,

l’avvocato e il giudice terribile e clemente;

tu dai la luce ai ciechi;

tu fai si che quello che tu comandi diventi possibile per noi infermi;

ttu fai si che quello che tu comandi diventi possibile per noi infermi;

tu sei così pietoso da volere che assiduamente ti preghiamo;

tu sei così munifico da non permettere che alcuno disperi. O buon Gesù,

abbi indulgenza per tutti i miei peccati e per tutti i miei er- rori;

con un atto della tua gratuità bontà

introducimi in quella desiderabile contemplazione.

Dove non mi sia più possibile sbagliare.

Tu che conosci tutte le cose nascoste,

sai bene in quanti vizi sono incorso.

Tu sai quanto la mia fragilità sia misera e vacillante;

tu conosci da quale nemico io sia continuamente afflitto e assaltato.

La lotta impari va in cerca di te, o Cristo Dio,

fortissimo condottiero e trionfatore sempre vittoriosissimo; l’infermità mortale,

che infatti è gloria della tua maestà,

si rivolge a te.

Se il leone furente viene superato dalla pecora inferma, se

lo spirito violentissimo viene vinto da una carne debolissima, e se anche per qualche tempo subiamo,

permettendo ciò un tuo giudizio giusto, il suo dominio; fa’ che non siamo inghiottiti dalle sue fauci insaziabili.

O amante degli uomini,

al maligno che esulta per il nostro danno,

imponi la tristezza che prova per l’umana letizia”.

(Cfr. Id., Oratio contra insidas diaboli, PL 83, 1273-1276).

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