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Tutta la vita di San Francesco fu una buona novella

SAINT FRANCIS ASSISI

Julian Kumar | Godong

don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 04/10/21

Farsi piccoli è guardare ogni cosa ricevendola dall'abbraccio del Padre che ci ama. Così Francesco cantò una lode di tutto il creato, anche della morte.

In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.
Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te.
Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare».
Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime.
Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».

(Mt 11, 25-30)

Non è difficile pensare che quando Gesù pronuncia le parole del vangelo di oggi, aveva davanti ai suoi occhi non solo lo sguardo dei “piccoli” di quella giornata di predicazione ma anche gli occhi di un uomo che secoli dopo sarebbe stato chiamato l’alter Christus, il poverello d’Assisi, il più piccolo dei piccoli:

Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.

“Farsi piccoli” non significa rifiutare di capire, ma significa comprendere che per capire bisogna ascoltare prima ancora che congetturare. Noi siamo esperti in congetture fino quasi a diventare complottisti, ma quasi mai abbiamo l’umiltà di stare semplicemente in silenzio ad ascoltare la vita stessa che spiega se stessa ponendosi davanti a noi. Francesco comprende questa immensa verità.

Sarà questo il motivo per cui canta la creazione, e canta anche quegli anfratti della vita che non sono proprio luminosi come la stessa morte. Un “piccolo” non sa tutto ma ascolta tutto, e in questo trova pace:

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita.

Dalle braccia di chi ci ama le cose si capiscono meglio, semplicemente perché rassicurati dall’amore non viviamo più in difensiva. Francesco è innanzitutto questo: un vangelo vivente. È tutta la sua vita ad essere una buona novella, perché è chi mostra, più ancora che dimostra, che ciò in cui si crede è così vero che ne si ha la vita trasformata. E la prova di questa trasformazione consiste nel fascino che una vita così esercita. Ma come tutto questo ha avuto inizio in San Francesco? Semplicemente cominciando a leggere il vangelo e cercando di metterlo in pratica.

Le grandi rivoluzioni iniziano sempre da piccole cose vissute a cuore aperto. E ciò è stato vero non solo per Francesco ma anche per molti altri santi.

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