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Come superare la timidezza nelle relazioni amorose

Jacob Lund I Shutterstock

Mathilde De Robien - pubblicato il 29/09/21

Un’intensa introversione può costituire un handicap nell’avvio di una relazione amorosa, ma esistono mezzi per accettarla… e per superarla.

«La timidezza è la prigione del cuore», dice un proverbio spagnolo. In effetti, essa impedisce al cuore di esprimersi, se diventa troppo presente. Le persone molto timide arrivano fino a somatizzare: palpiti, sudorazione, rossore, tremore… alcuni non riescono a guardare negli occhi l’interlocutore. Altri si limitano a poche frasi laconiche. Come si può avviare una relazione appagante in queste condizioni? 

La timidezza può essere un freno alla relazione amorosa, uno di quegli ostacoli che sembrano insormontabili e che rendono sterili tutti i tentativi di incontro. Freni che Bénédicte Lucereau, consulente coniugale e famigliare, ha proposto (in occasione di una videoconferenza organizzata da Theotokos, primo sito cristiano di incontri, programmata per domenica prossima, 3 ottobre 2021) di identificare e di rimuovere. Secondo la consulente, co-autrice di  Ces amours qui n’avancent pas (Editions de l’Emmanuel), la timidezza fa parte di questi freni: la buona notizia è che lavorandoci su essa non impedisce di creare relazioni appaganti ed equilibrate. 

Un modo per nascondersi 

«La timidezza è un modo di nascondersi, di velarsi», spiega Bénédicte Lucereau. Essa è un ostacolo nell’incontro amoroso nella misura in cui impedisce lo scambio e dunque la conoscenza dell’altro. Come si può entrare in relazione con una persona in fuga? Oltre a questo, la timidezza può sconcertare l’interlocutore: quest’ultimo può avere l’impressione che la relazione riposi tutta solo sulle sue spalle – è sempre lui a parlare, a fare domande, a rilanciare la conversazione. Una relazione squilibrata che finisce per pesare su chi la porta. «È un vero peccato – sottolinea la consulente –, perché il timido nasconde indubbiamente una bellissima personalità!». 

Ecco perché è cosa buona scavare alla ricerca delle ragioni della propria timidezza: perché sono timido? Donde viene la vergogna che ho di me? Da quando sono così? Che cos’è che, in questa o quella situazione, percepisco di aggressivo? Bénédicte Lucereau invita poi le persone timide a domandarsi perché si svalutino tanto, ad identificare nella propria storia l’evento che le porta a farsi tanto piccole. Molto spesso, esse possiedono una cattiva immagine di loro stesse, non si sentono “amabili”, certe volte per via di un passato difficile. E tuttavia, «questa immagine non è fondata, e quanto all’autostima… ci si può lavorare sopra!», insiste l’esperta. 

Proporsi piccoli obiettivi 

Come vincere la propria timidezza? In terapia, la consulente coniugale e famigliare utilizza una tecnica che potremmo dire “dei piccoli obiettivi”: prima di abbordare la timidezza specifica all’interno della relazione amorosa, è cosa buona individuare le situazioni quotidiane in cui la timidezza si manifesta. Può essere dalla panettiera (che uno non osa guardare), mentre si cerca di parcheggiare (magari senza bloccare il traffico), con la propria madre (con la quale si fatica a condurre una conversazione franca)… Sono tutti altrettanti piccoli obiettivi su cui lavorare, e i relativi successi permettono di acquisire fiducia in sé: «Tutto quanto è nell’ordine dell’emozionale impatta sulla nostra vita affettiva», spiega Bénédicte Lucereau. Conseguentemente, riuscire a superare queste piccole paure nella vita di tutti i giorni ridonda sul modo di entrare in relazione con gli altri, e ancora più intensamente quando si tratta di una relazione amorosa. 

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio] 

Tags:
personalitàrapporti interpersonalitimidezza
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