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Raccontare il post partum senza filtri (tranne quello dell’amore) (FOTO)

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Courtesy of Modibodi

Giovanna Binci - pubblicato il 20/09/21

La nuova campagna pubblicitaria del brand di intimo australiano Modibodi mostra la bellezza e la difficoltà del post partum senza filtri. Eppure ce n'è uno di cui non possiamo davvero fare a meno per spiegare quel meraviglioso viaggio che è la maternità.

Se togli il filtro dell’amore cosa resta? 

Sguardi esausti, corpi molli, cicatrici, chili di troppo, qualche lacrima, inadeguatezza.

Unfiltered post-partum è la campagna del brand di intimo australiano Modibodi che racconta senza edulcorarla la realtà delle mamme di tutto il mondo alle prese col post parto. 

Non abbiamo bisogno di vederci, quanto di essere viste.

C’è già lo specchio che ci mostra senza mezze misure i segni lasciati dalla gravidanza, ma se c’è qualcuno intorno a noi che porta il gelato o qualche ora di riposo incartata con un bel fiocco invece dell’ennesima tutina, a mente lucida, già molti pensieri tristi e neri tipici del baby blues period diventano nubi passeggere. 

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Nuovo inizio, nuovo corpo

Non è sempre così semplice fare i conti con un corpo e una routine stravolta. 

La realtà del post partum non “la tocca piano” per nessuna donna e se qualcosa ci accomuna è che, comunque la metti, non è tutto rose e fiori (tranne quelli sulla camicia da notte che, non sai come, sembra diventata la tua divisa ufficiale). 

Dai segni del cesareo, alle occhiaie delle ore piccole. Le mani fra i capelli e gli sguardi persi nel vuoto di tante donne raccontano quei dodici mesi dopo aver dato alla luce un figlio. 

Quelle “botte di assenza“, soprattutto dopo notti insonni a cui non ero più abituata nemmeno dai tempi delle migliori serate danzanti, me le ricordo bene. Invece per la pelle in eccesso sulla pancia o il seno svuotato, non c’è bisogno di pescare tanto a fondo nella memoria: nel mio caso è ancora tutto lì e quando mia figlia di un anno ci gioca divertita da tanta morbidezza mi chiedo anche se non sia il caso di appellarsi al #bodyshaming.

Come si fa a “normalizzare” una realtà che di normale non ha più nemmeno andare a fare pipì?

Senza filtri, ma mai senza amore

Possiamo togliere tutti i filtri, ma non quello dell’amore per spiegare il viaggio della maternità che è salita e panorama. 

Quel filtro che ormai è incorporato ai tuoi occhi è ciò che ti ricorda che non torneresti mai indietro, ma anche gli sguardi degli altri contano. Per farci vedere quello che a volte non riusciamo a mettere a fuoco. Ecco il vero succo di questa campagna pubblicitaria: è bene guardarle, le donne che hanno partorito per assicurarsi che i pensieri tristi, dopo un primo e normale momento di stravolgimento, non diventino DPP. 

Essere viste: per quello che siamo, ma anche per quello che siamo state in grado di fare. Solo con quel corpo. 

Si legge su Vanity Fair che i fotografi

«hanno attinto alle proprie famiglie e ai propri amici per catturare prospettive molto reali di questa parte vulnerabile della vita di tante donne».

Queste le parole di una delle fotografe di Getty Images che hanno partecipato al progetto, Svetlana Zhukova

Vulnerabili e invincibili

«Mentre stavamo progettando la nostra nuova gamma post partum, le uniche immagini che siamo riusciti a trovare non riflettevano il quadro completo: abbiamo capito che qualcosa doveva cambiare»,

spiega Kristy Cong, fondatore e Ceo di Modibodi e, a sua volta, madre di quattro figli.

«Questa campagna conferma il nostro impegno nell’affrontare i tabù e avviare conversazioni sulla salute delle donne con cura, attenzione ed empatia, per aiutarle a prepararsi per i cambiamenti fisici ed emotivi che accompagnano il periodo post partum e oltre».

(Fonte Vanity Fair)

Ultimamente il mondo del marketing si sfida a colpi di body positività, a mostrare tutto, ma ci sono filtri necessari senza i quali è difficile dare senso anche a quelle forme abbondanti, alla stanchezza, ai segni sulla pelle. 

È questo che bisogna aiutare le donne a mettere a fuoco: a nessuna piace vedersi vulnerabile. 

Mettete a fuoco quello che conta

Prese da mille ansie, difficoltà, bottoni automatici (servirebbe un santo patrono a tale proposito per riuscire a chiuderli tutti senza andare fuori di testa e saltarne uno che poi tocca ricominciare daccapo), a volte dimentichiamo che quel corpo che fatichiamo a riconoscere o accettare è lo stesso capace di sguardi di amore infiniti, di nutrire la vita, di curare le ferite di qualcun altro da oggi in poi.

Mi ha stupita come molti dei commentiall’articolo di Vanity Fair sui social fossero di mamme che, pur ricordando la fatica di quei primi giorni, rivivessero la loro esperienza alla luce di sguardi densi, di sorrisi stanchi, ma sazi di gioia. Quelli che ti permettono di dare un altro filtro alla tua vita che è appena cominciata. In un corpo nuovo che racconta l’inizio di una travolgente storia d’amore.

Tags:
maternità
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