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Unplanned, anteprima a Roma: un film che mostra la verità dell’aborto

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Michael Kubeisy | Michael Kubeisy

Paola Belletti - pubblicato il 02/07/21

Una pellicola che arriva dagli USA grazie a Federica Picchi, fondatore della casa di produzione Dominus Production; abbiamo chiesto proprio a lei di raccontarci come ha realizzato questo risultato e cosa si aspetta dalla visione del film nelle sale italiane. Sarà disponibile nella programmazione nazionale il 28 e 29 settembre.

A Roma l’anteprima di Unplanned

Questo è il momento opportuno, fosse anche inopportuno. L’8 luglio prossimo alle ore 20.30 al Cinema Adriano ci sarà l’anteprima nazionale del film che ha sconvolto l’America: Unplanned.

Abby Johnson, un’idealista ingannata

E’ la storia vera di una ex-dipendente della catena di cliniche abortive tra le più potenti al mondo, Planned Parenthood. Abby Johnson, dipendente dell’anno 2008, per un caso non pianificato, si troverà ad aiutare un medico in una procedura di aborto.

Lei stessa ne aveva usufruito e con le donne che si rivolgevano alla clinica spendeva sincere rassicurazioni, convinta che fossero nell’esercizio dei loro cosiddetti diritti riproduttivi e senza alcun danno per il bambino. Ma durante l’assistenza a quell’aborto in una gravidanza di 12 settimane Abby vede cosa succede e soprattutto a chi. Lì c’è qualcuno, non un grumo di cellule. Ha mentito a sé stessa e alle donne per dieci anni.

La Dominus production e la sua missione

Federica Picchi è la fondatrice della casa di produzione e distribuzione cinematografica Dominus production e, da poco, di Estpretiosa.

Laureata alla Bocconi ha lavorato a lungo all’estero per banche d’affari, fino a quando ha maturato la decisione di mettere la propria professionalità a servizio della verità intorno alla vita. Ma parlare di vita significa svelare una delle sue più radicali e sistematiche negazioni, l’aborto. Questo è il motore pulsante della sua attività e di quella delle case di produzione di cui è a capo, non solo la Dominus ma anche la neonata Estpretiosa.

Il cinema e i giovani

Il linguaggio cinematografico ha una forza e un’incisività particolari e spesso viene usato per diffondere visioni ideologiche e lontane dalla verità sull’uomo. La sua missione è orientata soprattutto ai giovani, quelli che più di altri sono esposti a narrazioni deformanti della realtà e della dignità umana.

Una delle pellicole che è più fiera di avere portato in Italia, dopo i significativi successi anche di pubblico per Cristiada, GOD’S NOT DEAD 1 e 2, Una canzone per mio padre, è il momento di Unplanned, film made in USA che racconta la storia vera, e per ciò stesso non attaccabile, di una giovane manager in forze alla più grande industria degli aborti del continente Nord Americano, la Planned Parenthood.

Non pianificato ma sconvolgente

“Non pianificato” è la traduzione del titolo che la Dominus ha deciso e a ragion veduta di mantenere nella versione originale: sia perché è facile il richiamo al nome della grande catena di cliniche la cui mendace vocazione è la pianificazione parentale, sia perché sintetizza potentemente l’effetto che un evento particolare ha avuto sulla coscienza e a cascata su tutta la vita della protagonista, Abby Johnson.

La Planned Parenthood si presenta come un sistema consolidato e funzionale di aiuto alla genitorialità pianificata; un aiuto da esperti di settore a far realizzare alle donne l’obiettivo di avere un figlio solo quando lo si è deciso, pianificato, messo in conto. In questa ottica è tragicamente naturale pensare che un figlio concepito senza essere preventivato è un fuori programma che bisogna sospendere.

Abby Johnson è un’idealista, prima e dopo

Abby Johnson, la protagonista, è una giovane e brillante psicologa che entra in Planned Parenthood per una sincera spinta ideale: le donne hanno i loro diritti, anche il controllo della maternità lo è, lavorare per garantire libertà di scelta è giusto. Il suo slancio è talmente sincero che prima di farne una professione aveva fatto esperienza di volontariato nelle cliniche.

Ma non essendo un medico non aveva mai assistito ad un aborto.

Un giorno qualcuno la chiama perché manca una persona che assista il medico nella pratica abortiva. La donna è incinta di 12 settimane; lei guarda nel monitor il feto che sfugge all’aspiratore, vede e capisce. Non c’è niente da dedurre, supporre o ipotizzare: si tratta di un bambino, gli strumenti medici inseriti nella cavità uterina sono lì per rimuovere una vita, quel bambino tenta di sfuggire alla morte.

Una carriera costruita sulla menzogna?

Ecco, gli occhi le si sono aperti e con essi la coscienza. Tutta la sua carriera è fondata sulla menzogna.

Sarà disposta a pagare il prezzo che questo svelamento significa per lei e per il sistema che prima serviva con autentico zelo. E non riceverà sconti.

Se non lo dici a tua madre, forse…

C’è un particolare, nella storia di questa donna, che è molto interessante; in verità la storia intera è ricchissima di spunti, sotto molti profili, assicura Federica Picchi.

Abby Johnson è un’idealista, sia prima che dopo; quando da neolaureata conosce un’operatrice e decide di fare volontariato presso una clinica Planned Parenthoodnon lo dice a sua madre.

Col senno di poi comprenderà che quell’omissione era un sintomo: se prendi una decisione importante e non la vuoi comunicare ai tuoi genitori, c’è qualcosa che non va. Forse in qualche modo intuiva già che quel fronte di battaglia non sventolava una bandiera immacolata.

Il trailer

Un argine contro l’alluvione di disprezzo per la vita

Unplanned può aiutare davvero a gettare una luce potente sull’orrore dell’aborto e raggiungere persone che nemmeno sospettano si tratti di una gravissima offesa per la dignità umana. La cultura che ha partorito l’aborto, è il caso di dirlo, ha diffuso anche un condiviso disprezzo o almeno una sempre più grande svalutazione per il valore della vita e della persona.

Chi è cristiano può, mentre aiuta a vedere questa amarissima verità, offrire l’approdo della misericordia divina perché davanti a tanto male non ci senta sopraffatti. Ma prima di tutto è necessario vedere e riconoscere; c’è forse qualche croce più nascosta di quella dell’aborto? Una morte inflitta in serie nell’utero di milioni di donne, spesso a loro volta vittime, che uniscono la propria volontà, disperata, a quella di una società che questi figli non li vuole e li nega.

Non è un film pro life

Eppure Unplanned non è un classico film prolife. Ha sua potenza intrinseca, di vera opera cinematografica, ci tiene a sottolineare Federica Picchi; non si tratta di un contenuto apologetico. Dice, mostra una faccenda vera, attraverso la storia personale e per questo incontestabile di qualcuno che alla causa “controllo nascite” e “diritti delle donne” aveva offerto il proprio meglio.

Bonum est diffusivum sui

E’ importante che arrivi e continui a riempire sale perché il numero dei biglietti staccati e degli occhi che si incolleranno al mega schermo sono un dato incontrovertibile che può avere un impatto sull’opinione pubblica.

Si tratta dunque di un film che proprio al cinema, con la qualità attuale di proiezione, con la definizione delle immagini di cui si gode ora e l’esperienza audio che aiuta il coinvolgimento, darà il meglio di sé, per questo è importante che non venga svilito da proiezioni di fortuna e visioni in circoli ristretti.

In Usa il film ha incontrato grande successo di pubblico nonostante lo stigma dei media progressisti, i tentativi di censura, il divieto ai minori di 14 anni, le accuse di partigianeria o crudeltà nel mostrare immagini troppo dure. Ma è la realtà ad esserlo, è l’aborto che è un orrore sepolto dalla stessa enormità con cui viene ripetuto, e alternativamente, promosso e taciuto.

Perché anche loro sappiano

E’ importante che lo vedano i giovani, anche giovanissimi, sebbene ci sia un tentativo di censura in corso che vuole indicare come vietata ai minori di 14 anni la pellicola (in ogni caso potranno assistervi se accompagnati).

Perché non mostrare loro la verità dato che spesso media e istituzioni li ritengono sufficientemente grandi per prendere gravi decisioni in autonomia come l’aborto chirurgico o chimico?

Credo che la banalizzazione della vita umana e dell’aborto facciano male a tutti, a ogni essere umano.

Commenta ancora Federica Picchi.

Dagli Usa con ardore

Questo film per i produttori americani è stato come un figlio e per questo anche la negoziazione per chiudere il contratto con la nostra casa di produzione è stata impegnativa e seria, com’è giusto che sia. Ci tengono che venga accolto e trattato come merita. Hanno lottato, lo hanno difeso, in Usa è stato fortemente osteggiato e boicottato, ma ha riempito lo stesso le sale. Ecco cosa ci muove, la convinzione che la potenza del linguaggio cinematografico e della verità della storia possano abbattere molti argini.

Come verrà accolto in Italia?

Alla domanda su quali reazioni si aspetti in Italia all’uscita del film Federica risponde che sa che ci sarà il tentativo di silenziarlo e di ignorarlo ma afferma anche che si attende dai più onestà intellettuale. Sui giovani invece si immagina l’effetto più dirompente: a chi ha potuto vederlo in anteprima per motivi professionali ha suscitato grande emozione e la percezione di essere di fronte ad una verità che prima forse semplicemente ignoravano.

E invece è un bambino

Uno di loro le ha detto “pensavo che non fosse un bambino”. Non è un enorme servizio di carità smetterla di mentire a intere generazioni, mostrare loro la verità?

Quello, invece, è un bambino. Ora la scienza ha tante informazioni e sempre più dettagliate per mostrarci come la vita del concepito sia un continuum fin dal primo istante; come il suo sviluppo sia da subito dominato da quello neurologico, come il DNA sia unico e determinato fin dal principio, come il dialogo con la madre sia costante e benefico per entrambi, per tutto il corso della gestazione, come a pochissime settimane si possa già sentire il battito delle cellule cardiache.

La libertà vera, per la donna, allora è davanti alla verità intera: il battito c’è, quel puntino contiene già tutto ciò che diventerà tuo figlio, il legame è già stabilito e durerà per sempre.

La scena a cui è più legata, conclude la Picchi, è quella in cui viene mostrato il grembo materno vuoto, una volta terminato l’aborto.

Vedi il grembo vuoto e lì capisci che abbiamo perduto qualcosa di unico. Il danno non è solo al bambino che è morto, alla madre che ha perso un figlio, quel figlio!, ma c’è un terzo soggetto che soffre ed è la società. È qualcosa che non abbiamo valutato e che è invece fondamentale.

Un film che può fare tanto

Unplanned e la storia di Abby Johnson sono un la leva che toglie il coperchio sopra uno dei pozzi più fondi di ingiustizia che la nostra società abbia scavato.

Aiuta a capire perché non insegna ma mostra: la verità di quel bambino, il dramma e la devastazione che investe le donne che pure scelgono di abortire, e mostra anche quanto quei figli manchino a tutti, quanto la società stessa abbia perso e continui a perdere permettendo che milioni di concepiti vengano uccisi nell’utero materno.

La programmazione nelle sale

L’arrivo del film nelle sale italiane è imminente, dopo gli slittamenti imposti dalle misure di contenimento Covid: l’anteprima nazionale sarà dunque a Roma l’8 luglio prossimo, al Cinema Adriano, una delle sale storiche più belle della capitale. Ecco il link per la prenotazione dell’anteprima capitolina.

Una seconda anteprima sarà il 14 settembre, giorno dell’Esaltazione della Santa Croce, a Milano.

La programmazione nazionale in diverse sale del paese sarà il 28 e 29 settembre; consultate la pagina dedicata e compilate il format per prenotazioni ulteriori in sale non ancora in elenco.

Sconti e promozioni

E’ possibile usufruire di sconti per giovani, gruppi e famiglie numerose; fatelo presente al momento dell’acquisto presso le biglietterie delle sale (nello specifico, per la proiezione presso il cinema Adriano di Roma il costo per l’acquisto on-line è 9,50 contro i 6.50 euro per i gruppi e le famiglie numerose).

Tags:
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