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Minacce al giovane parroco che salva i migranti sulle navi nel Mediterraneo

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Mattia Ferrari via Facebook

Don Mattia, seduto al centro, con la maglia blu, tra i "suoi" migranti.

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 03/06/21

Don Mattia Ferrari, coraggioso sacerdote emiliano, è stato “richiamato” su twitter per il suo impegno a favore dei profughi e le denunce contro i trafficanti di essere umani libici

Un giovane parroco ha ricevuto minacce tramite twitter dalla mafia libica per il suo impegno a favore dei migranti. Il destinatario delle intimidazioni è Don Mattia Ferrari, viceparroco di Nonantola (Modena) e cappellano di Mediterranea, l’organizzazione non governativa che ha per intento quello di operare nel Mediterraneo con l’aiuto di alcune navi al fine di soccorrere migranti lungo la rotta libica. 

Grande la solidarietà che è arrivata e sta arrivando in queste ore via social al parroco modenese dal mondo cattolico, dalla comunità Nonantolana e non solo, qualcuno ha lanciato anche l’hashtag #iostoconmattia.

“I campi di concentramento in Libia”

Il 27enne viceparroco di Nonantola ha postato un lungo ringraziamento sulla propria pagina Facebook: «Grazie a tutti quelli che in queste ore hanno fatto sentire la loro solidarietà a me e ai miei compagni. Le vere vittime non sono io non siamo noi ma i nostri fratelli e sorelle che si trovano nei campi di concentramento libici» (Modena in diretta, 2 giugno).

Sulle navi con “ragazzi affamati di giustizia”

Avvenire (30 aprile 2019) ha raccontato la storia della vocazione di questo coraggioso e giovane parroco emiliano che ha ricevuto minacce solo perchè impegnato nel salvataggio dei migranti provenienti dalle coste della Libia. 

Don Mattia – scrive il quotidiano dei vescovi – è proprio come ti immagini che sia un prete giovane. Chi vorrà appiccicargli addosso il cliché del don barricadero, non né troverà traccia. Fresco di barba, impeccabile in jeans e camicia clergy, i modi garbati del seminarista docile. Difficile, però, non leggergli nello sguardo la vocazione, e nelle parole una determinazione che sembra non avere molto a che vedere con tanti suoi coetanei. 

«Sono qui – dice – per vivere il Vangelo di Gesù accanto a questi ragazzi affamati di giustizia e operatori di pace. Sono qui per portare la vicinanza della Chiesa di Gesù a questi ragazzi che rischiano la loro stessa vita per salvare quella del prossimo, e ai migranti che casomai verranno salvati durante la missione».

Un parroco ispirato da Papa Francesco

In seminario, evidenzia Avvenire, c’è entrato a 18 anni, appena dopo il diploma al liceo classico di Modena. La prima Messa l’ha celebrata meno di un anno fa, il 25 maggio. Una cosa, il futuro viceparroco, l’aveva chiara: non sarebbe stato un tipo da sacrestia. Sin dall’inizio della sua attività sacerdotale, ha compreso che salvare vite umane nel Mediterraneo doveva essere per lui una vera missione. 

A ispirare l’impegno del giovane parroco per i migranti, è stato il Papa: «Mentre nel mondo si vanno alzando muri e barriere, vogliamo ricordare e ringraziare – aveva detto Francesco – coloro che con ruoli diversi, in questi ultimi mesi, hanno rischiato la loro stessa vita, particolarmente nel Mar Mediterraneo, per salvare quella di tante famiglie in cerca di sicurezza e di opportunità. Esseri umani in fuga da povertà, dittature, corruzione, schiavitù». 

La Cei sostiene il salvataggio dei migranti

Essere a bordo delle navi di soccorso «fa parte della nostra missione», osserva don Gianni De Robertis, direttore della Fondazione Migrantes della Cei. «Nel volto dei migranti – aggiunge – noi vediamo il Cristo che ci viene incontro e non possiamo non essere lì dove questi fratelli ci tendono le braccia».

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