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Un progetto per aiutare le donne a trovare lavoro dopo il Covid

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Di fizkes|Shutterstock

Paola Belletti - pubblicato il 21/04/21

Nasce Progetto Dora per aiutare le donne in situazione di difficoltà, spesso aggravata dal Covid, a ritrovare un lavoro e con quello più serenità e certezza.

Si chiama “Dora” come la piccola esploratrice ma serve per aiutare le donne più in difficoltà a trovare lavoro e con esso un senso di maggiore sicurezza, autonomia e dignità.

Il progetto è stato selezionato da Regione Lombardia tra le iniziative sociali utili per la ripresa dopo l’emergenza Covid-19 ed è sostenuto finanziariamente con il concorso del Ministero del Lavoro.

Corriere Buone Notizie

La crisi da Covid è anche crisi del lavoro, soprattutto per le donne

La crisi sociale ed economica, causata dalla pandemia ancora in corso, ha avuto e avrà ancora a lungo effetti mastodontici sul mercato del lavoro.

Molte persone lo hanno perso, altre hanno dovuto volontariamente ma non liberamente rinunciare all’occupazione che prima riuscivano a svolgere, potendo contare su servizi per l’infanzia, scuola, nonni.

Per questo la maggioranza assoluta delle persone che hanno perso il lavoro è composta da donne. L’istat conferma che su 444mila persone occupate in meno nel corso del 2020 il settanta per cento è costituito da donne.

Ed è proprio per questo che le destinatarie del progetto “Dora” sono proprio loro, e tra loro quelle più fragili e con meno risorse a disposizione.

Realizzato a Monza dal Club Soroptimist International insieme a Caritas e al Consorzio sociale CL&S con il finanziamento di Regione Lombardia ha incontrato il plauso e il sostegno anche del Ministero del Lavoro. Compito delle istituzioni sarà sempre di più favorire le condizioni che permettano a cittadini singoli, imprese, comunità di ritessere le fibre strappate della nostra comune stoffa socio-economica e relazionale. Non c’è cosa come un lavoro dignitoso in grado di tirar fuori energie nascoste e ridare fiducia ad una persona che si è ritrovata ai margini.

Il valore del lavoro per l’uomo

Ricordo che Don Giussani, sacerdote brianzolo sulla via degli altari, diceva ai suoi ragazzi che dovevano a tutti i costi lavorare, anche gratis. Lo diceva per la loro integrità umana, perché tutte le dimensioni della persona venissero preservate e mantenute vitali. Vai a lavare i pavimenti in parrocchia se non trovi nulla, fallo e basta.

Davvero un fine conoscitore della natura umana.

L’iniziativa nelle parole della presidente

Ecco come racconta la nascita e lo sviluppo dell’iniziativa la presidente:

«Abbiamo iniziato dallo scorso autunno – spiega la presidente Angela Levatino – a selezionare le partecipanti tra le donne seguite da Caritas in condizione di particolare fragilità.

Ibidem

Una selezione controcorrente: le persone più fragili

Che meraviglia questa selezione al contrario di come la fa di solito il mondo produttivo: basta imbattersi in una ricerca aperta di una qualche azienda in crescita e sarà tutto un susseguirsi di cercasi profili performanti, skillati, con esperienza e pieni di assertività.

No, qua sono andati a cercare le persone meno sicure, quelle meno pronte, con il curriculm meno spendibile. (Io sogno un mondo dove proprio i più fragili, i meno attraenti lì per lì siano messe al centro e poste in alto. Ma arrivo tardi, non è un sogno, è addirittura un comandamento per chi crede in Cristo).

Poi abbiamo selezionato le aziende del territorio in grado di accogliere queste donne per un tirocinio formativo di almeno tre mesi con una possibilità di assunzione». L’iniziativa del Club monzese è rivolta in particolare a donne con livelli medio-bassi di istruzione e condizioni familiari precarie, spesso anche con difficoltà di inserimento sociale per scarsa conoscenza della lingua italiana o delle modalità di inserimento nel mondo del lavoro. «Stiamo offrendo ad ognuna di loro un supporto personalizzato – prosegue Levatino – per trovare uno spazio professionale e sperimentarsi concretamente ed autonomamente nel lavoro».

Ibidem

Caritas, CS&L e Soroptimist: compiti diversi con lo stesso scopo

La Caritas si occupa soprattutto del rapporto con le donne coinvolte nel progetto: da un’analisi del profilo, l’accompagnamento per perseguire miglioramenti in termini di competenze e professionalità; Il CS & L segue invece la formazione vera e propria e l’inserimento guidato delle donne nei tirocini presso le aziende.

Sapere, saper fare, saper essere ma anche essere pagate. E questo pensa il Soroptimist Club che consente alle tirocinanti di ricevere ogni mese per tre mesi un rimborso spese di 400 euro.

Ricevere un compenso è un aspetto davvero importante perché dà in certo modo la misura della propria dignità, del senso speso anche “solo” ad imparare, in attesa di poter dare qualcosa di più concreto e monetizzabile.

Ciò che regge davvero il mercato ne è al di fuori

Dietro e dentro questo progetto c’è la cosa meno quantificabile ma la più apprezzabile e fondativa per ogni vero mercato del lavoro: la fiducia nell’altro e la spinta ideale verso il bene. E la cura per ciò che dell’uomo non è vendibile. Il suo valore intrinseco, il fatto che esista e si possa sentire amato; la gioia impagabile di sapere l’altro un po’ più felice. Ecco come commenta ancora Levatino:

«Abbiamo sentito il dovere di essere vicine alle donne più svantaggiate della nostra città – prosegue Levatino – per sostenerle in questo periodo così difficile. Si tratta di un piccolo contributo che offriamo anche come sperimentazione di un modello di accompagnamento all’inserimento nel mondo del lavoro di persone particolarmente fragili e in condizioni di grande difficoltà, attivando un “lavoro di squadra” tra diversi soggetti attivi nel nostro territorio. Tra le prime cinque donne entrate nel progetto c’è già una storia a lieto fine con un contratto di assunzione firmato, ma per tutte la formazione ricevuta significa un tassello importante per il loro futuro professionale».

Ibidem
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coviddonnelavoro

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