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Come trattiamo i poveri, ovvero Cristo?

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Piti Tangchawalit | Shutterstock

Claudio De Castro - pubblicato il 19/04/21

Una sera si è avvicinato a me e a mio figlio un uomo curvo, barbuto e molto sporco, vestito di stracci. Sapete chi era?

Andate e imparate che cosa significhi: “Voglio misericordia e non sacrificio”

Matteo 9

Una sera, qualche anno fa, abbiamo deciso di fare un giro in auto in famiglia. Ero fuori ad aspettare con mio figlio piccolo, Claudio Guillermo.

All’improvviso, ho visto uscire da dietro un albero molto frondoso un uomo curvo, barbuto e molto sporco, vestito di stracci.

Portava sulle spalle una borsa pesante. Mi ha guardato e ha iniziato a camminare verso il punto in cui mi trovavo con mio figlio.

La prima cosa a cui ho pensato sono state le parole che gli avrei detto perché non mi desse fastidio e proseguisse per la sua strada.

Un minuto dopo, in quella notte speciale in cui la luna illuminava la strada, l’uomo si è fermato qualche secondo davanti a me, ma non mi ha chiesto niente.

Un sorriso, uno sguardo e una benedizione

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Mi ha solo guardato negli occhi e mi ha rivolto un dolce sorriso, come quelli che fai quando incontri una persona molto amata.

Mi ha sconcertato e non ho avuto l’opportunità di scaricare su di lui le parole taglienti che mi ero preparato.

Il suo sguardo era puro, splendente, mi trapassava l’anima.

“Hai una bella famiglia”, mi ha detto dolcemente. “Dio te la benedica, vi curi e vi protegga”, ha concluso. E ha proseguito il suo cammino guardando a terra.

Chi era?

Chi era il povero vestito di stracci? Come aveva potuto avere tanta forza in quelle parole? Perché mi avevano colpito tanto?

Mio figlio piccolo mi ha fatto tornare in me, mi ha guardato e mi ha detto:

“Papà, devi dargli qualcosa!”

“Hai ragione”, ho detto vergognandomi.

Ho alzato lo sguardo e l’uomo era scomparso. Non c’era più.

Siamo saliti in auto e siamo andati a cercarlo. Abbiamo girato per gli isolati vicini e non lo abbiamo trovato.

In quel momento ho ricordato le parole di Sant’Alberto Hurtado, il santo cileno, sacerdote gesuita, che ha scritto:

“Oggi Cristo vaga per le nostre strade nella persona di tanti poveri afflitti, malati, sfollati dal loro misero rifugio. Cristo, rannicchiato sotto i ponti, Cristo nella persona di tanti bambini. Cristo non ha casa! Non vogliamo dargliela noi?”

“Quello che farete a uno dei piccolo lo fate a Me”, ha detto Gesù.

Il prossimo – soprattutto il povero – è Cristo in persona.

Quello che facciamo ai poveri…

Quello che farete al più piccolo lo fate a Me. Il lustrascarpe, la donna pidocchiosa è Cristo. L’ubriaco… non ci scandalizziamo: è Cristo.

Insultarlo, prendersi gioco di lui o disprezzarlo è disprezzare Cristo.

Quella sera ho riflettuto sulle sue parole “IL POVERO È CRISTO”, e mi sono ripromesso di non negare mai niente a chi me lo chiede.

Un’altra opportunità

Tempo dopo è accaduto di nuovo. Un uomo molto povero mi si è avvicinato e mi ha detto: “Non mangio da tre giorni. Ha qualcosa da darmi?”

Ho ricordato la mia promessa. Ho alzato gli occhi e davanti a me non vedevo più un povero, mal vestito e maleodorante. Vedevo Cristo che soffriva.

Gli ho chiesto di aspettare un momento, dicendogli che non ci avrei messo molto.

Sono salito a casa e gli ho preparato il panino migliore che potesse venirmi fuori, grande, sostanzioso, con insalata, pomodoro, prosciutto e formaggio, e l’ho accompagnato con un bicchiere traboccante di latte fresco.

Avevo fame”

Quando sono sceso mi stava aspettando in silenzio. Ha preso il panino enorme e lo ha morso, ha proseguito a mangiarlo e poi all’improvviso si è fermato. È scoppiato in lacrime guardandomi disperato, con grandi gemiti.

“AVEVO FAME”, diceva tra i singhiozzi. “AVEVO FAME”.

E io pensavo:

COSA FACCIAMO A CRISTO? COSA TI FACCIAMO, SIGNORE?

Fratello, oggi Dio ti chiede misericordia, empatia, amore e di non dimenticare mai che il povero, il bisognoso, il malato, l’abbandonato, il solitario è CRISTO che ti aspetta.

Dio vi benedica!

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