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Dad o Lead, poco cambia: ai bambini serve una presenza e io voglio esserlo

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Di fizkes|Shutterstock

Semplici scatti - pubblicato il 19/03/21

Per i bambini della scuola dell'infanzia si parla di LEAD, legami educativi a distanza: perché le esigenze dei più piccoli sono soprattutto affettive. L'esperienza di una maestra.

Di Francesca Centofanti

Un vuoto difficile da riempire

È di una tristezza infinita fare la Lead. (Il LEAD, sigla di “Legami Educativi a Distanza» sta a sottolineare che, per questo ordine di scuola, nido e infanzia, non è possibile parlare di didattica a distanza ma occorre partire dai bisogni affettivi e di relazione dei bambini di questa fascia di età. Ndr)
Stressa.
Non colma affatto il vuoto che in questo momento i bimbi stanno vivendo. Complica la vita. A loro, ai genitori, a noi, ai nonni, ai cani, ai gatti, ai canarini…

Potrei continuare la sfilza delle lamentele, Con le incavolature. Con la demoralizzazione, con la stanchezza.
Un elenco lungo una quaresima, per l’appunto.

Ecco la chiave

Ma una frase, proprio oggi, mi rimbomba nell’anima.
Una frase detta da una mia sorella di comunità, credo circa un decennio fa – ma con Dio funziona proprio così: Lui riesce a far tornare alla mente parole buttate nel dimenticatoio da un millennio; esattamente quelle parole, esattamente in quel momento (con me compie il miracolo da triplo salto carpiato, visto la memoria che mi ritrovo).

Ed eccola lì. Quella frase. Sale su come se l’avessi sentita tre minuti prima. Come un sussurro all’orecchio che si fa discernimento e scende al cuore:

“Il problema non è la situazione (per quanto critica e grave) che stai vivendo. Ma la risposta che dai a quella situazione”

diceva all’incirca così, non ricordo neanche quale santa lo dicesse
(i salti carpiati di memoria li fa solo Dio).

Le condizioni sono difficili, ma qual è la mia risposta?

Io non sono il mio problema.
Lui (il mio problema) sta lì. E mi guarda. In attesa di un urlo. Di una polemica. Di una lagna. Sta lì e aspetta solo che io stia male. Che mi arrabbi. Che mi deprima. Sta lì.

Invece, ecco, arriva quella frase.
E gli occhi scavalcano l’ostacolo.

– Cosa hai fatto oggi?

– Sono stata quattro ore a preparare la lezione per i miei bimbi che non possono andare a scuola. Ho cercato, montato, registrato, inventato, creato. Ci ho messo dentro tutto l’amore che ho. Tutti gli abbracci che gli vorrei dare. Tutte le risate che mi vorrei fare. E le lacrime che vorrei asciugare. Tutte le parole che gli vorrei dire.
Ci ho messo dentro tutto, per riempire anche solo un millimetro di quel vuoto che stanno vivendo.

Ed ecco la risposta.

Non lagne.
Non polemiche.
Non tristezza.

Solo tutto l’amore che ho per voi.
Per il mio lavoro.
Per la vita. Così, come arriva.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA SEMPLICI SCATTI

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