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La compassione ci mette in comunione con Dio dentro il mondo

BROTHER, SISTERS, HAND

Uesiba | Shutterstock

don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 10/02/21

La compassione è una forza dirompente: il nostro sguardo verso gli altri deve vincere la tentazione del male che si annida nel nostro cuore.

Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e intendete bene:
non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo».
Quando entrò in una casa lontano dalla folla, i discepoli lo interrogarono sul significato di quella parabola.
E disse loro: «Siete anche voi così privi di intelletto? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può contaminarlo,
perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va a finire nella fogna?». Dichiarava così mondi tutti gli alimenti.
Quindi soggiunse: «Ciò che esce dall’uomo, questo sì contamina l’uomo.
Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi,
adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza.
Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo». (Mc 7,14-23)

«Ascoltatemi tutti e intendete bene: non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo». Se non fossimo degli sprovveduti, oggi faremmo davvero tesoro di questa rivoluzionaria affermazione di Gesù. Passiamo la vita a voler mettere in ordine il mondo intorno a noi, e non ci accorgiamo che il disagio che proviamo non è nascosto nel mondo ma dentro ognuno.
Giudichiamo le situazioni, gli eventi e le persone che incontriamo dicendo loro “buono o cattivo”, ma non ci accorgiamo che tutto quello che ha fatto Dio non può mai essere male. Nemmeno il demonio, in quanto creatura è male. Sono le sue scelte che lo rendono male, non la sua natura creaturale. Egli rimane in sé un angelo, ma solo per sua libera scelta è decaduto. I teologi ortodossi dicono che l’apice della vita spirituale è la compassione. Essa ci mette talmente tanto in comunione con Dio che si arriva a provare compassione anche per i demoni. E questo che significa concretamente?
Che quello che di male non vorremmo dentro la nostra vita, non può mai venirci da qualcosa che è fuori di noi, ma sempre e comunque da ciò che scegliamo dentro di noi: «Ciò che esce dall’uomo, questo sì contamina l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo». È più facile dire “è stato il demonio”, oppure “me lo ha fatto fare il demonio”. La verità però è un’altra: il demonio può sedurti, tentarti, ma se fai il male è perché tu lo hai deciso di fare. Altrimenti dovremmo tutti rispondere come i gerarchi nazisti alla fine della guerra: non abbiamo responsabilità, abbiamo solo eseguito gli ordini. Il vangelo di oggi invece ci dice che proprio perché abbiamo responsabilità non possiamo dare a nessuno la colpa di ciò che di male abbiamo scelto o meno di fare.
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