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Il Papa: nel presepe c’è la tenerezza per essere vicini, anche se distanti

POPE FRANCIS ON CHRISTMAS

Alberto PIZZOLI | AFP

Vatican News - pubblicato il 23/12/20

Nell’antivigilia di Natale, Francesco dedica la catechesi dell’udienza generale ad alcune riflessioni per celebrare con maggior consapevolezza “la festa dell’amore incarnato”. In Gesù Dio si fa uomo per noi, spiega, possiamo “rimuovere il pessimismo” causato dalla pandemia, ed essere vicini nel contemplare “la luce che da’ senso all’esistenza umana e alla storia intera”

Il Natale “è la festa dell’amore incarnato”, in Gesù Dio si fa uomo per noi: possiamo “rimuovere dai cuori” il pessimismo causato dalla pandemia, e contemplando la Natività nel presepe, far “rinascere in noi la tenerezza”, che è la via che il Bambino ci mostra “per essere vicini, per essere umani” anche se la paura del contagio ci costringe “a stare più distanti”.

Una realtà che ci dona “gioia e coraggio”: Dio è uno di noi!

E’ il messaggio di gioia e coraggio che Papa Francesco manda, nell’antivigilia di Natale, a tutti gli uomini e le donne nella catechesi dell’udienza generale, tenuta ancora nella Biblioteca del Palazzo Apostolico per le misure di contrasto al contagio da Covid- 19. Sospendendo per l’occasione la serie di meditazioni sulla preghiera, il Papa offre a chi lo segue attraverso i mass media, alcune “brevi riflessioni” per “celebrare il Natale con maggiore consapevolezza”.

L’ angelo ai pastori: “E’ nato per voi un Salvatore”

Ricorda innanzitutto che “nella liturgia della Notte risuonerà l’annuncio dell’angelo ai pastori”, quel “Non temete, ecco io vi annuncio una grande gioia” per tutto il popolo: oggi, “è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore”. E il segno sarà, scrive Luca nel suo Vangelo, “un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”. Anche noi, come i pastori “ci muoviamo spiritualmente verso Betlemme”, ricorda Francesco, “dove Maria ha dato alla luce il Bambino in una stalla”, perché “per loro non c’era posto nell’alloggio”.

Il Natale: un fuoco perenne che Dio ha acceso nel mondo

Il Natale, sottolinea il Pontefice, “è diventato una festa universale, e anche chi non crede percepisce il fascino di questa ricorrenza”.

Il cristiano, però, sa che il Natale è un avvenimento decisivo, un fuoco perenne che Dio ha acceso nel mondo, e non può essere confuso con le cose effimere. È importante che esso non si riduca a festa solamente sentimentale o consumistica.

Una festa, aggiunge, “sequestrata” dal consumismo, “ricca di regali e di auguri ma povera di fede cristiana” e anche “di umanità”.

“Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”

Quindi Papa Francesco chiede di “arginare una certa mentalità mondana, incapace di cogliere il nucleo incandescente della nostra fede”, sintetizzato nelle prime parole del Vangelo di Giovanni. “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi – scrive l’evangelista – e noi abbiamo contemplato la sua gloria”, di “Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità”.  Eì questa la verità del Natale, chiosa, “non ce n’è un’altra”.

La drammaticità della storia e la bontà di Dio

Il Natale, prosegue il Papa, “ci invita a riflettere”, sia “sulla drammaticità della storia, nella quale gli uomini, feriti dal peccato”, cercano senza sosta verità, misericordia e redenzione, sia “sulla bontà di Dio”, che in Gesù “ci è venuto incontro per comunicarci la Verità che salva e renderci partecipi della sua amicizia e della sua vita”. E’ un dono di grazia che riceviamo nel Natale, festa di “semplicità e l’umanità”, che “può rimuovere dai nostri cuori e dalle nostre menti il pessimismo”, oggi diffuso a causa della pandemia.

Possiamo superare quel senso di smarrimento inquietante, non lasciarci sopraffare dalle sconfitte e dai fallimenti, nella ritrovata consapevolezza che

“quel Bambino umile e povero, nascosto e inerme, è Dio stesso, fattosi uomo per noi”

Dio è unito in Gesù ad ogni uomo, è uno di noi

Quindi Francesco ricorda che il Concilio Vaticano II, “in un celebre passo della Costituzione sulla Chiesa nel mondo contemporaneo”, ci dice “che questo avvenimento riguarda ognuno di noi” perché “con l’Incarnazione il Figlio di Dio” si è unito ad ogni uomo. “Ha lavorato con mani d’uomo – si legge nella Gaudium et spes – ha pensato con mente d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo”. “Dio, in Gesù, è uno di noi”: è una realtà, commenta il Pontefice, che “ci dona tanta gioia e tanto coraggio”.

Dio non ci ha guardato dall’alto, da lontano, non ci è passato accanto, non ha avuto ribrezzo della nostra miseria, non si è rivestito di un corpo apparente, ma ha assunto pienamente la nostra natura e la nostra condizione umana. E’ uno di noi, come noi. Non ha lasciato fuori nulla, eccetto il peccato: l’unica cosa che lui non ha. Tutta l’umanità è in Lui. 

La debolezza di Gesù ci rivela l’amore di Dio

Citando poi Sant’Agostino nelle “Confessioni”, Papa Francesco parla della “debolezza” dell’umile Gesù, che è un “ammaestramento”, perché “ci rivela l’amore di Dio”.

Il Natale è la festa dell’Amore incarnato e nato per noi in Gesù Cristo. Egli è la luce degli uomini che splende nelle tenebre, che dà senso all’esistenza umana e alla storia intera.

Prepariamoci meditando in silenzio davanti al presepe

Per prepararsi al Natale “con maggiore consapevolezza” il Papa indica “un modo alla portata di tutti”: meditare un po’ in silenzio davanti al presepe, che è “una catechesi” di quel giorno di più di duemila anni fa. E invita a rileggere la sua Lettera apostolica Admirabile signum, “Segno mirabile”, dedicata alla tradizione iniziata da San Francesco d’Assisi. Alla sua scuola,  suggerisce il Pontefice che ha scelto il nome del poverello, “possiamo diventare un po’ bambini rimanendo a contemplare la scena della Natività”, e lasciare….

“che rinasca in noi lo stupore per il modo “meraviglioso” in cui Dio ha voluto venire nel mondo”

che il Signore ci dia la grazia dello stupore, per incontrarlo, per avvicinarci a Lui, per avvicinarci a tutti noi. Questo farà rinascere in noi la tenerezza.

Bisogno di tenerezza e carezze umane, vicine a quelle di Dio

Papa Francesco sulla tenerezza racconta poi un recente dialogo “con alcuni scienziati” sull’intelligenza artificiale e sui robot. Alla sua domanda su cosa i robot non potranno mai fare, hanno concordato su una risposta: la tenerezza.

La tenerezza umana che è vicina a quella di Dio. E oggi abbiamo tanto bisogno di tenerezza, tanto bisogno di carezze umane, davanti a tante miserie! Se la pandemia ci ha costretto a stare più distanti, Gesù, nel presepe, ci mostra la via della tenerezza per essere vicini, per essere umani. Seguiamo questa strada. Buon Natale! 

L’originale su Vatican News

Tags:
catechesinatalepapa francescoudienza generale
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