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Attenti a non vivere un “Natale pagano”. I consigli di Madre Canopi

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 11/12/20

La storica abbadessa del monastero “Mater Ecclesiae” di Orta San Giulio, ci suggerisce nei suoi scritti cosa fare per vivere il Natale in modo autentico. E racconta come lei lo viveva da bambina

Consigli per vivere un Natale cristiano di Madre Anna Maria Canopi (1931-2019). Perchè oggi il rischio è di trasformare questo evento in una festività pagana, non più autentica come quella vissuta sin da bambina dalla storica abbadessa del monastero Mater Ecclesiae dell’Isola di San Giulio sul lago d’Orta, in Piemonte.

“La venuta di Gesù è la carezza di Dio all’umanità”

«Anche i cristiani più ferventi corrono il rischio di viverlo in modo pagano – avvertiva nei suoi scritti Madre Canopi». Ma «Gesù è venuto per cancellare tutte le diversità e tutte le distanze e per unire sempre di più tra di loro tutti gli uomini», e la sua venuta è la carezza di Dio all’umanità.

Queste parole – riporta Avvenire (10 dicembre) – che ciascuno dovrebbe scrivere dentro di sé, nei luoghi e nelle relazioni che vive, sono tratte dalla raccolta d’inediti Il Natale del cuore (Palumbi) di Madre Canopi.

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Un impegno ascetico

«Vivere il Natale da cristiani – scriveva la religiosa benedettina – significa ritrovare uno stile di vita semplice, umile, povero, che lasci spazio alla gratuità dell’amore e del servizio. Ciò comporta un serio impegno ascetico per non adeguarsi alla moda del Natale consumistico. Per rinunziare al superfluo in favore di chi non ha il necessario, per non dare soltanto qualcosa, ma – sull’esempio di Gesù Cristo – farsi dono a tutti, senza misura».

“Occorre svegliarsi dal torpore”

«Occorre svegliarsi dal torpore dell’indifferenza – osservava Madre Canopi – e aprirsi ad accogliere il dono di Dio con fede schietta, con spirito di gratitudine, con stupore di gioia. Bisogna assumere interiormente ed esteriormente lo stile di vita che fu proprio di Gesù, Figlio dell’Eterno Padre, nato uomo, in estrema povertà, dalla Vergine Maria».

«Gesù è venuto sulla terra, tutto il cielo è sceso sulla terra… cielo e terra non sono più divisi ma uniti, e questo è il Natale, cioè la nuova vita la nuova nascita».




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Il Natale vissuto dalla piccola Anna Maria Canopi

La Abbadessa del monastero “Mater Ecclesiae”, in una intervista di qualche anno fa, raccontava il Natale che lei viveva da bambina. «Nell’infanzia – ricordava Madre Canopi – il Natale per noi era “la grande festa”. Da un anno all’altro il cuore vi si preparava caricandosi di desideri e di emozioni fino ad arrivare alla vigilia con il fiato sospeso. La mamma, con la sua fede semplice e la sua vena poetica, ci diceva che Dio facendosi bambino scendeva dal cielo, dalle stelle, per nascere in una povera capanna. Ci commuovevamo fino alle lacrime pensando a Maria e a Giuseppe stanchi e infreddoliti in viaggio verso Betlemme dove, al loro arrivo nella notte, nessuno li voleva ospitare… una storia di poveri che ci coinvolgeva come se fosse proprio stata di quel momento».

madre canopi monastero
Alessandro Vecchi|Wikipedia|CC BY-SA 3.0

L'isola di San Giulio con il monastero dove ha vissuto fino alla sua morte Madre Canopi.

“La notte delle cose più insolite e meravigliose”

Il fascino della Notte di Natale «era tuttavia ben diverso da quello di una notte di fiaba. Ciò che accadeva nella Santa Notte era semplicemente la realtà più grande della vita, della nostra vita. Tutto era vero. Vero il fatto che nel momento in cui Gesù Bambino nasceva a Betlemme, dal cielo si precipitavano sulla terra schiere di angeli con gran fremito d’ali».

«Nella Notte Santa – rammentava la religiosa – succedevano le cose più insolite e meravigliose: le stelle, ad esempio, sorridevano e si avvicinavano, come gli angeli, alla terra fino a sfiorare i tetti e le cime degli alberi; gli animali parlavano, l’acqua cantava e si illimpidiva. Tutte le creature, insomma, partecipavano con gioia alla venuta del loro Creatore. Ma tutto questo era ancora soltanto la cornice del grande evento».




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Il Bambino nel presepe

A fare la festa del Natale, continuava Madre Canopi, «era proprio lui, il Bambino! In casa nostra non si faceva né albero, né presepe. Per me e per i miei fratellini c’era solo il Bambino della Chiesa parrocchiale che a mezzanotte veniva messo nel presepe e che al termine della Messa il parroco porgeva al bacio dei fedeli. Momento emozionante! Ci si credeva davvero e tutti ne eravamo “presi”, anche i grandi: lo si sentiva».

L’Eucaristia e i piedi nudi

«Questi andavano pure alla balaustra per ricevere l’Eucaristia ma noi piccoli aspettavamo di poterci sollevare in punta di piedi – o di essere sollevati da qualcuno – per baciare i piedini di Gesù Bambino. I piedini nudi. Ecco su che cosa si polarizzava la mia attenzione. Quei piedini li sentivo vivi, infreddoliti… ne provavo insieme struggente tenerezza e pena, sapendo che un giorno sarebbero anche stati inchiodati alla croce. Perciò nel tornare a casa l’affondare i miei piedi nella neve e il sentirli pungere fino allo spasimo per il gelo, era un modo normale di provare quello che soffriva Gesù. Tale esperienza – concludeva Madre Canopi – faceva parte della gioia natalizia, una gioia che sbocciava nel cuore dell’inverno ed era così povera da avere i piedini nudi…» (www.santalessandro.org, 21 dicembre 2017).




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