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Sacerdote con un cancro terminale: perde gli occhi, ma non perde la fede

Jesús V. Picón - pubblicato il 26/11/20

La Madonna di Guadalupe

Cosa significa per lei la Vergine Maria, la Madonna di Guadalupe? Ama un’invocazione in particolare?

La Madonna di Guadalupe. Fin da piccolo mia madre mi ha insegnato a recitare il Rosario, a pregare la Madonna di Guadalupe, ad avere un suo quadro. Qui, nella mia stanza-ufficio, ne ho uno grande.

La Vergine Maria è stata la “colpevole” del fatto che sia diventato sacerdote, perché ho avuto una madre che recitava tutti i giorni il Rosario per me quando ero in seminario. Credo che sia stata la Vergine a far sì che passassi dai graffiti e le bande ad essere sacerdote.

Come ha funzionato la recita del Rosario nella sua vita quotidiana? Sappiamo che i sacerdoti sono molto tentati, molto attaccati… Come ha funzionato per lei?

Uno, contro le tentazioni della carne, e due contro la tristezza, soprattutto nella tappa della malattia; in ospedale ero circondato da puro dolore, gente che si lamentava… In quelle condizioni è facile cadere in depressione. Ma Dio me ne ha liberato perché ho avuto il Rosario; e recitavo anche al Coroncina, tutti i giorni, 2 o 3 volte al giorno. Il Rosario mi ha sostenuto, soprattutto nei momenti di tristezza. Per questo rappresenta per me qualcosa di fondamentale nella vita.

Quanto al sacramento della Confessione, come si descriverebbe come confessore?

In base all’esperienza personale quando mi confesso, confessando gli altri cerco di essere misericordioso. Quando qualcuno si viene a confessare, in genere recito prima una preghiera, chiedendo a Dio di aiutarlo a fare una buona Confessione e a ottenere il perdono e la pace.

Cerco di capirlo, di mettermi nei suoi panni. Se qualcuno ha commesso un peccato grave, non serve a niente gridare e rimproverarlo, lo annienterebbe. Cerco di provare empatia nei confronti di quella persona.

E la mia esperienza è stata gratificante. Adoro sedermi a confessare, perché ho avuto la gioia di avere un buon confessore, e non voglio che qualcuno si veda privato del fatto di avere un buon confessore. Per questo cerco di essere misericordioso, come il Padre è stato misericordioso con me.

Parlare con Papa Francesco

Se avesse l’opportunità di parlare con Papa Francesco, cosa gli direbbe?

Gli direi che sono contento che sia un Papa americano, di non avere paura di chi lo attacca, di continuare ad essere fedele all’incarico che il Signore gli ha affidato, e soprattutto di continuare ad essere misericordioso con la Chiesa; che quando vede un figlio caduto deve guardarlo con occhi di misericordia.

Mi emozionerebbe ascoltare la sua voce e sapere che mi imparte la sua benedizione apostolica.

Sente questi mesi di vita come una condanna?

No. Preferisco un ministero breve ma santo che lungo e mediocre. E il tempo che Dio mi dà lo vivrò al massimo. Cercherò di viverlo felicemente, con un sorriso sul volto. Se la vita mi volta le spalle pazienza. Cercherò di vivere in santità, e voglio arrivare in Cielo così.

Non la vedo come una condanna. L’ho già detto, questo è quello che dicono i medici, ma se Dio vuole avrò ancora 200 anni di sacerdozio davanti.

Sta quasi per arrivare il Natale. Come lo vivrà?

Credo che lo vivrò con molta tranquillità e pace. Dio mi doni ciò che vuole, ma quello che chiederò al Bambino Gesù è una notte tranquilla in comunione con i miei fratelli; ovunque io sia, chiedo di poter celebrare il Natale con la mia famiglia degli Apostoli della Parola, con tranquillità e pace.

Chiederà qualcosa ai Re Magi?

Sì, di chiedere al Bambino Gesù di aiutarmi ad essere santo. Non voglio scorciatoie. È l’unica cosa che chiedo loro.

La verità è che la mia richiesta finale è che Dio mi permetta di morire con gli ausili spirituali di un sacerdote. Signore, non lasciarmi andare, fammi soffrire finché arrivi un sacerdote e mi dia gli ausili spirituali completi. Voglio tutto: pacchetto premium, completo!

Sua madre è ancora viva? Cosa le dice?

Mia madre è morta di cancro nel 2013. Parlo con lei nelle mie preghiere, e le dico: “Mamma, tu hai avuto il cancro e ora tocca a me. Si vede che è di famiglia”.

Mio padre è ancora vivo, sta ad Acapulco. Se Dio vuole lo rivedrò, perché tornerò in Messico.

Alla fine dell’anno?

Dipende da quello che dicono qui i medici, e dai documenti. Ho bisogno che mi autorizzino il viaggio e mi diano la cartella clinica, perché dovevo sottopormi al primo ciclo di radiazioni e chemioterapia, ma visto che ci ho rinunciato si deve compilare il documento di rinuncia. I medici mi hanno detto che le radiazioni non cureranno niente, ma hanno pensato di darmela perché sentissi che mi stavano facendo qualcosa. Ma non c’è bisogno che mi mentano.

Cristo è la speranza

Sta officiando la Messa tutti i giorni?

Non tutti i giorni: a volte concelebro, altre volte devo partecipare con il popolo. Più di una volta sono dovuto uscire perché ho avuto una forte crisi di dolore mentre concelebravo.

Sulle reti sociali chiedono molto di lei. In Messico, ad esempio, c’è tanta gente che le vuole bene, e anche in Oklahoma e in tutti i luoghi in cui è andato in missione. Cosa vuole dire, soprattutto al Messico?

Cristo è la speranza. Tutto con Lui, niente senza di Lui. Non possiamo pretendere che tutto riesca solo con la forza dell’essere umano; facciamo qualcosa, ma senza Cristo non arriviamo alla pienezza.

E per questo Cristo ci ha lasciato la Sua chiesa. Può avere delle crepe, ma è la nostra amata Chiesa. Si ama la propria madre anche con le rughe, anche quando è anziana.

Grazie mille a tutti coloro che hanno pregato per me. Sono migliaia le persone che pregano per me, ad esempio in Europa: in Germania, Italia, Portogallo. Fratelli che neanche mi conoscono e che pregano per la mia salute. Grazie di cuore.

Non dimentichiamo che è fonte di orgoglio appartenere alla Chiesa che Cristo ha fondato, che è la Chiesa cattolica. Difendiamo la verità con amore, con carità, ma senza rinunciare alla verità. Dice Benedetto XVI “Carità nella verità”. Non bisogna mai rinunciare alla verità.

Ai miei fratelli messicani, che stanno vivendo il caos politico-sociale, dico di fare appello al Vangelo: il Vangelo sia sempre la regola, la misura; non è il Vangelo che deve adattarsi a noi, ma noi che dobbiamo adattarci al Vangelo. La nostra vita sia così in tutti gli ambiti sociali; gli imprenditori siano veri cristiani nella loro impresa, lo studente lo sia a scuola, l’operaio nel suo lavoro, la madre in casa o al lavoro. Magari fossimo in grado di influire sulla società! Dio benedica tutti noi, e speriamo un giorno di poter condividere insieme l’Eucaristia in Cielo.

Lì potrò vedere, lì non ci sarà pianto né dolore. In Cielo ci saranno gioia e pace, e la nostra patria è quella, non questa qui. Questo è il mio messaggio.

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